Aluneth

Il bastone magico conosciuto con il nome di Aluneth è stato posseduto per un certo periodo da Aegwynn, la penultima Guardiana di Tirisfal e madre di Medivh, anche se diverse leggende indicano che esso è molto più antico di lei. Secondo queste leggende, Aegwynn avrebbe trovato Aluneth circa un secolo dopo aver ottenuto il titolo di Guardiano, ed in seguito avrebbe usato lo stesso bastone in molte battaglie contro la Legione Infuocata. Diversi anni prima di passare i propri poteri a Medivh, Aegwynn avrebbe infine nascosto il bastone.

Ma non è il potere in sé a rendere affascinante e misteriosa la storia di quest’arma, quanto l’entità che vive in essa, la cui storia è davvero antica.

Le prime creature su Azeroth a scoprire Aluneth furono i saggi draghi dello Stormo Blu. Mentre essi manipolavano il tessuto della realtà, “toccarono” un altro piano dell’esistenza ed entrarono in contatto con una strana entità arcana. Incuriositi dall’esistenza di quest’essere, i draghi evocarono Aluneth nella loro roccaforte, il Nexus, per condurre ulteriori studi. L’entità si ribellò immediatamente, distruggendo innumerevoli tomi ed artefatti prima che venisse contenuta dagli stessi draghi che, curiosamente, anziché essere arrabbiati, si trovarono deliziati dalla natura capricciosa della creatura. Passarono così anni in cui lo Stormo Blu continuò a condurre esperimenti innocui su Aluneth per saziare la propria curiosità, per poi rimandarlo infine “a casa” nel suo piano d’esistenza.

Anni dopo, un arcanista elfo di nome Meitre entrò in contatto con un misterioso drago blu, dal quale venne a conoscenza dell’esistenza di Aluneth e del piano in cui abitava. Sebbene non trovò mai un modo per “schiavizzare” Aluneth, Meitre ne scoprì invece uno per “incanalare” potere magico dall’entità per migliorare i propri incantesimi. Durante la Guerra degli Antichi, l’arcanista padroneggiò la sua connessione con l’essere, ed in un’occasione usò questo stesso potere per effettuare un teletrasporto di massa per mettere in salvo le forze della Resistenza Elfica dall’assalto dei demoni della Legione. Un atto davvero quasi impensabile per l’epoca e che poteva essere compiuto solo da pochissimi maghi.

Come risaputo, alla fine della guerra, gli Elfi della Notte vietarono l’uso della magia arcana, poiché credevano che continuare a maneggiarla avrebbe portato solo ad un altro disastro come quello appena avvenuto. Meitre tuttavia rifiutò tale decisione, esitando al pensiero di perdere la sua connessione con Aluneth e si ritirò dalla società diventando un vero e proprio eremita. L’arcanista lasciò dietro di sé molti rotoli di pergamena che avrebbero continuato ad essere utilizzati nello studio della magia per millenni, ma l’esistenza di Aluneth venne dimenticata da tutti per altrettanti millenni, proprio fino al tempo di Aegwynn. Rendendosi infatti conto che Meitre aveva esercitato più potere di quanto avrebbe potuto fare un qualsiasi normale mago, Aegwynn scoprì una serie di rotoli di pergamena perduti scritti dallo stesso Meitre che descrivevano sia Aluneth che gli incantesimi usati per attingere al potere dell’entità.

Decidendo di legare Aluneth alla sua volontà e di usarla come arma contro la Legione Infuocata, Aegwynn evocò l’entità su Azeroth con facilità, ma essa, come prevedibile, si rifiutò di obbedire agli ordini della maga. Aluneth si oppose alle magie di contenimento del Guardiano ed annullò il suo incantesimo, ma Aegwynn non si arrese, anzi, si trovò affascinata da quella sfida. Dopo molti tentativi senza successo, alla fine la grande maga riuscì a legare l’entità ad un bastone magico a cui diede lo stesso nome di quest’ultima. Tuttavia, sarebbero occorsi molti altri anni prima che il Guardiano fosse in grado di sfruttare veramente il potere di Aluneth.

Durante la sua battaglia contro l’avatar di Sargeras, Aegwynn fece appello ad Aluneth per assisterla, ma quando l’entità per l’ennesima volta tentò di opporsi alla sua volontà, la maga fu costretta ad evocare un’altra celebre e leggendaria arma, Atiesh, per aiutarla in battaglia. Come racconta la storia, anche se riuscì a sconfiggere l’avatar, una parte dello spirito del Titano Oscuro si trasferì nell’anima di Aegwynn, oscurando i suoi pensieri e spingendola ad allontanarsi dai suoi alleati, il Concilio di Tirisfal. Aegwynn decise di creare un rifugio nascosto sotto forma di una grande torre, usando proprio il potere di Aluneth per deformare la realtà intorno a quest’ultima fino a quando la stessa torre, conosciuta da quel momento in poi come Karazhan, non fu completata.

Aegwynn tempo dopo diede alla luce un figlio, Medivh, il quale fu posseduto sin dalla nascita dallo spirito di Sargeras che passò dalla madre al bambino.

Anni dopo, Medivh permise all’Orda di arrivare su Azeroth, costringendo Aegwynn ad affrontarlo. Nonostante l’aiuto di Aluneth, la potente maga non fu in grado di sconfiggere suo figlio e si trovò costretta a fuggire. In seguito Medivh venne ucciso, ma la sua morte fu di ben poco conforto per Aegwynn la quale, con il poco potere che le era ormai rimasto, decise di resuscitare Medivh, per donare al figlio una vita libera dall’incubo di Sargeras. Dopodiché, la potente maga decise di andare in esilio ed affidò Aluneth al Kirin Tor di Dalaran.

Per impedire a chiunque di abusare del potere di Aluneth, il Kirin Tor rinchiuse il bastone nella Volta del Nexus, dove esso sarebbe rimasto per anni sotto la protezione dello Stormo Blu, prima di venire affidata ad un eroe per combattere nuovamente la Legione all’ora della sua terza invasione.

Illustrazione in evidenza ufficiale Blizzard