Capitolo 11: Ceneri e Intrighi

Orgrim Doomhammer e le sue forze continuarono la loro marcia verso il regno elfico di Quel’Thalas ininterrotti, essendo riusciti a fermare l’esercito dell’Alleanza nelle Entroterre, in una lotta continua con le restanti truppe dell’Orda. Mentre superavano la capitale Amani di Zul’Aman, il Signore della Guerra Zul’jin entrò in città per radunare la sua intera razza e unirsi all’imminente assalto ai loro nemici storici. Assaliti dalla frenesia e dalla brama di sangue, migliaia di Troll della Foresta uscirono dalle porte di Zul’Aman pronti per la battaglia, e marciarono a fianco dell’Orda nella sua avanzata verso le terre degli Alti Elfi.

Zul’jin riunisce gli Amani per la guerra contro gli Alti Elfi. Illustrazione di Vadim Simanin (GenDJiK).

Le difese esterne di quest’ultimi furono facilmente rase al suolo da un esercito delle cui dimensioni i cittadini di Quel’Thalas non avevano mai visto. Sebbene la loro avanzata fosse inarrestabile comunque, gli stregoni dell’Orda scoprirono presto che i loro poteri stavano diventando gradualmente più deboli man mano che si spingevano all’interno del territorio elfico. Il leader degli stregoni, Gul’dan, scoprì rapidamente la fonte di questa anomalia. Il Ban’dinoriel (che significa “il Guardiano”) era un grande scudo magico posto su Quel’Thalas dai suoi occupanti migliaia di anni fa, ai tempi della sua fondazione. Costituito da una rete di enormi pietre runiche, questo meccanismo di difesa impediva ad entità esterne (principalmente la demoniaca Legione Infuocata) di rilevare le conoscenze arcane in possesso dagli Elfi, e serviva anche per indebolire i poteri magici degli stranieri, come i Troll od i Cavalieri della Morte in questo caso.

Sebbene sospettoso verso di lui, Doomhammer permise a Gul’dan ed ai suoi seguaci di smantellare le pietre runiche; così facendo, affermò Gul’dan, lui ed i suoi orchi avrebbero smorzato l’effetto indebolente sulla magia dell’Orda. Lo stregone ed i suoi alleati smantellarono quindi rapidamente una delle grandi pietre, con i cui resti avrebbero successivamente scolpito un Altare delle Tempeste. Sfruttando il potere insito in questi grandi massi, il più fidato dei luogotenenti di Gul’dan, l’ogre Cho’gall, fu in grado di eseguire un rituale di immenso potere che trasformò i suoi normali simili in altri dotati di due teste e dai grandi poteri magici. Questi ogre appena creati erano incredibilmente dotati nel lancio di incantesimi e fornirono all’Orda un’altra potente arma per la sua imminente offensiva.

L’ogre Cho’gall, leader del Martello del Crepuscolo. Illustrazione di JamesRyman.

Con i poteri dei suoi incantatori tornati a pieno regime, l’Orda continuò la sua spinta attraverso Quel’Thalas. L’esercito di Orgrim devastò intere campagne durante la sua marcia, bruciando i villaggi ed uccidendo ogni elfo sul suo cammino verso la capitale elfica di Silvermoon. Re Anasterian Sunstrider ordinò ai suoi soldati di resistere agli invasori, convocando i suoi più grandi generali e guerrieri come il Generale dei Ranger Sylvanas Windrunner, il suo secondo Lor’themar Theron e molti altri valorosi combattenti. Nonostante questo, tuttavia, per Quel’Thalas sembrava esserci davvero poca speranza dinnanzi alla possenza dell’Orda. Ma quando sembrava la fine, un altro esercito si presentò nel magico regno: quello dell’Alleanza, guidato da Turalyon.

Intanto, mentre il giovane paladino schierava le sue forze contro l’Orda, Alleria Windrunner tornò a Silvermoon per incontrare la sua gente e, soprattutto, avere un colloquio con Re Anasterian. Arrivata a corte, l’abile ranger portò la testa di un guerriero Amani appena ucciso prima davanti Convocazione di Silvermoon, lanciando il macabro trofeo ai piedi del suo sovrano. Alleria quindi esortò il suo Re ad unire le forze con l’Alleanza per respingere l’Orda dalle loro terre in modo permanente. Infuriato e mosso dal desiderio di difendere il suo popolo, Re Anasterian ordinò la piena mobilitazione dei suoi eserciti per affrontare il nemico. La macchina da guerra elfica si mise così in moto, ed essa fu in grado di fornire molti arcieri, ranger e macchine d’assedio per il conflitto, oltre a numerosi artigiani per le segherie dell’Alleanza. Ovviamente, in qualità di comandante delle forze armate di Quel’Thalas, il coordinamento di queste azioni venne affidato a Sylvanas. In questo modo, per la prima volta in centinaia di anni, dai tempi dell’Imperatore Thoradin, Umani ed Elfi si trovarono nuovamente uniti contro un nemico comune, e l’Orda si trovò improvvisamente in evidente svantaggio.

Alleria Windrunner combatte contro gli Orchi. Illustrazione di NikitaNV.

Sfortunatamente per questa nuova unione però, così com’era stato per la Battaglia di Zul’Dare, i draghi rossi arrivarono presto per cambiare drasticamente le sorti del conflitto. Essendo finalmente riuscito a padroneggiare le loro cavalcature, il clan Fauci del Drago era ora pronto a scendere in battaglia con tutta la potenza dello Stormo dei Draghi Rossi al proprio servizio. La vista dei cavalieri dei draghi gettò nello scompiglio i cavalieri dei grifoni nanici presenti, poiché essi non avevano ovviamente alcuna esperienza nel combattere un tale potente nemico. Ancora una volta, il fuoco dei draghi decimò i ranghi dell’Alleanza, riducendo in cenere le loro truppe. Le azioni dell’Orda distrussero gran parte delle foreste di Quel’Thalas, e presto una tempesta di fuoco avvolse i Boschi di Cantoeterno in una macabra nebbia il cui fumo oscurò il sole.

Per sfuggire alle fiamme, la maggior parte degli Alti Elfi decise di ripiegare nella capitale. Con l’arrivo dei draghi, era infatti ormai chiaro che gli abitanti di Quel’Thalas non potessero più resistere all’Orda con la forza delle armi. Così, gli Elfi si rivolsero ad un’altra fonte di potere per vincere la battaglia e salvare la propria patria. Collegandosi all’inesauribile energia del sacro Pozzo Solare (l’epicentro del potere e della cultura degli Alti Elfi) i maghi di Quel’Thalas furono in grado di evocare uno scudo colossale intorno alla città. Essendo servito a lungo come mezzo per costruire ed espandere la civiltà elfica, il Pozzo Solare ora formava una barriera che le forze di Doomhammer trovavano impossibile da sfondare. L’Orda si schiantò ripetutamente contro lo scudo, e persino il fuoco dei draghi non fu in grado di scalfirlo.

Il Warchief si rammaricò profondamente per questa improvvisa svolta degli eventi e ben presto si mostrò irritato per il tempo sprecato nel Regno degli Elfi, che arrivò a sembrargli inespugnabile. Ma soprattutto, Orgrim realizzò una cosa. Il suo obiettivo fin dall’inizio della guerra era stato la caduta della capitale di Lordaeron, e più tempo l’Orda trascorreva a porre l’assedio a Quel’Thalas, maggiore sarebbe stata la probabilità che l’Alleanza si organizzasse e questo obiettivo non venisse mai realizzato. Sebbene il patto stipulato con gli Amani non fosse stato ancora adempiuto, Doomhammer decise di annullare l’assedio a Silvermoon, ritirare le sue truppe e marciare invece a sud, verso le terre umane. In particolare, nella strategia di Orgrim, l’Orda avrebbe percorso una via che l’avrebbe portata attraverso le pericolose e inospitali Montagne di Alterac. Tuttavia, Zul’jin e gli Amani rifiutarono categoricamente di abbandonare l’assedio di Silvermoon. Essi giurarono di non porre fine al loro assalto fino a quando tutta la civiltà degli Alti Elfi non fosse andata in rovina. Infuriato per aver perso parte del proprio esercito, Doomhammer fu comunque costretto a lasciarsi alle spalle i Troll della Foresta, nonostante l’immenso valore nella guerra mostrato da quest’ultimi fino a quel momento.

Uno dei draghi rossi schiavizzati dal clan Fauci del Drago. Illustrazione di Milivoj Ćeran.

Ma, nelle ombre, un ben più insidioso nemico tesseva la sua tela. Gul’dan aveva infatti osservato questi eventi con interesse, ed alla fine agì secondo mosse che stava pianificando da anni. Il leader degli stregoni si recò dal suo Warchief con una proposta. Affermò che lui e il suo clan Razziatempesta erano a pochi passi dal trovare un modo per sfondare lo scudo magico degli Elfi, e se fossero rimasti indietro mentre il resto dell’Orda iniziava la sua marcia verso sud-ovest, allora avrebbero potuto garantire la distruzione di Quel’Thalas prima di ricongiungersi all’Orda con gli Amani al seguito.

Come sempre, Doomhammer non si fidava dello stregone orco, eppure Gul’dan riuscì a convincere sia lui che Zul’jin dei vantaggi che avrebbe portato questa linea d’azione. In verità, Orgrim aveva ben poco tempo per preoccuparsi di tali questioni; con gli eserciti dell’Alleanza sparsi a est, l’Orda non avrebbe mai avuto un’opportunità migliore di quella per marciare sulla capitale di Lordaeron. Accettò quindi di dare a Gul’dan tre giorni per abbattere la barriera, ma lasciò il clan Fauci di Drago per tenerlo d’occhio e costringerlo a iniziare la marcia verso ovest se avesse superato il tempo imposto dal Warchief.

All’insaputa di Doomhammer però, Gul’dan non aveva più alcuna intenzione di perdere tempo con Quel’Thalas… o con l’Orda, per dire la verità. Pochi giorni dopo la partenza di Doomhammer, lo stregone radunò i suoi alleati e gettò la maschera, rivelando la sua intenzione di abbandonare l’Orda in favore del raggiungimento della famigerata Tomba di Sargeras dove, aveva promesso, a ciascuno di loro sarebbe stato concesso un potere inimmaginabile. Sotto il naso di Orgrim, Gul’dan aveva portato dalla sua parte per tutto il tempo molti orchi, facendoli delle spie all’interno del suo clan, fedeli solo a lui. Ovviamente, anche Cho’gall ed il clan Martello del Crepuscolo erano ai suoi ordini, e così i piani di Gul’dan furono messi in moto.

Gul’dan, il leader degli stregoni. Illustrazione di Peter Lee.

Gli Amani intanto, completamente disinteressati alle promesse dello stregone, continuarono imperterriti il loro assedio di Silvermoon. Il clan Fauci di Drago era riluttante a rischiare l’annientamento ingaggiando attivamente in battaglia Gul’dan ed i suoi alleati, e così scelse di partire per avvertire il resto dell’Orda di questo tradimento, anche se le forze dello stregone iniziarono subito il loro viaggio verso sud. I Troll continuarono spietatamente la loro lotta contro gli Alti Elfi, anche se dopo tutti questi eventi si ritrovarono a combattere da soli e l’esito di quella battaglia non poteva che essere uno. Gli Amani furono respinti dopo molto spargimento di sangue, e Zul’jin stesso fu fatto prigioniero da un gruppo di ranger guidati da Halduron Brightwing, sebbene subito dopo riuscì a scappare e nascondersi.

Nel frattempo, i Razziatempesta ed il Martello del Crepuscolo incontrarono poca resistenza quando alla fine raggiunsero le colline di Colletorto. Lì, requisirono una parte della flotta dell’Orda e partirono a ovest del Grande Mare.

Intanto, ad un certo punto dopo l’inizio dell’invasione di Quel’Thalas, un piccolo gruppo di orchi si era staccato dal gruppo principale e rase al suolo il villaggio di confine di Blackwood, abitato da umani. Gli orchi uccisero tutti i suoi abitanti nonostante la valorosa difesa schierata dal leader di quel villaggio, il Barone Garithos. Suo figlio Othmar era allora tra i cavalieri che stavano combattendo per difendere le terre degli Alti Elfi, ed egli non avrebbe mai dimenticato la morte della sua famiglia che, a suo dire, era da imputare totalmente al popolo di Quel’Thalas.

Ser Othmar Garithos. Illustrazione di hipnosworld

IN ALTO: Il magico regno di Quel’Thalas come appariva alla sua fondazione, nel 7000 BDP. Illustrazione di Peter Lee

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