Il punto di Blizzard non è il punto dei giocatori

“La storia di Shadowlands tira le fila di eventi iniziati in Warcraft III e che si sono sviluppati attraverso diverse espansioni. […] Fine dell’Eternità è il capitolo finale di uno dei libri della saga di Warcraft.”

Quando abbiamo sentito questa frase durante la presentazione di Fine dell’Eternità, abbiamo tutti storto il naso. Ed effettivamente, oggi possiamo dire che avevamo ragione. Questa frase è, oggettivamente, falsa. Almeno dal nostro punto di vista. Perché è indubbio che se vogliamo prendere un ampio arco narrativo della storia di Warcraft che inizi da Warcraft III e porre ad esso una fine, questa non può essere altra se non quella di Legion.

Lì è finito davvero, per noi, quel grande arco narrativo, con la sconfitta e l’imprigionamento di Sargeras (che, lo sappiamo tutti, verrà ritirato fuori insieme al suo carceriere al momento opportuno) e della Legione Infuocata, il vero nemico storico di questo universo narrativo. Lì, in quel momento, nel finale di Argus si è davvero avuta la sensazione di aver messo un punto ad un lunga storia iniziata praticamente vent’anni fa.

Certamente, quel punto non è stato messo con il finale di Shadowlands, di cui comunque manca ancora qualcosina che vedremo nella 9.2.5 (un qualcosa che in ogni caso sarà più proiettata verso Dragonflight piuttosto che “appartenente” a Shadowlands.) Tuttavia, per loro, per Blizzard, quella frase pronunciata da Steve Danuser, è vera. E questo perché Shadowlands gli ha permesso di chiudere personaggi pesanti, (ma appunto, personaggi, non la sua macro-storia), risalenti all’epoca di Warcraft III. Alcuni, i più pesanti, in modo definitivo (Arthas), altri, quelli che sono ancora vendibili alla nuova fanbase di Warcraft, in modo provvisorio (Sylvanas, per cui vale chiaramente lo stesso discorso di Illidan.)

Premettendo che questo discorso sui personaggi ci porta ad un altro argomento che abbiamo già affrontato (qui), possiamo ora chiederci: come è stato messo questo punto?

Secondo chi scrive, questo punto è stato messo decisamente male. Non tanto per la chiusura in sé di quei personaggi ma per tutto ciò che quegli eventi avevano intorno, per l’espansione in cui si trovano.

Per quel che mi riguarda, Shadowlands darà sempre quella sensazione mista tra “potenziale sprecato” e “ma c’era davvero bisogno di sta cosa?”

Un’espansione raccontata male, salvo alcuni punti che sono comunque altissimi (la storyline di Uther), che ci ha consegnato senza ombra di dubbio il peggior villain della storia di Warcraft. Zovaal è un cattivo che sembra buttato lì a caso, un pretesto per mettere quel punto che si voleva mettere ad altri personaggi. Non è approfondito, ha il carisma pari a zero, anche visivamente lo si vede con il contagocce, persino alla fine non si capisce cosa effettivamente volesse…

E nonostante il libro su Sylvanas approfondisca un po’ il personaggio del Carceriere (ed attenzione, questa è un’aggravante), siamo davvero di fronte ad un disastro totale. Parafrasando una frase ormai diventata celebre, si potrebbe davvero dire: “Villain? Quale villain?”

Tuttavia, in questa sorta di “tragedia” che è stata Shadowlands, non si può non considerare un fatto che sembra evidente: Shadowlands è un’espansione palesemente tagliata. E ci diversi elementi che convincono di questo fatto. Basti pensare al fatto che il libro su Sylvanas sarebbe dovuto uscire, nei piani iniziali, a Novembre 2021. Quel libro ha eventi che si svolgono temporalmente dopo la 9.2.. vogliamo davvero pensare che Shadowlands dovesse finire a Novembre? Senza dimenticare quei portali chiusi ad Oribos, alcune storyline lasciate lì… La sensazione che manchi del contenuto inizialmente previsto è insomma davvero forte.

Questa ovviamente non vuole essere una giustificazione per Blizzard, assolutamente, ma è comunque un qualcosa di cui tener conto quando si pensa a Shadowlands, un’espansione che si è semplicemente voluto togliere di mezzo il più in fretta possibile insieme a tutte quei carichi che si ci portava dietro da anni, per iniziare una storia nuova…

E ci troviamo così su Dragonflight, che al contrario di Shadowlands ha dato una sensazione di “nuovo”, sebbene si attacchi, almeno inizialmente, a personaggi noti come gli Aspetti. Questo sa si di un nuovo inizio, e non di un punto di arrivo. Un’espansione che sembra essere molto vicina a Pandaria, il cui storytelling era molto ben fatto e che speriamo si possa ripetere in questa nona espansione di World of Warcraft.