Capitolo 13: Riportare la luce, combattere l’oscurità

POV: Lily

“Cosa sei diventata!?” chiese con rabbia ed incredulità Kentel afferrando l’elfa del sangue per un braccio. “Siamo arrivati a questo punto, Lily? Quando!? Quando!?”

La comandante dell’Ordine della Fiamma non si tirò indietro, scattando verso il draenei con occhi fiammeggianti.

“Da quando ci hanno portato via tutto! O non ti sei mai guardato intorno!?”Sai cos’è rimasto di Silvermoon? O di Stormwind? O della tua Exodar? Niente! NIENTE!!” Si dimenò dalla presa del draenei, dando uno strattone. “Questi bastardi hanno distrutto il nostro mondo, ammazzato il 90% della popolazione, ridotto i sopravvissuti a fuggiaschi, con la costante paura di morire da un momento all’altro… Ci hanno perfino privato della luce del sole! E io dovrei avere pietà di loro!?” Sospirò, pesantemente. “No. Non ne avrò, Kentel.”

Lily si voltò, fece qualche passo, ma la voce di Kentel la raggiunse di nuovo. “Anche se parliamo di bambini?” Chiese il draenei muovendo un passo verso l’elfa del sangue. “Bambini, Lily, bambini! La morte di Kharonte ti ha…”

“Non parlare di Kharonte”, gli intimò Lily con voce gelida, girando solo la testa affinché potesse guardare lo sciamano dritto negli occhi.

Perché? Perché le uscì quella frase? Non voleva davvero sentir parlare di Kharonte? Eppure, la morte del suo amato stregone era stata la scintilla che l’aveva portata su quella strada. Aveva più volte detto che aveva iniziato a combattere, aveva fondato l’Ordine della Fiamma per liberare Azeroth dagli Infiniti… ma era davvero così? Se Kharonte fosse stato ancora vivo, l’avrebbe fatto comunque? Lily aveva sentito urlare dentro di sé la risposta a quella domanda, ma anche in quel momento, come in tutti gli altri, decise di ignorarla.

“Lui non c’entra in questa storia.” Proseguì, in un silenzio che era irrealmente calato tra i presenti. Una quiete rotta soltanto dal rumore metallico dell’armatura di Lily. L’elfa del sangue arrivo al suo destriero, iniziò a sistemare la sella e le bisacce, quando Kentel tornò alla carica, avvicinandosi a lei.

“Ascoltami, Lily”, iniziò fermandosi di lato a lei. La sua voce era conciliante. “Non agiamo d’impulso, non ti fare guidare dalla vendetta. Io conoscevo una sacerdotessa gentile, dal cuore grande e allegro. Non diventare come chi cerchiamo di distruggere.”

Lily ascoltò quelle parole passivamente, le sembrò che le scivolassero addosso. Salì sul cavallo, il quale sbuffò e scosse la testa, determinata a raggiungere la Torre Nera. Per un attimo, sentì la Tempesta del Caos pulsare. Sentì il gracchiare di un corvo. Alzò lo sguardo e vide il pennuto girare in cerchio proprio sopra le loro teste. Ma era… strano.

Ma Kentel non si era ancora arreso. Il suo braccio restò saldo sul dorso del cavallo. Cercava di guardarla ancora negli occhi.

“Hai detto che gli Infiniti si sono portati via anche la luce del sole… Il nostro dovere è riportare su Azeroth quella luce, Lily. E non solo in senso figurato, ma anche letteralmente. Dobbiamo riportare la luce ai sopravvissuti, a chi ha perso tutto. E per questo non dobbiamo farci guid…”

Lily scattò. “E come pensi di riportarla la luce se non affronti l’oscurità!?” Si sentiva carica di rabbia, di tensione. “Rispondimi, Kentel!” continuò alzando il tono. “Come dovremmo dare pace a noi, alle persone che hai detto tu, se non togliamo di mezzo questi bastardi!?”

Calò il silenzio. L’elfa del sangue vide il draenei abbassare lo sguardo, senza che la delusione abbandonasse i suoi occhi. Montò a cavallo.

“Io vado alla Torre. Con o senza di voi. Se volete salvare quel che resta di questo mondo, se siete stanchi di quest’oppressione, e so che lo siete, venite con me. Non abbiamo altr..”

“Aspetta, Lily!”

Una voce raggiunse l’elfa da dietro il gruppo. Lily si voltò, con tutto il gruppo che la imitò.

Una figura anziana stava avanzando verso di loro. Anzi, no, non era anziano. Man mano che andava avanzando, la sacerdotessa ebbe modo di guardare meglio. Era un elfo del sangue come lei ma, sembrava stesse… decadendo.

Arrancava, appoggiandosi ad un bastone per andare avanti. I suoi capelli erano lunghi e grigi, gli occhi di un dorato che avevano perso la loro antica luce. L’elfo sconosciuto era molto magro, dagli abiti non sembrava nemmeno nobile. Quando fu abbastanza vicino, il corvo che stava volando in tondo sopra le loro teste atterrò gentilmente sulla spalla dell’elfo. Solo allora Lily si accorse che il suo pelo era… azzurro.

‘È fatto… di magia?’

“Kentel ha ragione.” La voce dell’elfo era stanca, affannata. Ma allo stesso tempo, calma, sicura di sé. “Se vai alla Torre Nera da sola, morirai, Lily. Ti serve l’aiuto di tutti per uccidere il Lord dell’Infinito.”

“Chi sei?” Intimò Rhenya mettendosi tra lo sconosciuto e Lily. Ma l’elfo decadente ignorò totalmente quella domanda, fermandosi a pochi metri dal gruppo e dal cavallo della sacerdotessa, fissando quest’ultima.

“Guardami, Lily. Tu sai chi sono.”

L’elfa del sangue smontò da cavallo e si diresse a grandi passi verso lo sconosciuto. Era messo peggio di quanto non credesse pochi istanti prima.

‘Perfino la sua pelle è in decadenza… sembra che gli cada come tanti minuscoli coriandoli…’

Lo guardò di nuovo. Gli guardò gli occhi, quelle due spenti luci dorate. I tratti del viso. Era attraversato da qualche crepa in quel momento ma….

Si avvicinò ancora, gettandogli le braccia al collo e abbracciandolo.

“Non..n-non ci credo…” La sua voce tremava, come i suoi occhi. “Tu sei… tu sei… Ti abbiamo cercato per anni! Pensavamo fossi morto…”

L’elfo del sangue non rispose, ma Lily sapeva che si stava sforzando di sorridere.

Si staccò da lui, lo guardò di nuovo. Il suo pensiero corse immediatamente ad una persona.

‘Khar.. se tu fossi qui! Alla fine… Alla fine…’

“Zihark…”

Illustrazione in evidenza di Darkesinger