Capitolo 8: Il Monte Hyjal ed il Dono di Illidan

I pochi Elfi della Notte che sopravvissero alla terribile catastrofe, si radunarono insieme su zattere di fortuna e lentamente si diressero verso l’unica massa di terra in vista. In qualche modo, grazie al favore di Elune, Malfurion, Tyrande e Cenarius erano sopravvissuti alla Grande Separazione. Gli esausti eroi degli Elfi della Notte accettarono di guidare i loro compagni sopravvissuti e di stabilire una nuova casa per il loro popolo. Mentre viaggiavano in silenzio, non poterono fare a meno di osservare quelli che ormai erano i resti del loro mondo e si resero conto che le loro passioni avevano distrutto tutto ciò che avevano faticosamente costruito. Sebbene Sargeras e la sua Legione fossero stati ricacciati nel Twisting Nether dalla distruzione del Pozzo dell’Eternità, Malfurion ed i suoi compagni dovevano ora fare i conti con il terribile prezzo di quella vittoria.

C’erano inoltre molti Eletti che sopravvissero incolumi al cataclisma. Insieme con i sopravvissuti della Resistenza, essi si diressero verso le coste della nuova terra. Sebbene Malfurion diffidasse dagli ex servitori di Azshara, il giovane druido si trovò sollevato nel pensare che essi non potessero più causare alcun danno senza le energie del Pozzo.

Mentre la massa stanca di Elfi della Notte approdò sulle rive della nuova terra, i sopravvissuti scoprirono di trovarsi nella loro montagna sacra, Hyjal, che era sopravvissuta alla catastrofe. Cercando di stabilire una nuova casa per se stessi, Malfurion e gli elfi della notte scalarono le pendici di Hyjal e raggiunsero la sua vetta battuta dal vento. Mentre scendevano nella conca boscosa, incastonata tra le enormi cime della montagna, gli esuli elfici trovarono un piccolo lago tranquillo. Con loro orrore tuttavia, scoprirono che le acque del lago erano state già state contaminate con la magia.

Illidan infatti, sopravvissuto anch’egli alla Grande Separazione, aveva raggiunto la cima del Monte Hyjal molto prima di Malfurion e degli altri. Nel suo testardo tentativo di mantenere i flussi di magia nel mondo, il cacciatore di demoni aveva versato quattro delle sette fiale che contenevano le preziose acque del Pozzo dell’Eternità, nel lago in cima alla montagna. Le potenti energie del Pozzo si attivarono rapidamente e si unirono formando un nuovo Pozzo dell’Eternità. L’esultante Illidan, convinto che il nuovo Pozzo fosse un dono per le generazioni future, rimase scioccato quando Malfurion lo braccò. Il druido spiegò al fratello che la magia era interamente caotica e che il suo uso avrebbe inevitabilmente portato alla corruzione ed a diffusi conflitti. Tuttavia, Illidan si rifiutò di rinunciare alla fonte dei suoi poteri.

Conoscendo bene i pensieri di Illidan, Malfurion decise di affrontare una volta per tutte il gemello. Con l’aiuto di Cenarius, Malfurion sigillò Illidan all’interno di una vasta prigione sotterranea, dove sarebbe rimasto, nelle sue intenzioni, incatenato e impotente fino alla fine dei tempi. Per assicurare un’adeguata sorveglianza del fratello, Malfurion incaricò la giovane guardiana, Maiev Shadowsong, ad essere il carceriere personale di Illidan.

Preoccupati che distruggere il nuovo Pozzo potesse causare una catastrofe ancora più disastrosa della Grande Separazione, gli Elfi della Notte decisero di lasciarlo intatto. Tuttavia, Malfurion dichiarò che il suo popolo non avrebbe mai più praticato le arti della magia. Sotto l’occhio vigile Cenarius, gli elfi cominciarono così a studiare le antiche arti del druidismo che avrebbe permesso loro di guarire la terra devastata e ridar vita ad i loro amati boschi ai piedi del Monte Hyjal.

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