Gli Anelli del Potere 1×03-04: condensare la Storia

Adar, il nuovo villain de Gli Anelli del Potere
Adar, il nuovo villain de Gli Anelli del Potere

Negli ultimi due episodi della serie Amazon dedicata a Il Signore degli Anelli si sente più forte la problematica della compressione temporale. Sarà questo il tallone d’Achille che farà crollare tutto il giocattolone di Bezos?


Primo: non ce l’ho fatta a recensire l’1×03 quando è uscita, quindi ho “deciso” che gli appuntamenti con Gli Anelli del Potere e le mie personalissime recensioni saranno bisettimanali. Facciamo finta che sia stata una scelta precisa per non riempire il palinsesto del sito con contenuti di Fuori Azeroth, ché se uno entra qui si aspetta di trovare altra roba e dice “Ma come, io pensavo che questi parlassero di World of Warcraft!”. Tutta un’abile manovra, la mia, mica esigenze di forza maggiore… Secondo, come sempre: occhio agli spoiler.

Ma basta ciance. Dopo una coppia di episodi iniziali per me molto convincente, le puntate 3 e 4 de Gli Anelli del Potere – ‘Adar’ e ‘La grande onda’ – mostrano qualche debolezza in più, senza però rinunciare a quelli che sono i punti forti della serie. In primis l’atmosfera: torno ancora a fare un grande plauso a chi ha lavorato all’adattamento del worldbuilding e ha deciso che non si potevano fare mezze misure. L’all-in deciso da Amazon che ha portato a spendere centinaia di milioni di dollari per questa produzione ha dato i suoi frutti: Arda è meravigliosa, e vedere finalmente angoli del pianeta che non avevamo mai potuto scorgere come Númenor, Khazad-dûm e Mordor prima che diventasse la terra di fuoco e morte che conosciamo è meraviglioso ed emozionante. La Terra di Mezzo vibra di vita, colori e suoni, ed è forse questo il pregio più grande di questa serie, che è capace di dire “Signore degli Anelli” e “Peter Jackson” in ogni shot aereo. La Terra delle Stelle in particolare è un capolavoro visivo, con rimandi alle architetture di Gondor che ben abbiamo impresse: la ‘vela’ di Minas Tirith che svetta sui campi del Pelennor ha fatto da guida per il design del Palazzo Reale. Númenor è davvero il reame più potente di Arda dopo Valinor, e tutta questa forza e regalità traspare da ogni singolo fotogramma in esso ambientato. Rimane però quella punta di arroganza, di eccessiva sicurezza che sarà il seme della sua distruzione. Meraviglioso il presagio sulla fine di questo regno mitologico. Davvero un lavoro di regia splendido, in tutto questo, nel creare proprio l’esatta sensazione di respiro profondo prima del balzo.

Se il quadro generale della questione è così bello, stranamente quando si scende nel dettaglio le cose diventano meno ben costruite. I personaggi sono ancora acerbi a volte, a parte alcuni come Elrond e Durin. Galadriel è nel pieno del suo percorso formativo; Halbrand è il jolly che gli sceneggiatori si sono sicuramente tenuti ben da conto (Sarà Sauron? Il Re degli Stregoni? Qualcuno di completamente diverso?) quindi tutte le sue scene sono avvolte da questo mistero misterioso; lo Straniero – unica cosa veramente interessante della storyline dei Pelopiedi – rimarrà ignoto fino al colpo di scena finale che sicuramente arriverà (e che speriamo non sia Gandalf, ti prego, per Eru onnipotente fa che non sia Gandalf). Insomma, le meccaniche narrative possono risultare un filo pesanti e forzate in alcuni momenti, e a perderci sono principalmente i personaggi più che la storia in sé.

Gli Anelli del Potere: troppa fretta?

Veniamo dunque all’elefante nella stanza. Già nella mia prima recensione avevo parlato del problema della compressione temporale ne Gli Anelli del Potere, che poteva risultare in un po’ di situazioni strane per chi conosce la timeline della Seconda Era. Ho provato a estraniarmi e a vedere la serie con l’occhio di qualcuno che non ne sa niente, e mi sono confrontato con amici che non conoscono bene la scansione degli eventi: la serie fila, ed è perfettamente godibile com’è. Anzi, forse proprio grazie allo stratagemma narrativo attuato – circa 3000 anni di eventi condensati in poche settimane – risulta tutto più credibile e funzionale. Eppure io non riesco a togliermi dalla testa che Elendil sia nato 1500 anni dopo la forgiatura degli Anelli, che Sauron avesse già ricostruito Barad-dûr e conquistato le terre del Sud così come l’Eregion ben prima che i Numenoreani facessero vela per la Terra di Mezzo – esortati dall’Alto Re Gil-Galad, tra l’altro, non da Galadriel né da strane visioni. Anche la faccenda del Palantír, la pietra veggente che Miriel mostra all’elfa nel quarto episodio, è gestita in maniera discutibile. La Regina Reggente spiega infatti che le altre pietre sono andate perdute, cosa niente affatto vera: le Pietre Veggenti sono un vanto per Númenor, e fu Elendil a salvarle dalla distruzione e portarle – tutte e Sette – nella Terra di Mezzo, dove furono divise tra Gondor e Arnor.

Sono dettagli, mi si dirà: e io sono d’accordo, anche in forza del fatto che molti amici meno invasati di me hanno confermato la perfetta seguibilità della serie. Forse soprattutto se non si sono letti i libri. Ed è questo che ormai sono portato a pensare: Gli Anelli del Potere è una serie ispirata da un’opera che non può, e per sua natura non potrà mai, essere adattata rispettosamente. Immaginate di restituire il trascorrere di secoli, millenni, per raccontare coerentemente tutti gli eventi di un’intera Era, quando per raccontare quelli della Caduta dell’Anello ci sono voluti sei film. Si tratta sicuramente di un compromesso importante, ma anche irrilevante ai fini di come si è scelto di raccontare questa serie. Gli eventi principali, quelli inevitabili, verranno. Personalmente aspetto di arrivare in fondo al viaggio per farmi un’idea più precisa.

Menzione speciale questa settimana per Adar, il ‘Padre’ (cioè il significato del suo nome in Sindarin). Un villain che in molti aspettavano e che io personalmente ho trovato stupendo. Creato apposta per la serie, questo malinconico e tormentato comandante degli Orchi – ancora da chiarire se sia proprio una delle molte forme di Sauron o un elfo caduto al suo servizio – ci regala con Arondir una delle scene migliori della serie finora, anche esaltata dalle performance di Joseph Mawle e Ismael Cruz Córdova. Ironico che tutto ciò venga proprio da due personaggi che nei libri non esistono, eh? La linea narrativa che coinvolge lui, gli Uomini del Sud, il giovane Theo e la misteriosa spada nera è forse la più intrigante di tutte, proprio perché del tutto nuova. Sono davvero, davvero curioso di vedere dove si andrà a parare e come il famigerato ‘Culto’ già comparso nei trailer si potrebbe collegare con i fedeli del Signore Oscuro nascosti tra i profughi. La meteora è il Segno: di cosa, solo i prossimi episodi ce lo riveleranno.