La ragazza nella locanda

Era una giornata piovosa a Darnassus quando una giovane Elfa della Notte aprì la porta ed entrò nella locanda. Non tolse il mantello che le copriva le spalle, né il cappuccio che le nascondeva il volto, e si sedette ad un tavolo in un angolo. La pioggia ed i tuoni avevano fatto sì che la locanda fosse davvero affollata in quel momento, c’erano Kaldorei di ogni tipo, dai semplici cittadini della capitale alle Sacerdotesse di Elune, fino ai mercanti di altre razze dell’Alleanza ed ai soldati delle Sentinelle.

L’attenzione della giovane Elfa venne catturata dal tavolo vicino al suo, dove un altro Elfo della Notte stava intrattenendo un gruppo di suoi compagni raccontando una storia, la fine della quale provocò una risatina anche in lei oltre che in tutti gli Kaldorei seduti con lui.

“Sei bravo a raccontare storie” disse la giovane elfa rivolgendosi al suo compatriota. Quest’ultimo si girò, sorridendo a quella sconosciuta e fece per avvicinarsi a lei.

“Grazie, mia signora” iniziò “non siete di queste parti? Cosa vi porta a Darnassus?”

“Vengo da un villaggio lontano, sono qui solo di passaggio” rispose la giovane elfa mentre il maschio si sedeva al suo tavolo. “Ma sono contenta di essere entrata in questa locanda ed aver sentito la vostra storia, mi ha divertita.”

“Ne sono felice, mia signora, sono un semplice artigiano ma quando posso cerco di donare un po’ di allegria ai miei compagni in questi tempi bui”, rispose l’elfo.

“Davvero ammirevole da parte tua….il tuo nome?”

“Altruis, mia signora, mi chiamo Altruis.”

“Altruis, vivi qua con la tua famiglia?”

Il volto di Altruis si incupì di colpo, e prese a sorseggiare l’idromele nel suo bicchiere.

“Ho perso la mia famiglia durante la Terza Guerra, mia signora, vivo da solo.”

“Oh, mi dispiace…”

“Ogni notte il ricordo del giorno in cui li ho persi tormenta i miei sogni, è anche per questo che cerco di far ridere la gente… allontana quel pensiero dalla mia mente.” disse con amarezza Altruis alla straniera che da un momento all’altro fece per alzarsi dal tavolo, e fu proprio in quel momento che l’Elfo della Notte vide, solo per un istante, gli occhi verdi come smeraldi della straniera nascosti sotto il cappuccio.

“Sei un brav’uomo Altruis”, iniziò lei, “ti prometto che quest’incubi non infesteranno più i tuoi sogni.”

Altruis rimase un po’ perplesso da quelle parole. “Come potete promettere una cosa del genere? Fate parte della Sorellanza di Elune? Pregherete la Dea per me? O forse siete un’adepta delle vie druidiche e conoscete qualche incantesimo? Ma state andando via? Non mi avete ancora detto niente di voi!”

La giovane Elfa rise sommessamente ancora una volta. “Non sono né una Sacerdotessa né un druido, Altruis. Come ti ho detto, vengo da un villaggio lontano e sono qui solo di passaggio, e diciamo che anche a me piace sognare…. Abbi cura di te, addio.”

Non dando all’artigiano nemmeno il tempo di rispondere, la giovane Elfa della Notte si voltò ed uscì dalla locanda di Darnassus in quella giornata piovosa. Da quel giorno Altruis non fu più tormentato dagli incubi di quell’infausto giorno in cui perse la famiglia, ed ogni giorno per molto tempo si recò alla locanda nella speranza di rincontrare quella straniera che l’aveva liberato e della quale non conosceva né il volto, né il nome.

Ma non la rivide mai più.

Illustrazione in evidenza di MLeth su DeviantArt