Capitolo 7: Il Bene Superiore

Nonostante gli sforzi e le imprese del Difensore della Corona, il Regno di Stormwind si trovò comunque preso d’assedio dalle truppe dell’Orda. Ma il momento cruciale, l’evento che avrebbe segnato le sorti della guerra, non era ancora arrivato, fino a quel momento.

Poi, un giorno, il giovane mago apprendista Khadgar, e la mezz’orchessa Garona, fecero una scoperta scioccante: era stato Medivh, il Guardiano di Tirisfal, colui che sembrava il più fedele tra gli alleati di Stormwind, a condurre l’Orda su Azeroth. Ma come si arrivò a tale scoperta?

Da giorni, Medivh era strano agli occhi dei suoi ospiti. Spesso spariva per intere giornate, altre volte sembrava stanco e nervoso. Così, in uno di questi giorni, Garona chiese a Khadgar di evocare una visione del passato riguardante Gul’dan e il Portale Oscuro (evocazione possibile grazie alla grande quantità di magia che permeava letteralmente la Torre di Karazhan). Nella visione, i due osservarono Gul’dan ricevere istruzioni un uomo incappucciato, qualcuno che si riferiva a sé stesso come “il Guardiano”. Per Garona e Khadgar fu immediata la comprensione dell’identità di quell’individuo.

Usando più cautela possibile, dopo l’orribile scoperta Khadgar e Garona fuggirono da Karazhan per portare l’inquietante notizia a Re Llane ed al suo campione, Anduin Lothar.

Mentre Lothar accettò rapidamente la notizia e fu immediatamente consapevole di ciò che andava fatto, Llane faticò a condannare a morte colui che era stato uno dei suoi più cari amici da tutta la vita.

Nelle prime ore del mattino seguente, senza allertare il Re, Lothar svegliò Garona e Khadgar e li condusse in cima ad una delle torri del Palazzo Reale. Lì, ad aspettare il trio, c’erano gruppo di grifoni (inviati dai nani) e un paio di altri fanti al comando di Lothar. Non appena tutti i preparativi furono ultimati, la piccola spedizione partì per Karazhan, non prima che Lothar incaricasse uno dei suoi sottoposti, un cavaliere di nome Gavinrad, di comandare le difese di Stormwind in sua assenza.

Dopo essere arrivati ​​alla Torre, il gruppo non riuscì subito a trovare tracce di Medivh e pensarono così che il Guardiano avesse anticipato le loro mosse e che fosse fuggito. Tuttavia, prima che il gruppo lasciasse la Torre, Garona riuscì a individuare una porta segreta che conduceva in basso, in quella che sembrava una versione inversa di Karazhan.

Man mano che proseguivano la discesa, una trappola magica, preparata da Medivh, venne innescata e scatenò un gruppo di bestie demoniache sulla compagnia. Mentre Lothar ei suoi uomini tenevano a bada quelle bestie, Khadgar e Garona continuarono la loro discesa verso il basso. Infine, raggiungendo l’osservatorio inverso, il duo trovò il Guardiano.

Quello che Khadgar e Garona si trovarono davanti fu un qualcosa di terribile e che scioccò profondamente i due, soprattutto il giovane Khadgar, che nel corso degli ultimi mesi aveva pian piano sviluppato un bel rapporto con quello che era il suo maestro. Medivh aveva un aspetto quasi completamente demoniaco. Due grandi corna demoniache gli uscivano dalla testa, aveva una barba fatta di fuoco e sulle mura si stagliavano due ombre. Fu lo stesso Guardiano a spiegare cosa era accaduto.

Lo spirito di Sargeras, il Titano Oscuro creatore della Legione Infuocata, aveva completamente preso il controllo del corpo del mago. Il denone spiegò anche che aveva pianificato questa guerra da centinaia di anni e con un unico scopo: liberare la sua forma fisica, il suo avatar dalla tomba nella quale era stato sigillato dalla madre di Medivh, Aegwynn, secoli prima, in modo da poter distruggere Azeroth e tutti i suoi abitanti.

Intanto, nel tentativo di sorprenderlo e mentre Medivh stava ancora parlando, Garona ha sgattaiolò alle spalle del mago e tentò di pugnalarlo alla schiena, ma Medivh non era certo un avversario che si faceva sorprendere in quel modo e accorgendosi di Garona gli bastò alzare una mano, per lanciare un incantesimo su di lei, facendola barcollare all’indietro.

Anche Khadgar tentò un attacco, ma anche stavolta, Medivh non dovette neppure muoversi. Gli bastò alzare l’altra mano per far si che il suo allievo provasse una sensazione terribile. Khadgar sentì un intenso dolore attraversargli il corpo. Le giunture del suo scheletro sembrarono ribollire a causa di punte infuocate che si trasformarono rapidamente in fitte sorde e palpitanti. Senti il petto stringersi, e gli sembrò che la carne si seccasse e scivolasse via dalle ossa. Era come se i fluidi gli venissero risucchiati dal corpo, lasciandosi alle spalle un involucro avvizzito. Senti che anche la sua magia lo abbandonava, e che al suo corpo veniva tolta la capacità di lanciare incantesimi, e di evocare le energie necessarie.

Fu solo dopo, specchiandosi nel pavimento, che Khadgar capì cosa era successo. Medivh aveva lanciato su di lui una maledizione, invecchiando il suo corpo, eccezion fatta per gli occhi.

Dopo questa mossa, Garona e Khadar iniziarono ad attaccare Medivh, ma il Guardiano si dimostrò essere ben oltre le loro possibilità. Poco istanti dopo, i due erano in ginocchio, storditi e feriti, e Medivh si stava preparando a uccidere Khadgar, quando il Campione del Re, Anduin Lothar, apparve sulla scena in quel preciso momento e costrinse il suo vecchio amico a combattere con lui, in un tentativo disperato di sconfiggere l’amico.

Mentre Lothar teneva preoccupato il Magus, Khadgar riuscì a sgattaiolare per la stanza senza essere notato. Ma perfino Anduin, alla fine, non si dimostrò all’altezza di Medivh e in poco tempo anche lui fu ferito e stordito. Fatto ciò, il mago tornò nel posto in cui aveva lasciato Khadagr, ma con sorpresa di Medivh, egli non era lì.

Il suo allievo era in piedi dietro di lui con la sua spada premuta contro il petto di Medivh. Al primo sussulto del Guardiano, Khadgar si lanciò in avanti e conficcò la sua spada runica nel cuore di Medivh, ferendolo mortalmente.

I due si trovarono in ginocchio, l’uno davanti all’altro e per un breve istante, Khadar rivide il suo vecchio maestro, che ringraziò l’allievo per far posto fine al suo tormento, a quella lotta senza fine. E proprio questo momento è forse la chiave di tutta la personalità che ha contraddistinto Medivh.

Perché è vero che il Guardiano ha causato l’invasione di Azeroth, ma in un certo senso, la sua umanità lo ha anche salvato. Poiché è stata proprio l’umanità presente in Medivh aveva impedito a Sargeras di prendere completamente il controllo e distruggere Azeroth. Senza quell’umanità, Garona, Khadgar e Lothar avrebbero certamente perso il combattimento, era letteralmente impensabile riuscire a sconfiggere Medivh. D’altronde, nessun Guardiano di Tirisfal prima di lui era mai stato sconfitto in combattimento.

Con Medivh in procinto di morire, lo spirito di Sargeras tentò di emergere dall’interno del Mago per evitare di essere “distrutto” insieme a Medivh, ma prima che potesse liberarsi, Ser Lothar decapitò il Guardiano, causando la dissipazione del Titano nella Distorsione Fatua e, ovviamente, la morte istantanea di Medivh . Lothar soffrì molto per quell’epilogo, Medivh era stato anche un suo caro amico per tutta la vita, ma il Campione del Re aveva deciso di perseguire un bene superiore: la salvezza di Azeroth.

Ma queste non furono le uniche conseguenze della morte del Guardiano. Durante lo scontro infatti, un intruso si era intrufolato nelle mente di Medivh: Gul’dan. Lo stregone stava cercando i segreti della Tomba di Sargeras, ma la morte del mago rilasciò un’energia magica talmente potente che perfino il corpo dello stregone finì in coma.

A sua volta questo creò una reazione a catena, in cui il Concilio delle Ombre si trovò senza più la sua guida e di conseguenza così fu anche per il Warchief dell’Orda, Blackhand. Scontento da tempo del suo capo, il secondo in comando di Blackhand, Orgrim Doomhammer, lo sfidò in un Mak’gora, un duello d’onore di tradizione orchesca, per il comando dell’Orda.

Orgrim vinse quel duello, e l’Orda si preparò così all’assalto finale a Stormwind con un nuovo Warchief.

Illustrazione in evidenza ufficiale Blizzard