Capitolo 127: La fine di Kil’jaeden

In linea con il loro obiettivo di assaltare la Tomba di Sargeras, i difensori di Azeroth pianificarono un attacco a quello che una volta era il Tempio di Elune per iniziare il processo di chiusura del portale della Legione Infuocata. Una grande forza ingaggiò la maggior parte dei demoni a guardia della struttura, mentre una squadra d’élite di eroi guidata da Illidan Stormrage e Maiev Shadowsong iniziò ad ascendere ai piani superiori. Questi ultimi si fecero strada attraverso i demoni prima di raggiungere la vetta della Cattedrale della Notte Eterna. Lì, gli azerothiani affrontarono nuovamente il nathrezim Mephistroth, ancora al comando delle forze demoniache della Riva Dispersa.

Cercando di riportare l’Egida di Aggramar, uno dei Pilastri della Creazione, al suo posto e quindi chiudere il portale demoniaco, gli invasori mortali combatterono il Signore del Terrore, il quale era determinato a fermarli. Nello scontro che ne seguì, Mephistroth fu ucciso ed un evento eccezionale accadde subito dopo: un eco della Guardiana Aegwynn apparve e parlò ai campioni. La vecchia maga rivelò quindi agli eroi cosa sarebbe stato necessario fare per chiudere il portale della Legione; i Pilastri della Creazione dovevano essere usati nelle profondità della Tomba di Sargeras. Così facendo, essi avrebbero di conseguenza ripristinato le difese di Aegwynn e respinto gli invasori della Legione Infuocata. Successivamente, i campioni avrebbero dovuto avventurarsi nelle profondità della Tomba e utilizzare l’Occhio di Aman’Thul per recidere il legame tra i demoni ed Azeroth.

Tuttavia, all’insaputa sia dei difensori che dell’eco di Aegwynn, quando il Gul’dan alternativo rientrò nella Tomba, egli distrusse le protezioni di Aegwynn, nella speranza di rianimare l’Avatar di Sargeras. Le barriere protettive che avrebbero dovuto proteggere la Tomba diventarono così un ostacolo, e i campioni dovettero ricorrere all’uso dei Pilastri della Creazione per aprirsi la strada.

Così, dopo settimane di dura battaglia, gli eroi di Azeroth finalmente entrano nell’oscura Tomba di Sargeras. Usando i Pilastri della Creazione per sbloccare le barriere protettive di Aegwynn, gli azerothiani alla fine sconfissero i resti del vile esercito demoniaco nella cripta interna ed affrontarono lo stesso avatar di Sargeras. Ma la battaglia non era ancora finita. Il Profeta Velen, l’Arcimago Khadgar, Illidan e gli eroi di Azeroth inseguirono Kil’jaeden fino alla sua nave di comando determinati a porre fine alla minaccia dell’Ingannatore. Ne seguì una durissima battaglia, ma alla fine, il braccio destro di Sargeras venne ucciso. Nei suoi ultimi momenti, Kil’jaeden ebbe un ultimo confronto con Velen. Prima di morire, l’eredar confessò al vecchio amico di essere sempre stato invidioso della sua fede e delle sue visioni.

La morte di Kil’jaeden

Con la morte dell’Ingannatore, la nave comando di Kil’jaeden iniziò a schiantarsi sul pianeta Argus. Khadgar teletrasportò tutti in sicurezza su Azeroth, ad Azsuna, attraverso un portale che Illidan aveva aperto prima che la aeronave esplodesse. Tuttavia, dopo essere arrivati sani e salvi, si scoprì che il cacciatore di demoni aveva lasciato aperto un portale che collegava lo stesso Azeroth ad Argus, con grande sgomento di Khadgar. Inorridito, l’arcimago chiese ad Illidan il perché di quell’azione. Quest’ultimo rispose che a volte la mano del destino doveva essere forzata.

Per Illidan infatti, era arrivato il momento di affrontare Sargeras una volta per tutte, e porre fine alla sua millenaria crociata ardente.

Il pianeta Argus visto dalla città di Dalaran. Illustrazione di  JJcanvas.

IN ALTO: Gli ultimi istanti di Kil’jaeden l’Ingannatore.