Una scintilla di luce, parte 5

Gli occhi di Kentel si aprirono più lentamente di quanto si aspettasse. Il colpo che aveva avvertito alla schiena in altre situazioni lo avrebbe messo immediatamente in guardia, ma in quel momento… si sentiva strisciare. Vide il blu del cielo, è questo era almeno un segnale positivo. Non era all’interno di qualche cella. Le sue orecchie catturarono il verso dei gabbiani, mentre sotto di sé sentiva un qualcosa di morbido. Provò a tastare con le mani che scoprì avere libere. Sabbia.

‘Siamo naufragati in una spiaggia? Beh, almeno sono ancora vivo…’

Ripensò a Relance solo per un breve istante, poi iniziò a guardarsi intorno cautamente, cercando di non far scoprire agli altri sopravvissuti che era sveglio. Spostò lo sguardo sulla sua destra. Un elfo della notte camminava al suo fianco, con le vesti strappate in più punti, oltre a presentare un taglio piuttosto lungo sul braccio sinistro, chiare conseguenze del naufragio. Ma ancora di più fu ciò che era legato alla cintola di quel kaldorei ad attirare lo sguardo dello sciamano. Staccata ormai dal corpo, con dipinta un’espressione orrenda, penzolava la testa del troll Jar’sen.

“Non ho mai visto una tempesta venir fuori dal nulla come quella lì!”

Il sole impediva al draenei di guardare chi lo stava trascinando per le zampe, ovvero lo stesso kaldorei che aveva parlato.

“Queste acque sono sempre più pericolose…” Osservò un altro elfo della notte che Kentel non riusciva a vedere. “Non mi stupirei se fosse opera di quei bastardi abomini dei naga.”

“Ma questo dobbiamo per forza portarcelo fino ad Hyjal? In nome di Elune, è un bestione! Non potremmo lasciarlo qui agli avvoltoi? Siamo perfino finiti nei Regni Orientali!” Chiese quello che lo stava trascinando.

“Tyrande lo vorrà vivo”, rispose il kaldorei davanti. “Che ci pensi lei a staccargli la testa.” Risero.

A Kentel quella prospettiva non piacque affatto. Avrebbe voluto spiegare quello che era successo, ma lo avevano e stavano ancora trattando come un condannato a morte. Alzò la testa più che poté, cercando di guardare cosa ci fosse davanti. La fine della spiaggia non era lontana, e il gruppo avrebbe poi imbroccato un sentiero che si perdeva all’orizzonte, costeggiato da un boschetto sulla sinistra. Non c’erano case o accampamenti in vista, se non un piccolo mulino. Kentel si chiese dove si trovasse.

‘Relance aveva detto di vederci a Riva del Sud… Magari mi trovo a Colletorto?’

Era una speranza più che una convinzione. E proprio mentre pensava a quella speranza, vide una grossa pietra alla sua destra in avvicinamento. Mosse la mano cercando di non farsi notare dai suoi custodi.

‘Non vorrei ma… Se non faccio nulla finirò morto…’

Si concentrò per non mancare la presa. Non poteva permetterselo. Al momento giusto serrò la mano, pregando di non mancare quella che poteva essere la sua unica salvezza. Fortunatamente lo sciamano calcolò bene il tempo ed afferrò la saldamente la pietra.

‘Dovrò essere veloce…’

Mettendoci tutta la forza che riuscì a raccogliere nel suo braccio, Kentel scagliò la pietra contro l’elfo che lo stava trascinando, colpendolo alla testa. Il kaldorei cadde in ginocchio, portandosi le mani sulla nuca. Stava perdendo sangue. Le zampe dello sciamano caddero a terra in un tonfo, procurando al draenei una fitta di dolore che cercò in ogni modo di ignorare. Cercò quanto più velocemente potesse di canalizzare il potere del fuoco nelle sue mani, emettendo un piccolo dardo che bruciò la corda che glie teneva legate le zampe. Si rimise in piedi mentre su di lui si avventavano gli altri kaldorei che avevano sguainato spade e daghe, alcuni davanti a lui, altri dietro.

L’attenzione di Kentel si rivolse all’elfo alla sua destra, quello alla cui cintola penzolava la testa di Jer’sen. Dalla mano destra del draenei scaturì un turbine di vento che sbalzò l’aggressore a qualche metro di distanza. Si voltò di scatto alla sua sinistra per affrontare un altro kaldorei che si stava avventando su di lui con una daga serrata in mano.

Lo sciamano cercò di nuovo l’aiuto del fuoco, ed un getto incandescente colpì l’elfo della notte, costringendolo in ginocchio in un grido di agonia. Altri tre stavano avanzando verso di lui, e Kentel, sofferente per gli sforzi già profusi, cercò di raccogliere altro potere magico, pregando gli Elementi affinché non lo abbandonassero proprio in quel momento. Cercò di muoversi verso i suoi avversari, ma sentì nuovamente qualcosa che gli bloccava le gambe. Abbassò lo sguardo e vide delle radici spinose attorcigliarsi sulle sue zampe e salire sulle sue gambe. Kentel sentì le spine conficcarsi sulla pelle, il sangue caldo iniziare a scorrere. Soppresse il dolore in una smorfia, cercando di non perdere la concentrazione mentre i suoi occhi andarono alla ricerca della fonte di quelle radici. La trovò dopo qualche istante nella figura di un kaldorei fermo più indietro rispetto agli altri tre davanti a lui. Capì subito che si trattava di un druido.

Kentel lottò con tutte le sue forze, cercando di forzare le radici e liberarsi, ma l’unico risultato che ottenne fu quello di far penetrare le spine ancora più in profondità. I tre aggressori gli erano quasi addosso, quando il draenei vide qualcuno che mai si sarebbe aspettato, sbucare fuori dal boschetto.

Una figura demoniaca fece la sua comparsa tra gli alberi, dirigendosi a gran velocità verso Kentel e i Kaldorei. Non era un demone comune, aveva invece una forma umanoide e… femminile.

Dalla schiena della figura uscivano due ali nere le cui piume sembravano bruciare di una fiamma nera. Le braccia erano quelle di una donna fino all’avambraccio, da lì in poi diventavano molto più grandi di quel che avrebbero dovuto essere, con le mani che terminavano due artigli neri. Il torace, in tutto e per tutto quello di una donna, veniva abbracciato da entrambi i lati da una striscia viola, simile ad una fiamma, la quale finiva la sua corsa su quelli che avrebbero dovuto essere i seni ed il basso ventre della figura demoniaca. Il volto aveva un’espressione folgorata, con i capelli dello stesso colore della fiamma che abbracciava il corpo che sembravano spuntoni. Gli occhi erano come due perle avvolte da scariche di un fulmine bianco.

Il demone femmina raggiunse a gran velocità i presenti, balzando sul druido e squartandolo con gli artigli. Il sangue schizzò in tutte le direzioni, finendo anche sulle labbra del demone, che se lo leccò via. La morte dell’elfo della notte liberò Kentel, il quale si mosse subito per affrontare gli altri kaldorei, compresi quelli che da dietro lo stavano attaccando e quelli davanti che nel frattempo si erano girati per occuparsi del demone. Ma il draenei non riuscì ad incanalare un singolo incantesimo, che le fiamme ardenti del demone avevano già incenerito i suoi avversari. In pochi secondi, il demone femmina aveva carbonizzato cinque elfi della notte e squartato un altro. Poi, restò fermo davanti allo sciamano. Questi si mosse cautamente, con la magia degli Elementi ancora pronta ad essere lanciata.

“Vattene via, bestia immonda! Quel che hai fatto non ti salverà dalla mia magia!” ruggì Kentel.

Ma il demone non si mosse. Lo guardò, e il draenei avrebbe giurato che quegli occhi saettanti si stessero divertendo. Passò solo qualche attimo, prima che la figura demoniaca tornasse ad assumere la forma di una nobile oscura sotto gli occhi stupefatti di Kentel.

“Alucarynn?!” Era sorpreso, mai avrebbe pensato di trovare proprio lei in quel posto ed in quel momento.

“Se proprio vuoi attaccarmi, fallo con l’acqua, almeno mi rinfresco un po’!” La nobile oscura lo stava guardando divertita mentre il suo corpo nudo emetteva fumo. “Non è bello assumere la forma demone, sai? Mi si bruciano tutti i vestiti ogni volta, vedi?” Fece un giro in tondo sul posto. “E tu mi ringrazi così?”

Kentel restò qualche secondo imbambolato, poi con sorprendente velocità afferrò una veste da un cadavere di un elfo della notte poco distante e la lanciò alla nobile oscura.

“T-tieni vestiti!” Le intimò mentre si girava dall’altra parte, anche se la voce gli uscì meno autoritaria di quanto avrebbe voluto. “Da quando ti ho conosciuta, ti ho vista più nuda che vestita, maledizione!”

Alucarynn rise. “E te ne lamenti? Sarebbe il sogno di molti!”

Kentel non le diede corda. “Che ci fai qui? Dove sono gli altri?” Chiese mentre guardava i resti della nave kaldorei galleggiare in lontananza.

“Abbiamo seguito la nave dopo che ti hanno catturato”, rispose la strega mentre indossava una tunica color sabbia. “Avevamo intenzione di liberarti una volta sbarcato a destinazione, per non creare incidenti diplomatici spiacevoli, ma quella tempesta improvvisa ha cambiato i piani. Siamo finiti a Tirisfal e da lì, non vedendo traccia della nave dei fottuti Kaldorei, ci siamo divisi per cercarti.” Sbuffò. “Questa comunque mi sta larga!”

Capendo che aveva finito, Kentel si voltò nuovamente verso Alucarynn.

“Te la farai andare bene fino al prossimo villaggio dove potrai comprare dei vestiti adatti mentre torni da Cadun e Reyra.” Disse in tono risoluto. “Piuttosto, dove siamo?”

“Nelle Terre Infette Occidentali, ma… non ho ben capito quello che hai detto… Che hai intenzione di fare?”

“Hai capito benissimo invece”, rispose Kentel mentre superava Alucarynn e si metteva in cammino. “Torna dagli altri e andate a casa, vi ho coinvolti e fatto rischiare abbastanza.”

La nobile oscura era incredula. “Cosa?!”, disse mentre rapidamente tornava a mettersi davanti Kentel. “Non parlerai sul serio! Ti ricordo che anche un mio amico ha quello strano marchio che hai tu e tutti abbiamo scelto liberamente di seguirti e aiutarti! E tu ora vuoi fare tutto da solo?”

“Esattamente!” replicò lo sciamano fissando con occhi duri la strega. “Per poco non vi facevo ammazzare, mi è bastata una volta. Risolverò questo problema da solo.”

Alucarynn replicò subito. “E per poco non ti facevi ammazzare TU, se non fossi stata qui per caso!” Si mise le mani ai fianchi. “Non è solo un tuo problema, e non è qualcosa che puoi risolvere da solo, meglio che te lo metti in testa.” Si voltò dando le spalle al draenei, scrutando l’orizzonte. “Gli altri sono più a sud di qui, andiamo a cercarli?”

Kentel sbuffò. “Io devo andare alle rovine di Riva del Sud. Ho un debito da saldare.”

L’elfa tornò a guardarlo con aria stranita. “Un debito?”

“Si, ti sembrerà strano ma…” lo sciamano restò qualche secondo in silenzio, pensando all’assurdità che stava per dire. “Un altro draenei, lo stesso che ha detto a me e Cadun che avremmo trovato Reyra a Suramar mi ha… salvato provocando il naufragio.”

“Cosa?! Ma stai scherzando?!” all’elfa veniva da ridere. “Nessun mortale potrebbe causare una tempesta simile! Ti avrà preso in giro…”

“Non lo so, fatto sta che mi ha detto che se avessi contraccambiato il favore, mi avrebbe liberato.” Si guardò intorno. “Ed ora a quanto pare sono libero.”

“Strano modo di liberare, direi!” obiettò Alucarynn.

“Non importa, ho dato la mia parola ed intendo rispettarla, sono un dreanei onorevole.”

La nobile oscura fece un gesto insofferente con la mano. “Si, si, risparmiati il sermone…. Le rovine di Riva del Sud però sono un po’ distanti da qua, dovremmo fare un po’ di strada… Magari possiamo approfittarne per bere qualcosa in qualche villaggio!” Ora era entusiasta.

Dal canto suo, Kentel si stava già innervosendo. “Alucarynn, te lo dico subito, non ho alcuna intenzione di farti da babysitter! Io non sono Reyra…”

La strega si mise in marcia. “Per prima cosa so badare a me stessa, come hai potuto vedere, e no, non sei Reyra… Lei ha un culo più bello del tuo. Dai, andiamo!”, lo incitò.

‘Sarà un viaggio lunghissimo…’ pensò Kentel mentre iniziava a camminare anche lui per non perdere il passo.

“Non ti credevo capace di… questo”, ammise mentre oltrepassava i cadaveri ridotti a carbone.

“Do l’idea di essere un’elfa diversa, vero?” domandò lei con voce fintamente innocente.

“Non che tu faccia altro per smentire quell’idea.” Gli occhi del draenei si posarono sul corpo del druido squartato in due. “Non di solito almeno.”

Alucarynn rise divertita. “Dovrei risponderti con una massima di Reyra!”

“Sarebbe?” La nobile oscura si voltò verso di lui, senza però fermarsi.

“Se ti guardano le tette invece degli occhi, è il momento giusto per mandarli a fanculo!”

I due improbabili compagni arrivarono così all’inizio del sentiero.

“Ci fermeremo brevemente a Hearthglen, per i vestiti e rifocillarci un po’.” Disse Kentel mentre superavano il mulino a vento.

“Insieme?” Alucarynn sembrava stranamente contraria a quell’idea.

“Che c’è? Hai paura che ci prendano per una coppia?” per una volta il draenei volle fare lui il sarcastico.

La nobile oscura rispose con altrettanto sarcasmo. “Oh si, guarda, in mezzo a quei bastardi dell’Alleanza, gente che ti vuole uccidere a vista, altri che odiano gli elfi, o magari qualche ribelle, per non farci mancare niente! Ti vien proprio voglia di aprire le gambe!” Concluse ridendo.

“L’hai presa davvero a cuore questa cosa dei ribelli e i lealisti, eh? Anche a Suramar con quell’orco non sei stata tenera…”

Alucarynn non rispose subito. E quando lo fece, Kentel notò che la voce della strega nobile oscura aveva un tono diverso. L’elfa era seria, come mai lo sciamano l’aveva sentita da quando l’aveva conosciuta. Non c’era scherzo, malizia, sarcasmo, ma… rammarico, tristezza, un filo di rabbia.

“La verità è che a volte mi sento più stronza di loro. Li biasimo e li insulto per come ci trattano come se io poi non li trattassi allo stesso modo.” Sorrise amaramente. “E dire che siamo nella stessa fazione…”

Kentel fu colpito da quelle parole che non si aspettava dalla nobile oscura. Tentò di dirle qualcosa.

“Alucarynn, non devi…”

Ma l’elfa lo interruppe con un gesto della mano. “Lascia stare, Kentel. È stata una giornata particolarmente intensa oggi. Voglio solo andare ad Hearthglen, farmi un bagno… e ubriacarmi.”

Poi si mosse velocemente in avanti, distanziando lo sciamano, dirigendosi verso l’orizzonte.

Illustrazione in evidenza di Daniele Montella