Shadowlands: Sylvanas e Zovaal, il grande inganno

Abbiamo appena superato il finale di Fine dell’Eternità e di Shadowlands, con l’arco narrativo del personaggio che in questi ultimi anni è stato centrale nella storia di Warcraft, Sylvanas Windrunner, che ha subito un processo alla fine dell’espansione. Tuttavia, anche a seguito di questo giudizio, alcuni punti non sono stati chiariti… almeno in game.

Nella stessa giornata dell’uscita del capitolo finale della campagna di Fine dell’Eternità infatti, anche un altro lavoro ha visto finalmente la luce, dopo diversi rinvii. Stiamo parlando dell’ultimo libro di Warcraft, ovvero “Sylvanas”, il tomo dedicato interamente alla Regina Banshee scritto da Christie Golden uscito lo scorso 29 Marzo. Proprio in questo questo nuovo libro, viene ripercorsa tutta la vita di Sylvanas, dai suoi primi anni fino al post giudizio ad opera di Tyrande. Ed ovviamente, all’interno di questa nuova opera possiamo trovare alcune delle risposte che non ci sono state fornite all’interno del gioco. In questo articolo in particolare, (grazie al lavoro fatto da Wowhead), ci soffermeremo in un punto cardine della storia di Sylvanas, ovvero il patto stipulato con il Carceriere a seguito del suo suicidio alla fine degli eventi di Wrath of the Lich King. Ovviamente quindi, seguiranno SPOILER sul nuovo libro.

Prima di partire però, vogliamo fare una premessa. Ancora una volta ci troviamo fortemente in disaccordo con questo modo di frammentare la storia. Troviamo infatti indispensabile che chi fruisca di un prodotto, in questo caso il gioco di World of Warcraft, abbia la possibilità di capire e seguire la narrazione del mondo di Azeroth senza esser rimandato ad altri media per unire i punti o trovare spiegazioni a cose che altrimenti sembrerebbero senza senso o semplicemente spuntate dal nulla. Abbiamo già affrontato questo problema un po’ di tempo fa insieme ai nostri amici di DailyQuest, e vi lasciamo qui l’articolo scritto con loro in proposito.

Detto questo possiamo inoltrarci nella questione Sylvanas-Zovaal.

Come abbiamo detto poco fa, uno dei grandi interrogativi degli ultimi anni è stato il perché Sylvanas abbia deciso di allearsi con il Carceriere, l’entità che di fatto ha creato tutto quello che ha portato alla sua rovina. Ebbene, il libro ci mostra questo fatidico primo incontro tra la Regina Banshee ed il Carceriere delle Shadowlands. Ricostruiamo un po’ il contesto.

Dopo il suo suicidio, Sylvanas finisce nelle Shadowlands, ma non si trova davanti all’Arbiter, bensì direttamente nella Fauce. Avviene qui l’incontro, che nel nuovo libro ci viene così descritto:

“Io sono Zovaal. Prima di essere il Carceriere di questo luogo, regnavo sui Regni della Morte dalla vetta dell’eternità stessa. Ho agito da Arbiter su ogni anima mortale da cui era scaturito il più breve guizzo di vita. In un istante sapevo la totalità della loro esistenza. E di volta in volta, sai cosa vedevo? Esseri fragili abbandonati ai capricci volubili del destino. Il loro mondo, la loro gente; se fossero stati saggi o semplici, sani o malati; queste cose erano forzate in loro. Dal momento in cui esalavano il loro primo respiro fino a all’ultimo, la scelta non è mai stata loro. E quando le loro vite sono finite, è stato mio dovere decidere il destino della loro anima per l’eternità.”

La rabbia divampò mentre pensava alla propria vita. Le decisioni prese per lei. “No. Mi rifiuto di credere a queste sciocchezze.” […] I suoi occhi si concentrarono sui simboli luminosi e per la prima volta le forme nebulose presero forma in una chiarezza cristallina. E in quell’istante, evocò il lamento della banshee per infrangere l’oscurità con la sua rabbia.

“Frostmourne! Porti il ​​marchio della lama che mi ha ucciso!”

La voce del carceriere rimase fredda, spassionata. “Una lama disegnata dalla mente vendicativa di mio fratello. Lo stesso fratello che ha usato la magia del Dominio per imprigionarmi.”

[…]

“Non ascolterò niente di quello che hai da dire,” ringhiò Sylvanas. “Le tue parole puzzano di bugie! Sono morta, sono questo, per colpa tua! Perché mai dovrei aiutarti?”

Quello che vediamo quindi in questa “presentazione” di Zovaal verso Sylvanas, è un Carceriere che cerca subito di far leva sull’ingiustizia e sulla non esistenza del libero arbitrio, sia nella vita che nella morte, un tema che sarà centrale in questo confronto. Andiamo avanti.

[…] “Ho osato sfidare la volontà dei creatori. Ho cercato di rompere il loro disegno imperfetto, per sostituirlo con uno migliore. E per questo, la mia gente mi ha condannato a questo destino ingiusto.

Ancora una volta Sylvanas pensò a tutto ciò che aveva sopportato in vita e nella non morte. Il risentimento, soffocato da una cieca agonia, si insinuò di nuovo.

“In molti modi, la tua storia riecheggia la mia”, continuò il Carceriere. “Siamo stati entrambi traditi… e distrutti. Anch’io ero dilaniato e capisco bene cosa si prova a sentirsi dolorosamente, eternamente incompleti.

“Non desidero uno schiava, Sylvanas Windrunner. Ho bisogno di un alleato. Qualcuno la cui mente sia abbastanza acuta da capire il mio obiettivo e che sia abbastanza forte da portarlo a termine, a qualunque costo.”
[…]
“Prima che rifiuti, ricorda cosa ti sto offrendo. Rifaremo… tutto. Vita. Morte. Sarai al mio fianco ad ogni passo.”

In questi passi del libro vediamo Zovaal giocare pesantemente con il senso di ingiustizia di Sylvanas, ma il Carceriere non si ferma a questo. Egli equipara la sua condizione a quella della Regina Banshee, le dice che loro due sono simili, insistendo sul fatto che Sylvanas non sarà una sua pedina, ma una sua pari. Quest’ultima è sospettosa, ma Zovaal cerca di stabilire un legame con lei facendole ripensare a quello che ha subìto, cercando di spiegarle che tutto, fin dalla nascita, è imperfetto, in qualche modo sbagliato. Proseguiamo.

“Sei saggio essere scettica”, rispose il Carceriere. “Ma una cosa non è meno vera semplicemente perché non ci credi.”
[…]

“Se non ti fidi delle mie parole, allora lascia che le tue percezioni rivelino la verità su di esse. […] La mia Val’kyr può dimostrare che tutto ciò che ti sto dicendo è vero.”

Qui Zovaal mostra quanto è furbo. Dice di capire lo scetticismo di Sylvanas, ma al contempo offre che una Val’kyr, quindi una creatura al suo servizio, mostri alla sua interlocutrice che ciò che dice è vero. Sylvanas può vedere quello che vuole nelle Shadowlands, e così capire che quella del Carceriere è una visione giusta.

Tuttavia, l’osservatore esterno capisce che Zovaal sta in realtà mentendo a Sylvanas. E questo si palesa nei prossimi passi del libro:

“Hai salvato così tanti, alcuni che non volevano nemmeno il tuo aiuto, che non meritavano il tuo aiuto, ma hai salvato le loro vite a prescindere.”
[…]
“Il falso Arbiter delle Shadowlands l’ha visto, e ti ha comunque mandata qui.”

Se qui sentiamo già che qualcosa non quadra, il Carceriere getta la maschera (per il lettore) quando si tocca l’argomento Arthas:

“Arthas ha usato Frostmourne per porre fine alla tua vita mortale, ma non per mio comando. Era troppo debole per padroneggiare veramente il potenziale della spada runica. Alla fine, ha usato gli strumenti del Dominio per perseguire il suo egoistico desiderio di potere. Ha tradito tutto. I suoi voti, la sua famiglia, i suoi amici, persino se stesso, ed è per questo che puoi percepirlo qui, impotente, spaventato. Debole”.

Questa infatti è una comprovata bugia. Come noi sappiamo bene, fu Uther a spedire Arthas nella Fauce e non l’Arbiter. Ovviamente, questa menzogna mina tutto il discorso che Zovaal fa a Sylvanas. Non bisogna infatti dimenticare che già in questo momento il Carceriere era in possesso del frammento d’anima strappato a Sylvanas. Possiamo quindi pensare che sia molto probabile egli sia implicato nella sua morte, se non addirittura essere il responsabile diretta della presenza di Sylvanas nella Fauce in quel momento!

Tuttavia, il tarlo installato dal Carceriere nella Regina Banshee inizia a sortire i suoi effetti in una scena successiva, quando Sylvanas vede Zul’jin a Revendreth e non nella Fauce (il motivo per cui dovrebbe esserlo, ci risulta ignoto, NdR).

Sylvanas si accigliò leggermente. Stava già cominciando a capire cosa intendesse il Carceriere. “Se Zul’jin non è nella Fauce”, disse Sylvanas, “allora l’Arbiter mi ha giudicato me oltre ogni redenzione… ma non lui.”

Il seme dell’ingiustizia piantato da Zovaal continua a crescere in un’altra scena, nella quale la Regina Banshee si imbatte in una creatura che è stata mandata in un aldilà perfettamente celeste come ricompensa per un supremo atto d’amore per il suo compagno. Quando Sylvanas chiede della compagna della creatura, la Val’kyr che l’accompagna le dice che è stata mandata in un altro luogo. Sylvanas è scioccata e inizia a rendersi conto di cosa intendeva il carceriere con il fatto che il sistema fosse crudelmente e “indifferentemente” imperfetto:

“Ci sono famiglie intere insieme… nell’aldilà?”

“Non possiamo rispondere con certezza, poiché ci sono…”

“Sì, sì, capisco, sono infiniti e non puoi viaggiare ovunque. Ma nella tua esperienza – in tutto ciò che hai visto – ci sono anime riunite ai loro cari?”

Il viso forte e bello di Agatha era serio e segnato dal dolore. “Secondo la nostra esperienza, Lady Sylvanas, no.”

Qui Sylvanas è convinta di aver una prova della veridicità delle parole del Carceriere, ma anche qui, noi sappiamo che si tratta di una menzogna. È vero che a volte dei congiunti finisco in un “aldilà diverso”, come nel caso di Durotan e Draka, tuttavia questa cosa non è sempre vera, come ci ha dimostrato il capitolo 5 della campagna dei Silfi della Notte, dove incontriamo l’ex Guerriero della Notte Thiernax insieme a suo marito, Qadarin. E loro sono appunto, insieme a Selvarden.

Nonostante tutto questo però, Sylvanas non si fida. Ed in qualche modo, in questo punto scopriamo la verità:

“Ora capisci,” disse.

“Sì. Ma sono… prudente. Attenta. Non mi fido facilmente, e ancora non mi fido di te”, disse lei.

“La fiducia tra gli alleati si guadagna”, concordò il Carceriere, “ma se i tuoi stessi occhi non ti convincono, allora non so cosa possa farlo.”

“Allora vai,” disse il Carceriere. “Quando avrai fatto la tua scelta, manda da me una Val’kyr, e se è un sì, fai attenzione a un figlio del sangue. Con la tua nuova convinzione, vedrai l’ingiustizia ovunque e l’equità in nessun luogo.”

Finora non abbiamo saputo quale fosse stato il patto tra Sylvanas e Zovaal semplicemente perché… non c’è stato. Quella che il Carceriere ha tentato (ed in cui poi è riuscito) è stata più “un’opera di convincimento” verso la Regina Banshee. E Zovaal non lascia andare così Sylvanas, ma prima di farlo, cala l’asso. Le anticipa cinque avvenimenti che sarebbero avvenuti negli anni successivi, in modo da dimostrarle definitivamente di dire il vero:

“Fai attenzione a questi cinque segni e saprai che le mie parole sono vere. Tornerà un’oscurità ardente. Dovrai uscire dalle ombre e comandare. Una lama trafiggerà il cuore del mondo e tu terrai il sangue di quella ferita e percepirai il suo potere. E alla fine… rovescerai un re e frantumerai il cielo stesso.”

Come sapete, noi sappiamo benissimo quali sono questi cinque segni:

“Tornerà un’oscurità ardente.”
“Dovrai uscire dall’ombra e comandare.”
“Una lama trafiggerà il cuore del mondo…”
“… e tu terrai il sangue di quella ferita e percepirai il suo potere.”
E alla fine… rovescerai un re e frantumerai il cielo stesso.”

Con tutto questo in mente, Sylvanas torna nel mondo dei vivi, accompagnata dalle Val’kyr, dove, in effetti, inizia a vedere ingiustizia ovunque. Ma non è ancora convinta, non è del tutto pronta ad abbracciare la causa del Carceriere e inizia persino ad immaginare modi per trovare un significato ed uno scopo alla sua esistenza, che come sappiamo, per lei, dopo la morte di Arthas aveva perso.

Ma allora quando Sylvanas e Zovaal si alleano? Per avere questa risposta dobbiamo tornare indietro di qualche espansione.

Precisamente, al libro antecedente a Warlords of Draenor, Crimini di Guerra. In quell’occasione, Sylvanas e sua sorella Vereesa avevano riallacciato i rapporti, legate dal loro odio per Garrosh Hellscream. In quei giorni, Sylvanas aveva iniziato ad ipotizzare una convivenza con la sorella ad Undercity (ipotesi ovviamente contorte, che presupponevano che Vereesa accettasse di morire per poi essere rianimata come non-morta), ma comunque progettava di vivere con lei. Quando tutto questo fallì, Sylvanas si sentì tradita e abbandonata, lasciandola in uno stato che la rese particolarmente vulnerabile alle manipolazioni del Carceriere. Un passo di Crimini di Guerra in particolare descrive molto bene lo stato della Regina Banshee di quei momenti:

“Il dolore era insopportabile. Era la stessa agonia fantasma che aveva vissuto negli ultimi giorni, quando si era sentita così felice con Vereesa. Tranne che ora, anche la gioia che aveva accompagnato il dolore era scomparsa, e non restava altro che il tormento.
[…]
Sylvanas cadde in ginocchio, nascose il viso tra le mani e pianse, pianse come una bambina distrutta che aveva perso tutto, tutto.

Piccola Luna…!

A poco a poco i singhiozzi cessarono e la familiare pace della freddezza scacciò il caldo dolore. […] Il dolore che aveva provato all’inizio, quando osava scioccamente permettersi di sperare in qualcosa di diverso da quello che aveva adesso, di provare qualcosa per un altro… di provare di nuovo l’amore… Era stato un avvertimento . Un avvertimento che non era più fatta per sentimenti come speranza, amore, fiducia o gioia. Queste cose erano per i vivi; queste cose erano per i deboli. […] Sylvanas Windrunner, la Regina Banshee dei Forsaken, non avrebbe mai più commesso l’errore di credere di poter amare.”

Questa stessa scena viene ripresa in “Sylvanas”. Notare come qui la prospettiva sia totalmente diversa.

Alla fine, però, non importava. Quando Lirath era morto, era stata Sylvanas a voltare le spalle a Vereesa. Questa volta, è stata la Piccola Luna a rifiutare Sylvanas.

“Perché continuo a permettere a me stessa di preoccuparmene? Non funziona mai.” Era stata sempre tradita, consapevolmente o involontariamente, dalla fede in qualcosa o qualcuno di falso, o dai capricci del mondo.

Era una follia pensare di poter essere amata. Una volta, forse, ma non ora.

Il Carceriere aveva ragione. Aveva bisogno di spogliarsi di questi patetici brandelli di affezioni. Le cosiddette corde che creavano legami non erano altro che catene. Avrebbe indurito il suo cuore, avrebbe lasciato che fosse niente.

Ingiustizie ovunque, questo è quello che vede Sylvanas, che in quel preciso momento, dopo il tradimento di Vereesa, perde ogni speranza di trovare qualsiasi forma d’amore nella sua esistenza. È qui che la Regina Banshee si convince ad allearsi con Zovaal, manca solo un ultimo tassello e quando le previsioni del Carceriere iniziano a realizzarsi, Sylvanas si decide definitivamente:

“La Legione Infuocata è tornata.”
[…]
Anche Sylvanas era inorridita, ovviamente, ma la sua reazione principale fu lo shock. Shock… e poi un lento senso di sorprendente piacere e soddisfazione.

“Tornerà un’oscurità ardente.”

La prima delle profezie del Carceriere. Cos’era la Legione, se non un’oscurità ardente?

Stava vigilando e osservando, come aveva detto al Carceriere che avrebbe fatto, e aveva visto l’ingiustizia e l’iniquità in quasi ogni aspetto dell’esistenza, e ora… questo. A poco a poco, lui si stava dimostrando fedele alla sua parola.

Al realizzarsi del secondo segno, Sylvanas, ancora scossa dall’ingiustizia della morte di Vol’jin, è ormai pronta ad allearsi con Zovaal:

I loa avevano concesso al morente cacciatore di ombre una visione e un nome. “Molti non capiranno,” aveva detto, la voce che si faceva più morbida. “Ma tu… devi uscire dall’ombra… e comandare.”

Le parole. Le stesse parole. Inconfondibili.
[…]
Alla fine il ruscello si trasformò in un rivolo, e lei rimase sola, a fissare il trono vuoto dove Vol’jin aveva fatto due cose che quella mattina erano state impensabili:

Era morto e l’aveva nominata capoguerra.

La seconda profezia di Zovaal. La prima, certamente, riguardante la Legione Infuocata, sarebbe potuta essere considerata come un caso fortuito dagli scettici. Ma questa… era parola per parola quello che Zovaal le aveva detto che avrebbe usato quando sarebbe stato pronto.

E così, Sylvanas Windrunner, ormai convinta, invia un messaggio al Carceriere, accettando di unirsi a lui. Però, anche qui c’è piccolo dettaglio di cui la Regina Banshee è all’oscuro. Sylvanas non sa infatti che quelle stesse parole pronunciate da Vol’jin gli sono state dette da Mueh’zala il loa alleato di Zovaal che quindi aveva già pianificato questo evento.

Alla fine, come la storia ci insegna, la lama di Sargeras trafisse davvero il cuore di Azeroth, e quando Sylvanas vide e tenne in mano la linfa vitale del pianeta, l’Azerite, ne percepì davvero il potere.

Arriviamo ai giorni nostri quando l’ultimo segno si avvera. Sylvanas si reca ad Icecrown, affronta e sconfigge Bolvar, il Re dei Lich, rompe l’Elmo del Dominio e frantuma il cielo, aprendo il Velo tra Azeroth e le Shadowlands.

Ma a quel punto non sono più segni. È Sylvanas, che passata dalla parte di Zovaal, si reca a Northrend, perché aveva già accettato di fare ciò che il Carceriere aveva chiesto. L’ultimo non era un segno, ma una richiesta.