Una scintilla di luce, Parte 3

L’abitazione del tauren era una magione più che una casa. Circondata da un immenso giardino adornato da numerosi alberi e fontane, Kentel, Cadun, Reyra ed Alucarynn rimasero impressionati da tanta magnificenza. Il gruppo vide anche giardinieri all’opera, con una particolarità che li accomunava. Erano tutti elfi. Della notte, del sangue, nobili oscuri del luogo, ma tutti elfi. Cadun fu forse quello che venne più colpito da quella vista.

“Il tipo che abbiamo visto alla bacheca di Suramar ha detto che questo Xly è un tauren”, disse mentre continuava a guardarsi intorno. “Eppure il mio popolo non è avvezzo ad opulenze e dimore come questa. Mi chiedo come un tauren possa vivere in un posto così senza sentire il richiamo della Madre Terra…”

“Magari quel tizio vi ha mentito”, gli rispose la paladina Reyra davanti a lui. L’elfa guidava il gruppo lungo il viale che portava alla porta d’ingresso della magione. “Non ci sarebbe certo da stupirsi…”

“E che motivo ne avrebbe avuto? A che pro dirci che è un tauren?” Chiese Kentel. Il draenei si trovava vicino al compagno sciamano, dietro all’altra coppia formata dalle due elfe.

“Perché di questi tempi non sai mai a chi credere. Ho sentito tanti affermare una cosa e poi fare l’esatto contrario. O contraddirsi da un giorno all’altro.”

“A chi ti riferisci?” chiese Kentel.

A quella domanda Alucarynn scoppiò a ridere. “Non hai mai visto quei profeti dell’Ora del Crepuscolo che vanno girando per Azeroth?” disse girandosi verso il draenei.

“Ah sì, ci è capitato qualche volta di sentire qualcuno di loro”, affermò lo sciamano.

“Vanno dicendo che presto Azeroth verrà distrutta e che i suoi leader sono tutti corrotti e malvagi”, confermò Cadun. “Non siete d’accordo con loro?”

“Non sarò mai d’accordo con chi vende ipocrisia”, affermò con una punta d’orgoglio Reyra. “Oggi parlano male dell’Alleanza, domani dell’Orda, il giorno dopo ancora dicono che Azeroth fa schifo e deve essere distrutta. Continuano a ripetere che bisogna ritirarsi, espiare i peccati in attesa della fine. Eppure loro sono sempre lì, a parlare di quello che dicono di disprezzare, a dire un mucchio di stronzate a persone che in realtà gli servono solo per accrescere il proprio ego.” Fece una pausa ispirando. “Ipocriti”, concluse poi con un misto di rabbia e tristezza nella voce. “Ipocriti del cazzo.”

“Ma loro sono così sinceri… Così sinceri…” disse poi Alucarynn in tono canzonatorio, prima di ridere di nuovo.

Quando quella discussione si esaurì erano ormai davanti alla porta della magione. Una porta in legno pregiato di un colore scuro. Dalle finestre si vedevano luci accese sia al piano terra che a quello superiore. Kentel bussò. Passò qualche secondo prima che la porta si aprisse cigolando. Davanti al gruppo comparve un umano di mezza età, dai corti capelli corvini e gli occhi grigi. Era di corporatura esile, con indosso una camicia bianca e delle brache di velluto nero. Dal viso sembrava una persona gentile.

“Chi siete? Cosa vi porta qui?” Anche il tono di voce era affabile.

“Siamo qui per l’annuncio affisso a Suramar”, rispose il draenei. “Ci hanno detto che potevamo trovare Xly qui.”

L’uomo sembrò contento di sentire quelle parole.

“Oh, che bello sentirvi dire questo!” esclamò. “Prego, entrate pure!”

La porta si aprì completamente ed il gruppo entrò. L’uomo fece subito cenno di seguirlo. “Lasciate che vi mostri la stanza degli ospiti. Sapete, è da un po’ che nessuno risponde a quell’annuncio.”

Si incamminarono in un lungo corridoio dopo aver superato la stanza d’ingresso, un’ampia camera con una scala centrale che poi si ramificava in due rampe, una a destra e una a sinistra che portavano al piano superiore. E poi quadri, tappeti, busti in marmo, candelabri elaborati in argento. Sembrava la casa di un nobile.

E la stanza degli ospiti non era da meno. Quando l’umano aprì la porta, quello che il gruppo si trovò davanti fu una camera riccamente arredata. Sul lato opposto c’erano due finestre una accanto all’altra, separate da un busto in marmo di… Arthas Menethil.

Dopo che tutti si trovarono dentro, l’uomo si congedò con un inchino. “Il Signor Xly sarà presto da voi. Intanto, potete rifocillarvi al tavolo che vedete lì.” Indico il centro della stanza, in cui vi era una tavola abbondantemente piena di cibo e bevande. Pesce, carne, vino.. c’era di tutto. Alucarynn non se lo fece ripetere due volte.

“Portate altro vino che questo non durerà molto!” Disse mentre era già a versarsi un calice.

L’uomo sorrise. “Naturalmente, signorina, naturalmente…” Andò via, chiudendo la porta dietro di sé.

Il busto in marmo non era l’unica cosa che raffigurava l’ex Re dei Lich nella camera. Videro anche quadri raffiguranti il decaduto Principe di Lordaeron.

“Questo Xly ha il gusto dell’orrido” affermò Reyra mentre si appoggiava ad una parete. Kentel si sedette in un angolo, pensieroso, mentre Alucarynn era sempre al tavolo impegnata tra bere vino ed assaggiare il cibo.

“Avrà il gusto dell’orrido, ma in fatto di vino è certamente un esperto!” Esclamò la nobile oscura, mentre svuotava il terzo calice. “Assaggiate un po’ questo, è buonissimo! Mi devo ricordare di ringraziarlo per questa ospitalità!” Si stava riempiendo il quarto calice.

L’elfa del sangue la guardò. La fiamma dei candelabri accesi le illuminava i capelli vermigli. “Te lo vuoi portare a letto?”

Alucarynn si voltò verso di lei per risponderle. “È più probabile che lui voglia portarsi a letto me. In caso vuoi unirti?”

Reyra si limitò a sbuffare e scuotere la testa, abbassando lo sguardo a terra.

Intanto, Cadun si era portato proprio vicino alla guaritrice, appoggiandosi al muro, vicino a lei. Parlò a bassa voce, cercando di non farsi sentire.

“È sempre stata così?”

Reyra rialzò lo sguardo e lo fissò per qualche secondo. “Perché ti interessa?”

Il tauren non si aspettava quella domanda. Rispose nel modo che gli sembrò più naturale. “Sono curioso.. e poi mi piace capire di più delle persone.” Quello era uno dei tratti dominanti della personalità di Cadun. La voglia di scoprire, di conoscere, l’aveva sempre mosso ad interessarsi a ciò che gli accadeva attorno. Reyra distolse lo sguardo da lui, rivolgendolo invece all’amica.

“È sempre stata uno spirito libero. In un certo senso, incarna l’aspetto della vita che più le piace e nel quale più si rispecchia: l’arte. Alucarynn ha sempre fatto quello che ha voluto… quando ha potuto. Anche se prima questo aspetto era meno prevalente…”

“Perché? È successo qualcosa?”

Reyra sospirò. “L’anno scorso, durante la Quarta Guerra, lei e sua sorella minore sono partite per Darskshore, per aiutare l’Orda contro l’Alleanza…”

“E…” La paladina non aveva ancora finito, ma Cadun aveva già inteso.

Reyra si staccò dal muro. “Lei è tornata, la sorella no.”

Cadun fu sul punto di dirle della pagina del diario che aveva letto nella casa della nobile oscura. Ma fu fermato dall’altro tratto predominante della sua personalità. Si poteva fidare di quella persona? E soprattutto, era giusto chiederle quella cosa? Era la cosa giusta da fare? Quella domanda era quella che più si poneva, in diverse occasioni. Si trovava sempre in quel limbo di incertezza. In quell’istante si sentì l’esatto opposto di Alucarynn.

In quel momento la porta si aprì di nuovo. Un possente tauren dal volto severo entrò nella camera. Era vestito con un farsetto blu con bottoni dorati. Le brache, di colore nero erano di un tessuto raffinato. Non portava armi, mentre aveva tre anelli alle dita. Due nella mano destra e uno nella sinistra.

“Tsk, elfi… Se Boren mi avesse detto che eravate elfi vi avrei tenuto fuori, nel giardino, insieme agli altri.” La voce di Xly era burbera.

Reyra scattò. “Hai qualcosa contro gli Elfi?”

Il tauren si limitò a guardarla. “L’unica cosa peggiore di un elfo, è un elfo paladino.” Raggiunse il fondo della stanza, dove si sedette su una poltrona con un lungo schienale. “Devo ammettere che ho goduto non poco quando Sylvanas ha bruciato Teldrassil.”

Gli occhi di Alucarynn si illuminarono a quelle parole. “Sei anche tu un lealista?” chiese entusiasta.

I grandi occhi di Xly si posarono su di lei.

“Mi insulti a casa mia, nobile oscura? Possa quella puttana bruciare all’inferno.” Rise.

E se prima negli occhi dell’elfa c’era gioia, essa lasciò subito il posto all’ira. Fiammeggiarono e scaraventò il calice di vino a terra sbattendo un pugno sul tavolo.

“Ritira subito quello che hai detto!”, gridò.

Xly non fece una piega. “Altrimenti cosa fai?”

“Signori, signori!” La voce profonda di Kentel irruppe nella discussione, mentre la tensione cresceva. Per tutto il tempo se n’era stato seduto in un angolo, riflettendo, osservando.

“Non siamo qui per parlare di politica, siamo qui per risolvere un problema.” Si alzò avvicinandosi al tavolo, rivelandosi alla luce. “L’annuncio diceva che avete un problema e che se ve lo risolvono offrirete gratuitamente i vostri servigi per rimuovere marchi e maledizioni. Dico bene?”

Xly annui. “Si.”

“Benissimo, noi ci offriamo di risolvere quel problema. Di cosa si tratta?”

“Nelle vicinanze c’è un mostro che ha già ucciso diversi dei giardinieri che avete visto fuori. Ora, normalmente ne sarei felice, ma mi secca rimpiazzare sempre il personale. Quindi toglietelo di mezzo e rimuoverò qualsiasi maledizione o marchio vi affligga. Tutto qui.”

Reyra si fece avanti. “Aspetta… Non vuoi nemmeno sapere di cosa si tratta? Che tipo di maledizione o di marchio?”

Il tauren rise. “Non mi interessa. Qualsiasi cosa sia la rimuoverò. A voi importa questo, no?”

“Dove si trova questo mostro?” Chiese Cadun.

“In un bosco a nord-ovest da qui.”

“E non avete mandato altri? Nessuno ci ha provato?” Chiese Alucarynn con tono stizzito. Era ancora nervosa per quello che Xly aveva detto su Sylvanas.

“Certo, signorina. Nessuno è tornato.”

“È quanto basta”, disse Kentel. “Ragazzi andiamo via. Prima raggiungiamo questo bosco, prima finirà questa storia.”

“Aspettate!” Xly alzò la mano, poi le batté, come a chiamare qualcuno. L’umano Boren entrò nella stanza. In mano aveva due bottiglie di vino, le porse ad Alucarynn. Sul volto di quest’ultima comparì la sorpresa.

“Gli ospiti sono sempre sacri. E mi assicuro che vengano sempre trattati al meglio. Diciamo che è la mia missione giornaliera.” Disse rivolto a lei il tauren.

Iniziarono ad uscire dalla camera. Ma prima di andare, Cadun pose un’ultima domanda. “Se odi così tanto gli Elfi, che ci fai qui?”

Xly rispose con voce annoiata. “Questa magione l’ho vinta al gioco. Non è mia.”

Quando uscirono dalla residenza, si fermano per qualche minuto in una radura vicina.

“Andiamo tutti insieme? Non sappiamo niente di questo mostro…” disse Reyra rivolgendosi a tutti.

“È sicuramente la decisione più saggia”, concordò Cadun. “Ormai siamo tutti coinvolti in questa storia.”

Nel frattempo, Alucarynn si era appoggiata ad un albero vicino. Metà di una bottiglia di vino donatale da Xly era già vuota.

“Ma tu bevi sempre? Quante bottiglie ti sei scolata già?” chiese Kentel.

L’elfa si staccò dall’albero. Barcollava.

“Che ti importa a te? Fatti i cazzi tuoi…” Rispose con la voce che biascicava.

“Mi importa se sei ubriaca e non presente a te stessa.”

La nobile oscura rise di una risata triste. Della stessa tristezza che combatteva per venir fuori da lei, o forse che le era entrata dentro insieme al vino.

“Come se già tutta Azeroth non fosse ubriaca!” Fece un paio di passi in avanti, rischiando di inciampare. “Guardati attorno, Kentel! Chi si ubriaca con le battaglie, chi con l’oro, chi con il sesso…” Bevve un altro sorso, guardando nel vuoto. “Chi con l’odio.” Si sedette, cadendo pesantemente a terra in un movimento senza controllo. “Siamo tutti ubriachi, draenei. Tutti ubriachi senza saperlo…”

“E tu mi sembri felice di esserlo, Alucarynn. Lo sai che potremmo morire in questa storia?”

Seguì qualche attimo di silenzio. Poi la nobile oscura tornò a parlare, la voce frastornata. “Non ti preoccupare, Kentel. Io non ho paura di morire, è solo che non voglio.”

Mosse un braccio come a cercare di spostare qualcosa davanti a sé, muovendo solo l’aria. “Ho caldo. Posso togliermi i vestiti?”

“Non credo sia il caso. Ci dobbiamo muovere e raggiungere questo bosco”, disse Cadun con tono calmo.

Di nuovo la risata triste. “In realtà la mia vera arma è il mio corpo, sapete? Il mio viso, le mie tette, le mie gambe, il mio culo. Quanti gioirebbero se andassi in giro senza vestiti…!” Cadde all’indietro, finendo sdraiata sul terreno erboso, i suoi occhi guardavano le stelle della sera. “Sciocchi! Potranno vedere me nuda, ma in realtà sono io che li spoglio, di tutte le maschere che indossano. Vorrebbero che gli sbattessi in faccia il mio sesso ma in realtà sono io che sbatto loro in faccia le persone che sono realmente, con quei loro sguardi pieni di desiderio non per una persona ma per un corpo. Vogliono solo possedere, solo… possedere….”

Poi la voce di Alucarynn si spense e la nobile oscura cedette all’alcol, addormentandosi. Nessuno aveva proferito parola durante quel discorso. Per qualche istante si udirono solo i grilli di quelle campagne.

“Appena si riprende, andiamo”, disse infine Kentel. “Vieni, Cadun, accendiamo un fuoco.”

I due sciamani si allontanarono di qualche metro, mentre Reyra si inginocchiava vicino ad Alucarynn, accarezzando il viso dell’amica.

Illustrazione in evidenza di Jorsch.