House of the Dragon 1×07: Scacchiera

Partiamo con quello che ormai è diventato un quasi meme. La settima puntata di House of the Dragon è “la miglior puntata fino ad ora”? Non sono ancora sicuro che sia così, ma quel che è certo è che “Driftmark” (a proposito, solo io ho la sensazione che i titoli in questa serie siano stati messi “a caso”?) il punto in cui gli schieramenti sono finalmente ormai pronti e delineati sulla scacchiera. Il lungo periodo preparatorio è finito e la storia, il tema centrale della serie, può finalmente essere sviluppato. Come da qualche settimana a questa parte quindi, andiamo a vedere cosa ci ha portato questo settima puntata analizzando tempi e personaggi, facendo come al solito attenzione agli SPOILER!

Innanzitutto partiamo dicendo che, come è stato per il quinto episodio, a farla da padrone in “Driftmark” sono stati gli sguardi e i non detto. E questo è evidente fin dalla prima scena, quel funerale di Laena Velaryon dove la “famiglia allargata” si ritrova finalmente riunita al completa ma in cui in realtà ognuno è solo.

È sola Rhaenyra (e devo che in questa puntata mi è decisamente piaciuta l’interpretazione di Emma D’Arcy), che dopo aver perso l’uomo che più le era stato vicino si sente accerchiata dai nemici. È solo Daemon, che rifiuta il tentativo di riavvicinamento del fratello, ed è tremendamente solo anche lo stesso Viserys (piccola parentesi qui, ragazzi, per dire che io ESIGO che venga dato un premio a Paddy Considine, a mani basse quello che ha dato più spessore ed un’interpretazione superba al proprio personaggio) che continua nella sua ormai inutile lotta per tenere unita la famiglia. Chi forse è meno sola è Alicent, che ha visto il ritorno del padre Otto nel ruolo di Primo Cavaliere dopo la morte di Lyonel Strong per mano dell’inquietantissimo Larys. Ma la Regina Consorte presenta altre tematiche in questa puntata, che vedremo più avanti.

Tuttavia, è chiaro ed evidente che i veri protagonisti di “Driftmark” siano i figli di tutti questi personaggi sui cui è incentrato il perno di questo episodio. È qui che vediamo esplodere il conflitto tra i figli Velaryon (solo di nome) ed i figli Targaryen, una rivalità che è comunque risultato delle azioni degli adulti su di loro. Tra la numerosa prole spicca senza dubbio il terzogenito di Viserys e Alicent, Aemond Targaryen, che è colui che accende la miccia. Aemond, che nello scorso episodio ricordiamo essere stato deriso dal fratello e dai nipoti per essere l’unico a non possedere un drago, non solo entra ne entra in possesso, ma reclama quello che è in quel momento il drago più grande e potente di Westeros: Vhagar.

Menzionando la bellezza della scena – inutile invece parlare del tono scuro prevalente in questo episodio, è una scelta stilistica che può soggettivamente piacere o meno – che restituisce tutta la maestosità dell’ultimo drago in vita del Conquistatore, è chiaro ed evidente come questo evento sia il punto di svolta per il personaggio di Aemond. Dopo esser diventato il nuovo cavaliere di Vhagar, il piccolo Targaryen diventa un piccolo Daemon. La rissa tra lui, i nipoti e le figlie di Laena (che ho molto apprezzato per la sua intensità), cancellano il ragazzino un po’ timido e sottomesso, e ci restituiscono un personaggio sicuro di sé ed arrogante. La perdita dell’occhio da parte di Aemond inoltre, ci permette di parlare finalmente di quel foreshadowing di cui vi avevo accennato nella review dell’episodio sei. Provate a rileggere le battute qua sotto adesso.

Abbiamo capito che dovremmo prestare molta attenzione ad ogni parola di Haelaena Targaryen.

E così arriviamo alla scena della Sala dei Nove, vero e proprio cuore pulsante di questa puntata in cui tutti temi vengono condensati ed abbiamo ancora una volta la tensione come protagonista. Attrici principali della scena madre dell’episodio sono sicuramente Rhaenyra e Alicent, il cui dualismo ci viene letteralmente buttato in faccia. Le due sono esattamente l’una l’opposto dell’altra ed emerge tutta l’invidia della Regina nei confronti della sua ex amica. Alicent invidia tremendamente la libertà di Rhaenyra, una libertà che lei non ha mai avuto e la cui assenza l’ha costretta ad una vita imposta da altri. Dall’altra parte, l’erede al Trono di Spade è abile a toccare i punti giusti per mettere Alicent in cattiva luce e provocare in lei la reazione violenta. Una scena, anche questa, che sottolinea ancora di più la diversità tra le due donne (notare infatti come Rhaenyra sia calmissima quando affronta la Regina). Il tutto però, è da ricondurre al comportamento di Viserys, che alla fine decide di non punire… nessuno. Il Re ormai è al punto di non ritorno (mi sa che lo saluteremo a breve), distrutto da anni di faide familiari che lo hanno consumato (ed in questa puntata vediamo come inizi anche a non essere del tutto lucido chiamando Alicent con il nome della sua defunta prima moglie, “Aemma”). Come detto quindi, Viserys non punisce nessuno per l’accaduto tra i figli ed i nipoti, ma invece fa un ultimo, disperato e drastico tentativo per cercare di porre fine alla faida: minacciare di aver la lingua tagliata a chiunque metta in dubbio la legittimità dei figli di Rhaenyra. Un atto che sappiamo bene non fermerà i sussurri, così come lo sanno bene Rhaenyra e Daemon, il che ci porta al finale della puntata.

Rhaenyra e Alicent.

Prima di parlarne però mi sembra giusto trattare brevemente anche qualche altra scena di “Driftmark”. Per esempio, ho apprezzato tantissimo il confronto tra Corlys Velaryon e la moglie Rhaenys. A Westeros non c’è posto per la giustizia (la tesi sostenuta da Rhaenys), perché l’eredità, il nome, è tutto (come sostiene invece Corlys). È quindi il davvero il nome a prevalere sul sangue? Si… ma anche no.

Infatti, in questo episodio abbiamo avuto anche la tanto attesa riunione (ed unione) tra Rhaenyra e Daemon. Una reunion che già dall’inizio dell’episodio ci è stata mostrata con lo scambio di sguardi tra i due ma che, devo essere sincero, mi ha un po’ deluso. Non ho trovato infatti nella scena d’amore tra zio e nipote la stessa intensità che ha permeato l’intero episodio. È come se parte della chimica che si era costruita tra i due personaggi nella prima parte della stagione fosse andata persa (ed in questo avranno sicuramente influito i dieci anni di lontananza), ma personalmente mi aspettavo che l’unione tra i due fosse più passionale, più carica di quell’erotismo che fin dalla prima puntata aveva caratterizzato il loro rapporto e che aveva raggiunto il suo apice nell’episodio quattro. Molto scenografico invece il matrimonio finale con il rito Valyriano, anche se forse avrebbe meritato qualche minuto in più.

Chiuse queste doverose parentesi, passiamo al finale della puntata e alla questione Laenor. Tuttavia, è difficile parlare di questa cosa senza parlare anche del libro, quindi adesso andremo a confrontare ciò che succede nel testo di Martin con ciò che invece è accaduto nella serie. Ne consegue quindi che seguiranno SPOILER SU “FUOCO E SANGUE”.

Quindi, Rhaenyra e Daemon capiscono che una loro unione ufficiale darebbe più forza alla pretesa al trono di lei. Ma ciò non può avvenire finché Laenor è vivo. A proposito, bellissimo il discorso sull’appartenenza al fuoco da parte dei Targaryen che diventa una metafora di come questa famiglia si schiava della regalità e del potere che ne consegue. Viene quindi orchestrata la finta morte di Laenor, che nel libro sappiamo essere morto, MA…

Gli sceneggiatori si sono giocati questo cambiamento nel modo più intelligente possibile, che potrebbe passare anche come un non-cambiamento. Per spiegare il perché di questo serve fare un ragionamento, cercate di seguirmi.

Come i lettori di Martin sanno, le sue opere dell’universo di ASOIAF hanno una caratteristica comune, ovvero l’assenza di un narratore onnisciente. Le storie sono raccontate o tramite POV (come nel caso di GoT) o tramite resoconti di personaggi interni a quel mondo. Questo secondo caso è proprio quello di “Fuoco e Sangue”, testo dal quale è tratta “House of the Dragon”. Ora, essendo la fonte un resoconto non di un narratore onnisciente, le notizie riportare all’interno del testo potrebbero anche essere false. Nel libro viene si detto che Laenor muore e viene messo lì il sospetto che Daemon e Rhaenyra siano coinvolti, ma non c’è la certezza di questa cosa. Ed in questa scena cosa sentiamo dire a Daemon? “Noi sapremo la verità, ma i nostri nemici no.” E questo concetto è esattamente ciò il fondamento dello stile di Martin e dell’universo di ASOIAF.

Lo scrittore fittizio di “Fuoco e Sangue” riporta una sua versione, che non è necessariamente la verità, poiché appunto essendo un personaggio interno di quel mondo, non onnisciente e vissuto in un periodo successivo, lui non può conoscere la verità dei fatti. È ovvio comunque che resta la “questione del drago” di Laenor come grosso punto interrogativo a questa interpretazione di questo (non?) cambiamento, ma per avere una risposta a questo possiamo aspettare l’evolversi della serie.

In conclusione, non so ancora dire se “Driftmark” sia “il miglior episodio fino ad ora”, ma so per certo che questa serie è un crescendo continuo. Questa puntata ha cristallizzato in modo chiaro e definitivo la scacchiera di gioco. Gli schieramenti sono ormai definiti, la Danza sta per iniziare.