Il Pantheon dell’Ordine: Golganneth

Come tutti gli altri membri del Pantheon dell’Ordine, Golganneth nacque da un’anima del mondo da qualche parte nel Grande Oscurità e aiutò i suoi fratelli Titani a riordinare l’universo. Come la storia ci ha insegnato, anche egli subì la stessa sorte degli altri, venendo ucciso da Sargeras insieme al resto del Pantheon durante la battaglia sul pianeta Nihilam. Mentre i corpi dei Titani furono distrutti, gli spiriti sopravvissero, viaggiarono attraverso la Grande Oscurità e poi si “infusero” nei i Custodi di Azeroth.

Creatore dei mari e dei cieli, Golganneth è il padre dei giganti di mare di Azeroth e ama volare e nuotare sopra ogni altra cosa. Particolarità caratteristica di questo titano è la sua roboante risata, la quale veniva spesso udita, e un buon senso dell’umorismo. Al di là do questo, Golganneth è un titano diligente ed energico che prova grande gioia in tutto ciò che fa. Egli si compiace soprattutto della tempesta e della furia dei venti e sebbene esista per portare ordine, tra tutti i Titani ama segretamente la furia della natura. Questo fa si che quando incollerito, diventi davvero spaventoso.

Golganneth influenza i mari, i cieli e tutti gli esseri che li abitano. I giganti del mare di Azeroth lo venerano e tengono anche piccole cerimonie diverse volte all’anno in suo onore. Queste cerimonie comportano la lavorazione e il suono di corni musicali e l’alimentazione con piccoli pesci.

Come si può facilmente immaginare, Golganneth è fortemente ispirato alla celebre divinità norrena Thor. Il suo corno, Shargahn, ha anche un legame con il martello di questa divinità, il Mjollnir, in quanto nessuno dei due è tradizionalmente un’arma (nei vecchi miti norreni infatti, i martelli erano usati esclusivamente come strumenti ed erano considerati una scelta molto strana per un’arma). Considerato ciò quindi, Shargahn potrebbe rifarsi ad altre tre divinità antiche: Heimdall e Njord, della mitologia norrena, o Poseidone/Nettuno, di quella greco-romana.

IN ALTO: Il titano Golganneth. Illustrazione di hipnosworld