I Due Scudi: Finale

“Io sono un paladino del Silver Hand!” rispose subito ser Æthelweard con il fiato mozzato e rimettendosi in piedi a fatica. Solo allora poté dare uno sguardo più attento a Rhenya Blackfire. L’elfa non aveva perso nulla della sua avvenenza, ma aveva il volto segnato.

‘Si è indurita dall’ultima volta.. Il destino che ha patito la sua patria deve averla sconvolta…’

Rhenya si rimise l’arco a tracolla, restando impassibile.

“I tuoi abiti sembrano dimostrare il contrario, ser.” La sua voce era fredda.

Æthel guardò la sua armatura ammaccata con il simbolo dello Scudo Rosso sopra. Intanto, gli uomini che si erano lanciati all’inseguimento di Alys, Renault e gli altri stavano facendo ritorno… a mani vuote. Uno di loro si portò vicino all’elfa arciera.

“Rhenya, non siamo riusciti a catturarli. Ci hanno seminato prendendo dai boschi ed abbiamo perso le loro tracce.”

Rhenya Blackfire non sembrò disperata da quella notizia.

“Non importa,” rispose mentre si voltava per tornare verso gli alberi da cui lei ed i suoi uomini era sbucati fuori. “Li cattureremo la prossima volta. Vieni, Arryk, torniamo all’accampamento.”

Il cavaliere pose il suo sguardo, che ad Æthelweard sembrò disgustato, verso il giovane paladino.

“E lui?”

L’elfa si fermò, ma non si voltò a guardarlo. Seguì un attimo di silenzio.

‘Sta considerando la possibilità di lasciarmi qui? O forse mi rimanderà dai Crociati…’

Æthel non prese nemmeno in considerazione la possibilità che desse l’ordine di ucciderlo.

“Rhenya…”

“Verrà con noi. Cammina, ser Æthelweard.”

La marcia fu davvero lunga. L’accampamento di cui aveva parlato Rhenya si trovava al confine orientale delle Alture di Colletorto e ci vollero tre giorni di cammino per raggiungerlo. Quando vide le torce che illuminavano le tende, Æthel non poté che essere grato alla Luce. Non era comunque una serata tranquilla. Una volta arrivati a destinazione, quello che il paladino vide fu uno spettacolo di sofferenza. C’erano diversi uomini sdraiati su delle lettighe, molti dei quali erano feriti, alcuni persino mutilati. Æthelweard si sorprese nel vedere che la maggior parte dei presenti erano Alti Elfi. Si rivolse a Rhenya, ferma davanti a lui intenta a parlare con uno dei suoi uomini.

“Avevo sentito che Quel’Thalas era stata distrutta dai non morti.. che tutti gli elfi erano stati uccisi…”

L’arciera si voltò verso di lui, muovendo solo il capo.

“Ed è così”, rispose in tono severo.

“Eppure mi sembrate un bel po’ qui…”

All’udire quella parole, Rhenya si diresse con fare minaccioso verso Æthel. “Cosa ne sai tu di quello che è successo a Quel’Thalas?!” gli occhi dell’elfa fiammeggiavano, non li aveva mai visti così. “Cosa ne sai tu di quanto ha sofferto il mio popolo?! Di cosa ha passato, di cosa ho passato io!?”

Æthelweard indietreggiò d’istinto, ma si ricompose subito.

“Anche il mio popolo ha sofferto!” ribatté. “La mia casa è stata bruciata dagli Orchi e Lordaeron… Anche Lordaeron è stata distrutta dai non morti!”

“E dov’eri tu!!? A combattere per lo Scudo Rosso!!” Rhenya urlò quella frase, tanto che diversi soldati dell’accampamento si voltarono a guardare la scena.

“Mi hanno catturato! Ho passato gli ultimi sei mesi in catene!!” Æthel rispose a tono, o almeno ci provò. Gli occhi suoi e dell’elfa si incontrarono. Odiava il modo in cui lo stava guardando. Era pieno di delusione, di sofferenza…

‘Non guardarmi così…’

Seguì un attimo di silenzio. Poi l’arciera parlò di nuovo, la voce tornata apparentemente calma.

“Come vedi ci sono molti feriti, ser Æthelweard. Se quello,” indicò il petto di uno dei soldati dietro di lei dove campeggiava lo scudo con la L stilizzata di colore blu. “Per te vale ancora qualcosa, curali. Dici di essere un paladino. Renditi utile e prega la tua Luce. A me ed al mio popolo ci ha abbandonati.”

Senza aspettare risposta, Rhenya Blackfire si allontanò con passo veloce, per poi sparire all’interno della sua tenda. Arryk, lo stesso soldato che gli aveva messo le catene, gliele tolse.

“Dove dormirò?” chiese Æthel.

Arryk gli rispose mentre gli strattonava i polsi.

“Per terra, ser. O ti aspettavi forse una tenda tutta per te?” Poi si allontanò anche lui. Rapidamente, coloro che avevano assistito a quello spettacolo che lui e Rhenya avevano dato, tornarono alle proprie faccende.

Il giovane Æthel si massaggiò i polsi. Se li sentiva davvero indolenziti dopo quella lunga marcia. Per tutto il tempo non aveva praticamente parlato con nessuno. Rhenya era troppo lontana da lui ‘e probabilmente non mi avrebbe rivolto la parola ugualmente,’ pensò. Si era limitato ad osservare. La Foresta di Silverpine era ben diversa da un tempo. Un velo di grigiore era sceso sugli alberi, tutto si era incupito ed era diventato triste. Perfino gli animali era diventati selvaggi ed aggressivi. Al contrario, le Alture di Colletorto erano rimaste proprio come le aveva lasciate sei mesi prima. Guardò in lontananza la città di Riva del Sud quando l’avvistò alla sua destra mentre passavano dalle sue vicinanze. Quasi ebbe nostalgia dei giorni in cui si trovava lì…

Æthelweard si guardò intorno. Quello dello Scudo Blu era un accampamento grande, decisamente più esteso di quello in cui era stato portato quando gli uomini della Crociata Scarlatta lo catturarono. Vi erano molte tende, Æthel ne contò almeno venti, con uomini, nani ed alti elfi indaffarati persino a quell’ora della sera. Un nano era alla forgia ad affilare la sua ascia, un uomo stava parlando con un’elfa con addosso un raffinato abito color violetto. Altri elfi erano invece radunati attorno al fuoco al centro dell’accampamento. Due di loro stavano dormendo, mentre altri tre conversano tra loro. Æthel ebbe l’impressione che la loro discussione riguardasse lui. Chi lo stava effettivamente guardando era una giovane ragazza poco distante dalla tenda in cui era entrata Rhenya.

‘Deve essere più piccola di me…’

La ragazza sembrava essere una giovane sacerdotessa, almeno a giudicare dalla sua candida veste bianca e dal tomo che aveva in mano: “Misteri e Verità della Luce“. Aveva un viso grazioso dai lineamenti delicati, con occhi verdi e capelli rossi. E proprio questo tratto riportò alla mente di Æthel Alys Redspark.

Æthelweard ricordò come il Capitano dello Scudo Rosso l’aveva guardato quando lei, il Comandante Mograine ed i suoi uomini erano fuggiti da Rhenya ed i suoi soldati.

Era incredibile come Alys e Rhenya fossero due donne totalmente diverse, almeno per quello che Æthelweard potesse intendere in fatto di donne. Alys era maliziosa, astuta, seducente. Mentre Rhenya era un’elfa molto determinata ma allo stesso tempo fragile. Una roccia salda ma sempre esposta alle intemperie. Eppure, nonostante i suoi rapporti con il Capitano Redspark fossero stati per lo più carnali, almeno all’inizio, Æthel in quei sei mesi di prigionia aveva avuto modo di osservare quella donna. Pur restando una crociata dello Scudo Rosso, fatto che Æthelweard continuava a considerare intollerabile, Alys era anche ferma nelle sue convinzioni. Lei credeva davvero che la Crociata Scarlatta fosse nel giusto e che la Luce Sacra fosse dallo loro parte, e come Renault Mograine gli aveva detto “la Luce giudica il cuore degli uomini, non gli schieramenti”. Æthel arrivò così a capire che il cuore di Alys Redspark fosse davvero giusto. In cuor suo, lei desiderava fare del bene e riportare Lordaeron ai fasti di un tempo. E diverse volte il paladino aveva notato quell’ardore, quel desiderio di vedere la sua terra libera dai non morti… Ma l’errore, imperdonabile, che Alys e tutto lo Scudo Rosso aveva commesso, era stato quello di considerare i propri fratelli come dei traditori, invece di combattere al loro fianco per liberare la loro patria. Ma ser Æthelweard non aveva nessun dubbio sul cuore del Capitano.

Immerso in quei pensieri, Æthel non si riuscì ad evitare lo scontro con un’altra elfa. Una ragazza minuta dagli occhi azzurri.

“Hai visto per caso una lupa passare da queste parti?”

Æthelweard era troppo stanco per capire subito cosa volesse quella strana elfa. Quest’ultima sembrò risentirsi.

“Ehi, parlo con te! Hai visto la mia Brilla?”

“Chi?”

“Ah, al diavolo!” la ragazza fece un cenno con la mano e corse via.

Æthel si diresse verso il ferito più vicino che vide. Era disteso su una lettiga accanto ad una tenda. Era un ragazzo con una brutta ferita alla gamba destra. Era quasi completamente insanguinata. Fu solo quando si chinò su di lui che ricordò quel volto. Era lo stesso giovane che era partito poco prima di lui dalle stalle di Riva del Sud. Æthelweard non aveva mai evocato il potere della Luce. Non era mai stato addestrato a farlo, nessuno glielo aveva insegnato.

‘Cosa c’è nel mio cuore?’

Sarebbe stato in grado di aiutare quel ragazzo? Voleva aiutare qualcuno che aveva combattuto per lo Scudo Rosso? Che lo avrebbe ucciso se ne avesse avuto l’opportunità?

‘Io credo nella Luce… Io ho fede in lei…’

Impose le mani sulla gamba ferita del ragazzo. Questi grugniva dal dolore, era madido di sudore.

‘Luce… giudica il mio cuore, ascolta la mia preghiera…’

Per qualche secondo non successe nulla. Furono momenti interminabili. Attimi in cui Æthel pensò di non aver abbastanza fede, di aver tradito la Luce durante la sua prigionia, durante le sue notti lussuriose con Alys Redspark… Ma furono pensieri che ricacciò subito indietro. Improvvisamente, senti le mani accaldarsi. Un calore gentile, che partiva dalle mani ma rapidamente si espanse per tutto il suo corpo. Si sentiva al sicuro, protetto, forte. Le sue mani stavano emanando una luce dorata sulla ferita del ragazzo. Quest’ultimo lo guardò mentre i suoi dolori sembravano attenuarsi.

“P-perchè… perché…m-i stai curando..?” la sua voce era spezzata. “I-io.. sono un n-nemico…”

Fu la prima occasione per ser Æthelweard di dire qualcosa che aveva imparato in prima persona.

“La Luce giudica il cuore degli uomini, non gli schieramenti, ragazzo.” Pronunciò quelle parole guardando uno stendardo che sventolava con la grande L blu incastonata all’interno di uno scudo.

‘Una lezione appresa da un nemico…’ rimuginò. In breve tempo i dolori del ragazzo cessarono ed il giovane cadde in un sonno agognato da chissà quante ore. Subito dopo Æthel trasse un profondo respiro e si rilassò.

‘La Sacra Luce mi ha risposto… Ha risposto alle mie preghiere! Questo fa di me…un paladino?’

Provava gioia, per mesi era stato dubbioso sulla natura del suo cuore dopo il tempo di prigionia, ma mai aveva avuto dubbi sulla sua fede. La stanchezza sopraggiunse veloce. Era pur sempre la prima volta che usava il potere della Luce, e non era addestrato a farlo. Ser Æthelweard decise di prendersi il suo posto sotto il cielo.

‘Non avrò un letto o un pasto… Ma ho la Luce con me…” pensò mentre si stendeva accanto ad un albero per passare la notte…

…ma dormire fu tutt’altro che semplice. Æthelweard si girò e rigirò in quel duro giaciglio, incapace di prendere sonno. Pensava a cosa sarebbe stato ora di lui. Dove sarebbe andato? Certamente il suo lord all’Isola di Fenris lo considerava già morto… Tutti stavano dormendo, eccetto le guardie di turno intorno all’accampamento… e Rhenya, che Æthel vide uscire dalla propria tenda e raggiungere lo steccato, appoggiandosi ad esso. Si alzò senza pensare e si diresse verso di lei. L’elfa non disse nulla quando arrivò vicino a lui, almeno inizialmente. Poi chiese:

“Perchè non hai ucciso quell’uomo come ti avevano ordinato?”

Ad Æthelweard venne naturale rispondere con quella frase, come se fosse sua. Anche se non lo era. O forse lo era diventata in quel momento? “È la cavalleria che rende un uomo cavaliere, non la spada. Senza onore, un cavaliere non è altro che un comune assassino. È meglio morire con onore che vivere senza.”

‘Un’altra lezione appresa da un nemico…’

Poi fu il suo turno di chiedere in un silenzio tanto normale quanto irreale. “Cosa è successo a Quel’Thalas?”

Rhenya non rispose subito né guardò Æthelweard quando infine lo fece. “I non morti hanno distrutto tutto. La terra è morta, il Pozzo Solare è stato profanato… Il mio popolo è sull’orlo dell’estinzione… sono morti a decine di migliaia… La mia famiglia…” in quel punto Rhenya Blackfire iniziò a singhiozzare. Æthelweard ebbe l’istinto di abbracciarla e lei non si oppose.

“Rhenya… mi dispiace così tanto… e mi dispiace non esserti stato vicino… ma anch’io volevo difendere la mia gente.. prima di finire prigioniero.”

“Perché ti hanno lasciato in vita?” chiese l’elfa.

“Credevano sapessi dove fossero gli altri paladini…”

“Ho sofferto così tanto, Æthelweard… così tanto…” disse Rhenya, la voce rotta dal pianto.

“Lo so, Rhenya, lo so…” Æthel voleva dire qualcosa di consolatorio, ma tutto ciò che provava in quel momento era voglia di rivalsa, voglia di proteggere quell’elfa che ora era così fragile, così vulnerabile…

“Ti prometto che scacceremo via questi non morti e tutti i nemici dello Scudo Blu… Te lo prometto Rhenya…!”

Poi, si guardarono. I loro volti erano vicinissimi. Gli occhi nocciola di Rhenya tremavano per le lacrime, il suo viso era rigato. Ma pur in quella situazione, Æthel la trovò bellissima… si scambiarono un tenero bacio, bagnato dal sale delle lacrime ma colmo di speranza… e di amore.

Un bacio che venne interrotto da un urlo. Rhenya si staccò da Æthel e si mise subito in allerta.

“Cosa è stato?”

Le urla divennero improvvisamente due, poi tre, poi dieci.. l’arciera capì subito cosa stava accadendo. L’accampamento era sotto attacco.

“Recupera un’arma!” disse ad Æthelweard. “È giunto l’ora di combattere!”

Lei stessa recuperò il suo arco e le sue frecce e di iniziò ad urlare mentre prendeva a calci coloro che stavano dormendo a terra. “In piedi!! In piedi!! Ci attaccano!! Tutti ai posti, prendete le vostre armi!!”

Il nemico si rivelò essere lo Scudo Rosso e non i non-morti. Erano decine di uomini e donne. Invasero l’accampamento attaccando chiunque gli capitasse a tiro. Erano armati di spade, asce, lance ed archi. In brevissimo tempo scoppiò il caos. Grida e clangore di acciaio contro acciaio riempirono l’aria. Æthelweard affrontò diversi nemici che gli si lanciarono contro, dando prova della sua abilità e dando istruzioni a coloro che sembravano più spaventati da quell’attacco improvviso. Ben presto ebbe il volto madido di sudore. Vide Renault Mograine abbattere due uomini ed un elfo con una facilità disarmante… e dirigersi verso di lui.

I due si trovarono presto l’uno davanti all’altro.

“Sei ancora in tempo per combattere dalla parte giusta, ragazzo!” Lo avvertì ad alta voce il Comandante. Questa vola aveva l’armatura ed una lunga spada.

“Lo sto già facendo!” Rispose di rimando Æthel. Mograine si avventò su di lui come un uragano. A fatica Æthelweard resistette all’impatto, ma cercò subito di non subire il suo avversario. Cercò di attaccarlo come meglio poteva, incalzandolo con movimenti rapidi, puntando ai fianchi ed ai punti scoperti sotto l’ascella. Ma Renault era un avversario durissimo, e schivando uno dei suoi attacchi riuscì a ferirlo al fianco sinistro, facendo grugnire Æthel. Rifiutando di arrendersi, mentre intorno a lui ed al Comandante infuriava la battaglia, il giovane paladino si rilanciò all’attacco, ma venne disarmato…

Quando Mograine gli puntò la lama al petto, sorrise diabolicamente.

“Dimmi… cosa c’è nel tuo cuore, ragazzo?”

Æthelweard lo guardò, la ferita che gli bruciava mentre il sangue colava sul suo fianco. “Stormwind… Lordaeron…. Luce… speranza… lo Scudo Blu…”

“Non hai ancora capito, ragazzo… non hai ancora capito!”

“Siete voi a non aver capito, Renault! Avevate tutto per essere un grande paladino! Ma le vostre convinzioni vi hanno accecato!” In quel momento un bagliore di Luce eruppe dal petto sbalzando Mograine e scaraventandolo a qualche metro di distanza. Il Comandante stava per tornare all’attacco di Æthelweard e finire il lavoro, ma subito un nano ed un uomo gli furono addosso.

Stanco, esausto, con il sangue che gli colava dalla ferita, ser Æthelweard caracollò in avanti. Si appoggiò al tronco di un albero vicino e dovette richiamare tutte le sue forze per superarlo.. il rumore di spade, urla e morte gli riempivano le orecchie e non gli davano pace. Si tenne una mano sul fianco mentre forzava i suoi piedi a muoversi in avanti, verso un posto in cui tirare il fiato, un posto che sapeva non esistere in quel momento. Poi, improvvisamente si bloccò. Davanti a sé, i suoi occhi videro una figura, con un ginocchio poggiato a terra. Era armata di arco, con una freccia puntata proprio verso di lui.

Alys Redspark aveva un misto di rabbia e tristezza sul volto. Æthelweard poteva percepire la tensione nel Capitano della Crociata.. ed anche quella stessa esitazione che, come aveva bloccato lui con il vecchio, stava bloccando anche lei.

Æthelweard guardò Alys immobile, l’arco teso, pronto a scoccare…

‘No..non tu… Alys… perché..?’ ripensò ai sei mesi in cui fu prigioniero della Crociata, agli occhi di Alys Redspark su di lui…

‘Luce… accogli la mia anima…’

Le sorrise, stupidamente. Gli occhi del Capitano tremolavano…. e quell’esitazione le fu fatale. Una freccia le trapassò il petto all’altezza del cuore. Æthel sobbalzò e si guardò intorno. Vide Rhenya, colei che aveva scoccato quella freccia, guardarlo e poi andare avanti, incoccandone un’altra. Alys Redspark si guardò il petto, la punta della freccia che le aveva trapassato il cuore rossa del suo sangue, rossa come la L dello Scudo che serviva. I suoi occhi cercarono quelli di lui mentre le forze abbandonavano il suo corpo e collassava. Æthelweard si precipitò verso di lei, sforzandosi a muoversi. Arrivò a prenderla tra le braccia prima che lei finisse a terra.

“S-ser Æthelweard….” Erano i suoi ultimi aliti di vita….

“Alys! Alys non parlare… vedrai…ora… ora ti salverai!”

“Sei…u-un….figlio..della L-Luce..?”

Æthel annuì con il capo. Improvvisamente non sentiva più nessun rumore oltre alla voce morente del Capitano Redspark.

“Ri…porta la…Luce a…Lord…aeron…”

“Lo faremo insieme, Alys! Dalla parte giusta!”

Alys tentò di sorridere.

“Æthel…we…ard..”

Poi la Luce e la vita la abbandonarono il suo corpo. Æthel l’abbracciò, con un dolore che superò quello della sua ferita.

La mattina seguente l’aria sapeva ancora di morte. Corvi stavano banchettando su alcuni cadaveri, mentre i sopravvissuti ne portavano via altri, molti dei quali vennero caricati sopra un carretto, tra questi c’era anche quello di Arryk. Æthelweard era ancora dolorante per la ferita, ma la fasciatura che aveva applicato un sacerdote degli alti elfi attutiva di molto le sue sofferenze. Avrebbe cercato di guarirla lui stesso, ma si sentiva troppo debole per utilizzare i poteri lenitivi della Luce. Nonostante questo riuscì a prendere in braccio il corpo di Alys ed a portarlo in una radura vicina. Lì lo adagiò a terra e con una pala dell’accampamento scavò una piccola fossa, dove poter seppellire il Capitano Redspark.

”Sei stata anche tu una vittima, Alys…’ pensava mentre spalava la terra per coprire quella tomba improvvisata. ‘Anche tu una vittima della rovina che ha travolto queste terre. Mi dispiace… Cercherò di esaudire il tuo ultimo desiderio e di riportare la Luce a Lordaeron… ciò che il tuo cuore realmente desiderava…’

“Æthelweard…” Non ci fu bisogno di voltarsi per riconoscere quella voce. Il giovane paladino sentì i suoi passi mentre Rhenya Blackfire si avvicinava.

“L’hai seppellita…” disse l’elfa quando si accostò all’umano.

“Alys voleva sinceramente la rinascita di Lordaeron… ha solo scelto la parte sbagliata per cui combattere…”

“È stata una sua scelta combattere per la Crociata. Ha inflitto dolore al suo stesso popolo…”

Æthel trasse un profondo respiro. Si voltò. “Torniamo all’accampamento.”

“Non ancora,” lo fermò Rhenya. “Ti stavo cercando proprio per questo. Seguimi c’è qualcuno che ti vuole parlare.”

Æthelweard non capiva. ‘Altri problemi?’

“E chi?” Era quasi infastidito.

“Lo vedrai tu stesso… vieni.”

Non aveva nessuna voglia di mettersi a discutere, così seguì Rhenya per diversi minuti mentre si addentravano nella piccola radura, fino a quando tra gli alberi non comparve una piccola casupola in legno. L’elfa si fermò a qualche metro di distanza da essa.

“Si trova lì dentro.”

Æthel guardò Rhenya con aria interrogativa. “Tu non vieni?”

L’arciera sorrise. “Non c’è bisogno della mia presenza, Æthelweard…”

‘Mi fido di lei.’

“Va bene…”

“Io torno all’accampamento, ti aspetto lì.” L’elfa si voltò e fece per tornare indietro.

“Aspetta!” Æthelweard la fermò afferrandola per un braccio.

“Cosa c’è ancora?”

Senza dire una parola, Æthelweard baciò Rhenya Blackfire. Un bacio appassionato, mentre la stringeva a se nonostante provò una fitta di dolore alla ferita, con una mano delicatamente appoggiata sul viso di lei.

I due si sorrisero, poi andarono in direzioni opposte. La piccola casupola era davvero nascosta tra tutti quegli alberi. Un’abitazione semplice, che sarebbe potuta appartenere benissimo ad un umile contadino. Æthel notò che la porta era socchiusa.. con cautela, la aprì.

“È permesso? C’è qualcuno?”

Nemmeno il tempo di finire la domanda che notò l’abitante di quella casa, seduto vicino ad un tavolo intento a leggere un grosso e vecchio tomo. Era un uomo decisamente più grande di Æthel. ‘Avrà più del doppio dei miei anni’ pensò, anche se lo stava solo vedendo di spalle. I suoi capelli infatti erano bianchi sebbene il corpo restasse prestante.

“Oh, siete voi, ser Æthelweard, non vi avevo sentito arrivare.” La voce era affabile, ma trasmetteva anche autorità. E carisma. E tutto quel carisma investì Æthel come la più grande onda del mare quando l’uomo si alzò e si voltò a guardarlo. Il giovane cavaliere sbarrò gli occhi, incredulo.

“Voi…!”

L’uomo anziano sorrise. “Capisco il vostro stupore, Æthelweard. Non sono certo qualcuno che ci si aspetta di incontrare…”

Æthel si mise subito in ginocchio e chinò il capo. “Lord Fordring… per me è un immenso onore sapervi vivo e fare la vostra conoscenza!”

Tirion Fordring era un paladino leggendario. Uno dei fondatori del Silver Hand le cui gesta erano rinomate in tutto il mondo. Era uno pochissimi paladini sopravvissuti all’epurazione messa in atto da Arthas e dai non morti. Era stato esiliato dopo essere stato condannato ad un processo a Stratholme con l’accusa di aver aiutato un orco. Dalla Terza Guerra in poi viveva come fuggiasco, sebbene molti lo dessero per morto. In quel momento vestiva abiti molto semplici, di un colore marrone chiaro. Barba e baffi bianchi come i suoi capelli adornavano il suo viso severo. Gli occhi neri trasmettevano tutto l’onore di quell’uomo.

“Oh, vi prego, alzatevi. Dobbiamo inginocchiarci solo ai nostri Re ed alla Luce…”

“Lord Tirion.. come può mai esservi d’aiuto uno come me?”

“Intanto lascia che mi congratuli con te per come hai combattuto e guidato gli uomini stanotte. Tra quei capelli e la luce delle torce eravate davvero un cavaliere dorato della Luce. “

L’incredulità di Æthelweard crebbe se possibile ancora di più. “Voi avete visto? Ma milord, perché non siete intervenuto? Con voi al nostro fianco avremmo vinto molto più facilmente!”

Æthel non capiva. Perchè Tirion Fordring era rimasto nascosto?

“Non è ancora giunto il momento che io mi riveli, ser Æthelweard. La notizia di una mia ricomparsa raggiungerebbe presto le orecchie di Arthas. Non voglio mettere i nostri fratelli in pericolo più di quanto già non lo siano.”

“Milord, ma dopo la morte di Lord Uther abbiamo bisogno di voi! L’Ordine…”

Tirion lo interruppe mentre si sedeva di nuovo e faceva cenno ad Æthel di fare lo stesso.

“L’Ordine è vivo. Si è paladini nel cuore prima che di nome. Il Silver Hand esisterà sempre fino a quando qualcuno in suo nome aiuterà i più deboli e servirà la Luce Sacra. L’Ordine è la speranza negli uomini, non un uomo stesso.”

Æthelweard ascoltò rapito quelle parole, sebbene una parte di sé non le condividesse appieno. Secondo lui una figura come quella di Tirion avrebbe ridato coraggio agli uomini dell’Alleanza…

“Ma veniamo al motivo per cui vi ho fatto venire qui, ser Æthelweard. Mi hanno detto che siete stato per lunghi mesi prigioniero della Crociata Scarlatta…”

‘Chi gliel’ha detto? Rhenya?’

“…avete per caso visto mio figlio, durante la vostra permanenza?”

Taelan Fordring era l’adorato figlio di Lord Tirion, anche lui un paladino del Silver Hand prima di sposare la causa dello Scudo Rosso. Si diceva fosse sotto la diretta protezione di Lord Dathrohan in persona, ma Æthelweard non l’aveva mai incontrato.

“Mi dispiace, milord. Non ho mai incontrato Taelan…”

Un velo di tristezza calò sul viso di Tirion, sebbene quest’ultimo fece di tutto per nasconderlo.

“È un peccato,” rispose il paladino. “Speravo che almeno qualcuno che è stato tra le fila della Crociata potesse darmi qualche notizia…” Tirion fece un sorriso amaro. “Beh, continuerò a cercarlo… Mi dispiace avervi tolto del tempo, ser Æthelweard… potete tornare dai vostri compagni, se lo volete..”

Æthel chinò il capo. “Il rammarico è tutto mio, milord. Mi rattrista non esservi stato d’aiuto. Ma ora che so che siete ancora tra noi, combatterò con più speranza che un giorno il nostro popolo possa tornare alla gioia..”

Fece per congedarsi ed era arrivato alla porta, quando Tirion lo richiamò.

“Ser Æthelweard! Chi vi ha addestrato? Chi vi ha reso un paladino?”

Temeva quella domanda. Ma aveva già deciso che non poteva mentire a Tirion Fordring.

“Milord… nessuno. Io non sono un paladino. Mi sono spacciato per tale, ma mi sono autonominato dopo aver seppellito uno dell’Ordine a Brill…”

“Oh, capisco…” Tirion non sembrava turbato da quella rivelazione. “Beh… visto il vostro valore e la vostra fede… direi che possiamo rimediare, no?”

L’incredulità tornò ad essere l’emozione predominante in Æthelweard.

“Milord, voi davvero…?”

“Certo! Avete dimostrato con le azioni e con il cuore di essere un paladino dell’Ordine.”

“Milord ne sarei immensamente onorato..”

“Bene, Æthelweard. Inginocchiatevi allora. Non saremo nella Cattedrale di Stormwind, ma…”

Æthel si inginocchiò mentre Tirion scopriva una spada da un manto color verde. Si avvicinò a lui. Æthelweard non ci poteva credere. Il leggendario Tirion Fordring lo stava nominando paladino del Silver Hand!

“Di dove siete originario, Æthelweard?”

“Di Stormwind, milord.” Æthel aveva la voce rotta dall’emozione.

Quindi Tirion iniziò a pronunciare la formula toccandogli alternativamente con la punta della spada le spalle.

““Con la grazia della Luce, possano i tuoi confratelli essere curati. Con la forza della Luce, possano i tuoi nemici essere sconfitti. Æthelweard di Stormwind, giuri di seguire l’onore e i codici dell’Ordine del Silver Hand?”

“Lo giuro!” rispose deciso Æthelweard.

“Giuri di camminare nella grazia della Luce e diffonderai la sua saggezza ai tuoi compagni?”

“Lo giuro!”

“Giuri di sconfiggere il male dovunque esso si trovi e proteggere gli innocenti con la tua stessa vita?”

“Sul mio sangue e sul mio onore, lo giuro.”

Sapeva a memoria quella formula. L’aveva sognata per tutta la vita.

“Ora lascio che la Luce illumini quest’uomo e lo benedica.”

Una luce come quella che lo aveva invaso quando curò il ragazzo delle stalle invase ed illuminò Æthelweard. La pace lo avvolse. Tirion gli sorrise.

“Ora alzati, Æthelweard. E sii da oggi conosciuto come ser Æthelweard il Dorato, paladino del Silver Hand.”

Æthel si alzò colmo di felicità, sentendosi un uomo nuovo. Sorrise e ringraziò Tirion prima di lasciare la casa di legno da dover era entrato come cavaliere ma uscito da paladino.

Con la Luce nel cuore si diresse all’accampamento. Ora voleva solo raccontare tutto a Rhenya Blackfire.