Una scintilla di luce, Parte 1

“Almeno è una bella serata, guarda che stelle!”

Il tauren fece un ampio gesto con la grande mano, la sua voce profonda riempì l’aria, riscaldata dal focolare attorno al quale lui ed il suo amico erano seduti.

“Siano benedetti gli Elementi per serate come questa”, rispose il draenei. “Una volta, anche su Draenor si potevano ammirare tali spettacoli…” La sua voce si fece più malinconica. Sospirò, poi bevve un sorso di idromele, omaggio di alcuni nani che avevano incontrato ed aiutato quel giorno. Poi tornò all’argomento più importante di quella serata.

“Cosa sappiamo di questa paladina?”

Il tauren gettò la testa all’indietro e si allungò con le gambe per sgranchirsi i possenti e stanchi muscoli.

“A parte che si chiama Reyra ed è un’elfa del sangue?”

“Lady Reyra!” Lo corresse il draenei.

“Lady Reyra!” ripeté il tauren. “Avevo dimenticato quanto gli elfi tenessero ai loro titoli.” Rise.

Il draenei avvicinò le mani sul fuoco, per riscaldarsi. Il clima di quella terra, chiamata Durotar, in cui erano arrivati grazie agli zeppelin dei goblin dai Regni Orientali, era incredibile. Caldo durante il giorno e freddo di notte, sebbene quella sera non ci fossero nuvole.

“Speriamo di non aver problemi ad Orgrimmar…” disse speranzoso il draenei.

Il tauren lo rassicurò. “Non ti preoccupare, amico mio. Diremo di essere Cadun e Kentel del Circolo della Terra. Ormai che non c’è più Sylvanas a capo dell’Orda, non ci dovrebbero essere più problemi.”

Kentel lo guardò, annuendo. “Si, effettivamente ora che non c’è più lei… A proposito, questa guaritrice… sai da che parte stava?”

“Lealista convinta.”

Il draenei sbuffò. “Eviteremo di parlare di politica, allora. Abbiamo bisogno di lei per le sue abilità, non per le sue idee.”

Gli ultimi mesi erano stati a dir poco turbolenti per il pianeta Azeroth. Un nuovo, assurdo conflitto tra l’Orda e l’Alleanza messo a ferro e fuoco sia i Regni Orientali che Kalimdor, provocato migliaia e migliaia di morti, devastato intere regioni… Kentel ripudiava quel conflitto, come d’altronde ogni genere di guerra, ed in questo aveva trovato qualcuno che la pensava come lui nel tauren che in quel momento era in sua compagnia.

Il draenei aveva conosciuto Cadun non molto tempo prima, durante un meeting degli sciamani del Circolo della Terra per discutere della salute del pianeta dopo quella che era passata alla storia come la Quarta Guerra. E lì Kentel aveva scoperto che il ripudio della guerra non era l’unico aspetto che lo accumunava al tauren. Come lui, Cadun era un appassionato della storia di Azeroth, dei suoi popoli e delle sue culture. Ma ciò che più aveva colpito il draenei di quello sciamano, era l’amore che egli aveva per le piccole cose. Cadun riusciva a trarre gioia da esse, cercava sempre di vedere il buono delle cose, era speranzoso, anche se a volte Kentel aveva sospettato che tutto quello fosse un castello di vetro. Tanto bello, quanto facile ad incrinarsi… Non era stato difficile diventare amici.

I due sciamani tornarono a guardare le stelle. Le loro voci si zittirono, ma così non fece il sussurro del vento, che continuò ad accarezzare i loro corpi e le aride terre di Durotar durante tutta quella notte d’estate. Anche il focolare ben presto si spense e la notte avvolse nel suo manto tutto il pianeta Azeroth…

Ai cancelli di Orgrimmar c’era una gran folla. Kentel e Cadun, vestiti con le caratteristiche tuniche del Circolo della Terra, si chiesero quale evento avesse attirato tutta quella gente nella capitale. La risposta venne da un foglio che il draenei raccolse da terra. In esso era raffigurato un teatro, al centro del quale un umano, che i due riconobbero essere un paladino, teneva in mano un libro. Accanto a lui c’erano due donne e un altro uomo. Kentel lesse.

Compagnia “Le Voci di Azeroth”, finalmente ad Orgrimmar con il loro nuovo spettacolo sulla storia del giovane cavaliere errante! Non mancate!

“Fino a pochi mesi fa, una cosa del genere sarebbe stata impensabile!” Esclamò Cadun. “Uno spettacolo teatrale ad Orgrimmar…” fece una smorfia di sorpresa.

Kentel rivolse lo sguardo alla folla ai cancelli. “La guerra ha portato via molto ai popoli di Azeroth. Non c’è da stupirsi se la gente abbia voglia di un po’ di leggerezza dopo violenze e morti.”

Cadun annuì. “Una guerra senza senso. Ancora mi chiedo cosa abbia spinto Sylvanas a scatenarla…”, disse pensieroso.

Il draenei pose fine a quella discussione. “Entriamo anche noi. Prima troviamo questa Lady Reyra, prima capiremo di più su questa macchia scura che ho sul braccio.

E proprio quello era stato il motivo che aveva spinto Kentel a Cadun a mettersi in viaggio verso la principale capitale dell’Orda. Una macchia scura comparsa sul braccio destro del draenei, apparentemente senza una spiegazione logica. Ovviamente, sia lui che i suoi colleghi sciamani avevano provato a curarla, ma senza successo. L’arte curativa degli Elementi non sembra efficace. Così, Cadun aveva proposto all’amico di recarsi da quest’elfa del sangue di nome Reyra.

Il tauren mancava da un po’ dalla vita di città, ed aveva solo sentito parlare di questa paladina durante i suoi viaggi e le sue missioni per conto del Circolo della Terra. Spesso aveva sentito parlare di questa guaritrice dal grande talento, un’elfa la cui connessione con la Luce Sacra era assoluta. In una delle sue ultime missioni, Cadun aveva sentito che Lady Reyra si trovasse in quel periodo proprio ad Orgrimmar.

“Per aiutare più persone possibili”, aveva sentito dire a qualcuno.

Così aveva pensato che forse la Luce Sacra sarebbe riuscita dove gli Elementi sembravano non riuscire.

La città di Orgrimmar era quel giorno più viva che mai. La Valle della Forza, la prima grande area della capitale, brulicava di gente di ogni razza. Orchi ovviamente, ma anche tauren, troll, elfi del sangue, e goblin affollavano la capitale, ognuno intento a fare i suoi affari. Chi trasportava merci, chi semplicemente parlava con altri presenti, chi si affrettava per andare chissà dove. Tutto sotto il sole cocente che era tornato a ruggire in alto nel cielo sgombro da nuvole. Faceva davvero caldo.

Kentel si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano.

“Almeno non avremo difficoltà a chiedere dove si trova l’elfa”. I suoi occhi, di un azzurro vivido, osservarono la scena davanti a lui.

“Proviamo a chiedere a quei due, lì.” Cadun fece cenno verso un goblin ed un orco che stavano discutendo da tra di loro.

Kentel si accarezzò la corta ma curata barba bianca. “Beh, da qualche parte dovremmo pure cominciare…”

Si avvicinarono all’insolito duo e man mano le loro parole si fecero più chiare.

“Ti ripeto di fare come ti ho detto”, stava dicendo il goblin con una voce gracchiante. Era vestito di pelle nera, le classiche lunghe orecchie a punta adornate di due anelli ciascuna. “Vai da questi qui che ti ho detto, vedrai che ti faranno recuperare tutto quello che hai perso!” Sia Kentel che Cadun dovevano ammettere che sembrava abbastanza convincente. “La guerra ha portato via tanto a molti, amico orco, ad alcuni persino tutto!”

L’orco, un normale cittadino a giudicare dal suo vestiario, non sembrava però molto convinto. “Ma chi mi dice che mi posso fidare? Voi goblin per qualche moneta vendereste pure vostra madre! Chi mi dice che questi amici tuoi siano affidabili?”

Il goblin rise. “I GreedyGolds? Inaffidabili? Ah! Possa l’Ospite Indesiderato prendermi ora se sto cercando di raggirarti!”

“Scusate”, li interruppe Cadun. I due interruppero la loro discussione e si voltarono a guardare il tauren ed il draenei. Kentel avvertì il disgusto negli occhi del goblin mentre lo stava guardando. “Stiamo cercando un’elfa del sangue, Lady Reyra, la guaritrice. Sappiamo che è qui ad Orgrimmar, sapete per caso dove possiamo trovarla?”

“Qui parliamo di affari, tauren!” Rispose indispettito il goblin. “Non conosciamo guaritrici o guaritori, gira al largo!”

Kentel e Cadun si allontanarono. “Ma pensano solo agli affari?” chiese il tauren. Una domanda che non aveva bisogno di una risposta. “Possiamo provare alla taverna”, propose poi.

Il draenei non sembrò troppo allettato. “Ultimamente sono stato troppo nelle taverne…” In quell’istante i suoi occhi notare qualcosa che non si aspettavano di vedere. Fece un cenno a Cadun.

“Guarda un po’ lì.” L’amico seguì con lo sguardo quello di Kentel. Ad Orgrimmar c’era un altro draenei. Non sembrava qualcuno di particolarmente importante. I suoi abiti lo configuravano come uno tra tanti, ma ciò rendeva il fatto ancora più strano. I due sciamani si avvicinarono, ma stavolta furono anticipati dal loro interlocutore, che li vide arrivare verso di lui.

“Salve, compatriota”, salutò rivolgendosi a Kentel mentre accudiva il talbuk che era con lui accarezzandogli il muso. Lo sciamano notò che in mano aveva un cristallo di colore viola, a forma di un prisma.

Kentel rispose. “Salve. Cosa ci fa un draenei qui ad Orgrimmar?”

L’altro sorrise. “Potrei farti la stessa domanda, se non sapessi già per cosa sei qui.”

Kentel e Cadun si scambiano uno sguardo. “E per cosa saremmo qui?” Chiese il tauren.

L’altro draenei finalmente si voltò. Kentel e Cadun ebbero la conferma di ciò che avevano già pensato. Era un normalissimo draenei, senza nessun segno particolare. La sua stazza era importante, ma non che quello fosse cosa rara per uno della sua razza, anzi! Anche Kentel non era certo uno smilzo.

“Cercate Reyra la Lama Gentile”, disse sicuro lo sconosciuto.

“Lama Gentile?” Chiese Cadun. Non aveva mai sentito quel titolo.

“Ma probabilmente voi la conoscete come Lady Reyra la guaritrice”, continuò il draenei. “Ma saprete anche che Lady Reyra è una paladina. Molto legata all’Orda, certo, ma un legame che sparisce quando si tratta di prestare le cure ai feriti di guerra. La sua devozione alla Luce è ormai rinomata, ma un paladino, a volte, deve anche combattere, per quanto non sia nella sua indole. E per quanto sia rarissimo vederla con le armi in mano, Reyra ha uno stile di combattimento unico. Dicono che vederla combattere sia come assistere ad una danza, che la sua lama disegni armonia… per questo hanno preso a chiamarla Lama Gentile. Ma lei odia combattere. La sua vocazione è la guarigione e tutti la rispettano.”

“Beh, un guaritore è sempre utile in città e villaggi. Se poi è abile come dicono…” osservò Kentel.

L’altro draenei sogghignò. “La gente non rispetta Reyra perché è un’abile guaritrice.”

“E perché?”

Lo sconosciuto si voltò verso di loro. “Perché non ha mai ingannato coloro i quali hanno cercato il suo aiuto e la sua guida.”

“E tu come sai tutto questo? E come sai che stiamo cercando lei?” Chiese Cadun. Il draenei rispose con un sorriso.

“Sono solo un mercante, amico sciamano. Ho viaggiato e continuo a viaggiare per Azeroth da lunghi anni. Ho sentito tante storie, ad alcune forse nemmeno crederesti. E poi, beh…” Indicò con la mano il braccio di Kentel. “Quella fasciatura che avete lì sembra un indizio sufficiente per pensare che cerchiate Reyra.”

Solo allora i due sciamani notarono la bisaccia che lo sconosciuto portava a tracolla. Sembrava piena.

“Lady Reyra ha preso un’abitazione nella Valle della Saggezza. Andate li.”

Kentel fece un passo avanti verso il suo compatriota. “Avete detto di essere un mercante, giusto? Commerciate cristalli?”

Lo sconosciuto espose il cristallo che aveva in mano alla luce del sole. Esso brillò.

“Oh sì, adoro questi cristalli.” rispose il draenei. “Li trovo affascinanti. Basta che la luce li colpisca e loro non solo sono in grado di trattenerla, ma di rifletterla. I cristalli possono rubare la luce dal mondo, portarla nei luoghi bui, le persone li guardano estasiate…” poi si fermò e rimise il cristallo viola nella bisaccia. “Vai a farti curare quel braccio, amico sciamano.” Concluse infine.

Kentel annuì. “Vi ringrazio”, disse facendo un lieve inchino con la testa. “Lasciate che compriamo uno dei vostri cristalli per ringraziarvi del vostro aiuto.”

Ma il draenei mise le mani davanti a sé. “Non ti preoccupare, sciamano. Apparteniamo allo stesso popolo. Siamo lontani da casa da lunghissimo tempo, dobbiamo aiutarci tra di noi.” Sorrise. “E poi, siamo entrambi giramondo, anche se per motivi diversi. Magari un giorno ci rincontreremo e potrai restituirmi il favore.”

Poi prese le redini del talbuk e fece per andarsene. “Ora scusatemi, ma voglio prendere posto per lo spettacolo di questa compagnia teatrale. Ho sentito dire che sono particolarmente bravi.” Inchinò leggermente il capo in segno di saluto, poi iniziò ad allontanarsi.

“Almeno diteci come vi chiamate”, esclamò Kentel. “Così avremo un nome da ringraziare!”

Il mercante si voltò verso di loro. “Relance.”

“Mercanti draenei ad Orgrimmar”, disse Cadun mentre Relance spariva tra la folla. “Forse l’Orda è davvero un posto migliore…”

“Forse”, ripeté Kentel. “Ma non perdiamo tempo. Non sprechiamo questo aiuto insperato.”

I due sciamani si diressero così a nord della capitale degli Orchi, alla Valle della Saggezza. Lì, la situazione era più calma. Si vedeva solo qualche sciamano in meditazione o un mago intento a esercitarsi con piccoli incantesimi. Si guardarono intorno. Gli edifici in stile militare di Orgrimmar non facilitavano certo la ricerca. Sembravano tutti uguali. Poi Cadun si mosse.

“Kentel, guarda lì!” Indicò un edificio più piccolo rispetto agli altri. Al centro, sopra la porta, c’era un’insegna raffigurante un libro aperto, da cui usciva una luce dorata.

Il draenei si complimentò con il tauren. “Sei un ottimo osservatore, amico mio!”

Arrivati sull’uscio della porta, Cadun bussò.

“Lady Reyra?”

Nessuna risposta. “Magari è fuori?” azzardò Kentel. “D’altronde oggi c’è un vero e proprio caos, in giro…”

Cadun provò nuovamente a bussare… e questa volta la porta si aprì da sola.

I due sciamani si scambiarono un cenno di intesa. Cautamente, la aprirono ed entrarono. Il tauren chiamò di nuovo.

“Lady Reyra? C’è nessuno?”

Ancora nessuna risposta. Era chiaro ormai che in casa non ci fosse nessuno.

“È andata via lasciando la porta di casa aperta?” si chiese Kentel dubbioso.

“Beh, siamo in tempo di pace e nella capitale più sicura dell’Orda, perché dovrebbe avere timori? O magari si trova qui nelle vicinanze…” rispose Cadun.

Gli sciamani diedero un’occhiata attorno a loro. La casa era incredibilmente ordinata. Una pila di grossi tomi. Kentel riuscì a leggere il titolo di uno di questi.

“La Luce come arma, la Luce come protezione, la Luce come guaritrice.”

Su degli scaffali erano posizionate numerose pozioni dei più diversi colori. Rosse, verdi, blu, nere… Poi l’attenzione del draenei fu catturato da un foglio posto sul piccolo e rotondo tavolo al centro della stanza. Si avvicinò, prese il foglio in mano, lesse.

“Mia cara Reyra, spero che questa mia lettera ti trovi bene. Siamo lontane ed è da un po’ che non ci sentiamo. Non ti disturberei se non avessi bisogno del tuo aiuto. Un mio amico, qui a Suramar, ha contratto qualcosa che non riusciamo a spiegarci, né a curare. Tu sei la guaritrice più talentuosa che conosca, ti prego di raggiungermi qui. Se tutto andrà bene, potremo anche discutere della nostra Dama Oscura davanti a un bicchiere di vino… O magari due…

Con affetto, A.”


Cadun si avvicinò al collega sciamano. “Scoperto qualcosa?” chiese mentre posava anche lui gli occhi sulla lettera.

“Che dobbiamo andare a Suramar”, rispose Kentel

Illustrazione in evidenza di Marcela Freire.