Capitolo 4: La lunga strada

La Cometa del Mare attraccò in quella che un tempo era stata la costa del Regno di Lordaeron.

“Non ci è possibile proseguire oltre” aveva detto il Capitano Greta. “Gli Oscuri pattugliano le coste di Quel’Thalas giorno e notte. Da qui sarà la fortuna ad accompagnarvi.”

E di fortuna Z ed i due gnomi Yazeed ed Akhouma ne avrebbero avuto parecchio bisogno. Il paesaggio circostante era completamente in rovina. ‘Come tutto il mondo’, pensò l’elfo. Le strade che un tempo univano le Radure di Tirisfal alla Foresta di Silverpine ed alle Terre Infette non esistevano più. Al loro posto vi era solo uno sconnesso e dissestato sentiero, invaso da erbacce e pietre in più punti. Il tetro colore del cielo non aiutava certo ad essere di buon umore, né tantomeno lo erano i pensieri di Z. ‘Non si è risparmiato. In queste condizioni non potrò mai confrontarmi con lui.’

“Qui vicino c’è un villaggio.” Ricordò le parole della pirata dai capelli rossi. “O meglio, i quattro massi che ne restano. Mesi fa qualche sopravvissuto si nascondeva lì, con la benevolenza degli dèi li troverete ancora lì e magari potranno offrirvi un pasto caldo ed un buon letto.”

Z ed i suoi compagni pagarono il Capitano Greta il compenso pattuito, poi videro la nave riprendere il largo ed allontanarsi all’orizzonte, fino a quando scomparì dalla vista.

L’elfo si poggiò sul suo bastone per iniziare a camminare, con quel terreno irregolare non aveva altra scelta.

“Di nuovo in cammino”, disse Yazeed. Lo gnomo si toccò la barba. “Abbiamo fatto un bel viaggio ma siamo ancora lontani da Silvermoon. Ma direi di dirigerci verso questo… Villaggio. Ho fame e quella traversata non mi ha fatto chiudere occhio per tre settimane.”

Z si mise in spalla la sua borsa da viaggio e cominciò ad arrancare in avanti. “Faremmo meglio non stare qui per strada. Non si sa mai chi potremmo incontrare.”

“Hai paura degli Oscuri?” chiese Akhouma.

“O dei Worgen.”

“Anche quelle bestiacce? Speriamo che quella pirata avesse ragione e gli dei ci giardino con benevolenza” fece Yazeed.

‘Gli dèi non abitano più in questo mondo’, pensò cupamente Z. ‘A parte quello che lo ha distrutto.’

Il gracchiare di un corvo sul cielo cupo delle Radure di Tirisfal, gli suonò come una conferma.

Camminarono circa mezz’ora prima che intravedessero i resti del villaggio menzionato da Greta. La Strada del Re non era stato uno spettacolo piacevole, seppur avessero percorso solo un breve tratto. Lungo la strada avevano trovato un carretto abbandonato con le mosche che sciamavano su del cibo marcio, poco più là c’era la carcassa di un cavallo. ‘Tutto questo rende queste radure ancora più tristi di quel che sono.’

Le rovine del villaggio non erano tanto diverse. Molte case erano crollate ed anche quella che doveva essere stata la taverna mancava della parte superiore, come se fosse stata tagliata in due da una spada. Ancor meno fortuna aveva avuto l’edificio principale del villaggio, di cui non restava più nulla tranne che delle pietre, sulle quali si muoveva un gatto. Fuori non c’era molta vita. Un bambino umano vestito di stracci stava giocando su una pozzanghera. Quando notò i tre forestieri li guardò con i suoi piccoli occhi blu.

‘Forse è l’unico colore che troveremo qui’

“Ehi, piccoletto” disse Yazeed muovendo le piccole gambe verso il bambino. Ma questi corse via verso la locanda. “Iniziamo bene..” completò lo gnomo con la frustrazione nella voce.

“Entriamo nella locanda anche noi”, disse Z avviandosi verso la strattura decadente. “Qua fanno un’ottima birra.”

Yazeed ed Akhouma si scambiarono un’occhiata. “Perché, sei già stato qui, Z?”

L’elfo non si voltò indietro. “Si, tempo fa.”

‘Quella volta però pioveva.’

Il lento cigolio di una porta ruvida ed arrugginita introdusse Z ed Akhouma all’interno della locanda. ‘Più che una locanda sembra una vecchia cantina’. Il nero aveva preso possesso di quell’ambiente. Alcuni travi bruciate erano crollate sul tavolo più vicino al camino. Alla cucina mancava la porta, e sulla destra, le scale per andare al piano superiore si fermavano a mezz’aria. Il bambino dagli occhi blu si trovava in quel punto. Le uniche luci erano rappresentate da una debole lanterna attaccata al muro vicino alle scale e dal timido fuoco vicino all’unico tavolo ancora intero. Lì erano seduti due figure, un uomo ed una donna, mentre di fianco a loro vi era un uomo in piedi, ricurvo sulle spalle.

L’uomo, aveva dei folti riccioli biondi ed un ispido pizzetto sul viso. Il volto presentava delle cicatrici qua e là, una anche sotto i vispidi occhi dal colore dell’oro, segno che non amava la vita tranquilla. Vestiva una malandata camicia verde, rattoppata con pezzi di stoffa grigia su un fianco e su petto. Il fisico sembrava slanciato ed agile.

La donna era più giovane dell’uomo e cosa più strana ancora, indossava un’armatura. Una dai colori rosso e bianco, che mostrava un simbolo sulla spalla; un fiore rosso ricoperto dalle fiamme. Alla ragazza mancava però l’elmo. I capelli corvini le scendevano sulle spalle, gli occhi dal color nocciola le brillavano illuminati dalle fiamme del camino.

‘Occhi determinati, occhi vivi.’

Non aveva segni sul volto, ma come un velo di rabbia la circondava. I due stavano discutendo tra loro quando si accorsero dei nuovi arrivati. Li guardarono, ed in quel momento l’uomo in piedi si voltò verso Z ed Akhouma. Era un elfo del sangue, ma era talmente malandato da sembrare vecchissimo. ‘Addirittura più di me.’ Sulla testa l’elfo aveva come una paglia rossa, i suoi occhi erano due smeraldi che avevano perso la luce, due occhi spenti. Il viso era pieno di rughe, le mani nodose si sfregavano in continuazione. Della peluria bianca gli spuntava dal mento qua e là. Indossava indumenti comuni. Delle brache marroni, e un vecchissimo farsetto blu, completamente scolorito. Ai piedi portava degli stivali ricuciti alla meno peggio.

Si avvicinò a Z ed Akhouma trotterellando.

“Buongiorno, miei signori” biascicò facendo un goffo inchino. “Benvenuti alla locanda di Brill. Vi prego accomodatevi pure.” Indicò i due posti liberi davanti all’uomo ed alla donna. “Cosa vi porto, miei signori? Volete da bere? Abbiamo dell’ottima birra e del vino speziato. O siete forse affamati? In questo caso abbiamo uno squisito stufato di montone. Prego, prego, dite pure”. L’elfo continuava a fare inchini.

“Ecco un tipo di elfo che mi piace, servizievole! Fossero tutti come te, amico mio…” disse ridendo Akhouma.

L’elfo si esibì in altri inchini. “Al vostro servizio, miei signori. Se a voi compiace, miei signori.”

‘Cosa non si fa per vendere. Di questi tempi qualche moneta fa davvero comodo.’ Z non badò alla frase dello gnomo. “Portaci due stufati e due birre.”

Si accomodarono al tavolo. Le sedie scricchiolavano pericolosamente. Z appoggiò il suo bastone al muro.

“Non si vedono spesso dei viandanti da queste parti”, disse l’uomo. Z notò che stava giocherellando con una moneta d’argento facendola scivolare tra le dita.

“Immagino si possa dire lo stesso per un pirata ed un cavaliere” si limitò a rispondere Z.

“Io sono solo di passaggio” disse con tono fermo la donna cavaliere. Diede un sorso alla brocca di vino che aveva in mano. “Non voglio stare un minuto di più in questo posto. Trovi più allegria in un cimitero.”

Z sorrise sommessamente.

“Allegria?” l’uomo eruppe in una risata sguaiata. “L’allegria non è su Azeroth da cinque anni, ragazza soldato! Nonostante tu ed i tuoi amichetti continuate a giocare alla guerra.”

“Non giochiamo alla guerra!” La ragazza scattò verso l’uomo. Z vide i suoi occhi saettare su di lui. “L’Ordine della Fiamma si batte da anni per tutti noi sopravvissuti! Anche per quelli che non lo meritano come te, Deepwater!”

‘Questa donna sa il fatto suo.’

L’uomo rise ancora più forte. “Non sai quello che dici, Rhenya. Ma ti capisco, soffri ancora per il tuo cavaliere. D’altronde sei entrata nell’Ordine per questo, no?”

La donna batté il pugno sul tavolo. “L’Ordine scaccerà le tenebre da Azeroth! Riporteremo la luce in questo mondo perché dobbiamo farlo, al di là del mio promesso! Lo dobbiamo a tutti coloro che sono caduti sotto gli Oscuri, al nostro pianeta che è stato distrutto da questi invasori!”

Deepwater fece una smorfia. In quel momento tornò l’elfo malandato con le due birre e le due ciotole con lo stufato di montone. “Hai sentito, Fiume Bianco? La donzella qui, combatte anche per te.”

L’elfo sorrise, un sorriso pauroso, e riprese ad inchinarsi. “Grazie, mia signora, grazie.”

“Donzella lo dici a tua madre, lurido pirata! Non vedo l’ora di prendere quella nave ed andare il più possibile lontano dai guitti come te…” disse con disprezzo la ragazza, prima di voltarsi e non prestare più la minima attenzione all’uomo. Quest’ultimo sogghignò, poi si rivolse ai due uomini davanti a lui.

“Non fate caso a lady Rhenya Blackfire, amici miei. Soffre ancora per la perdita del suo Æthelweard”, disse con tono conciliante, la ragazza lo fulminò con lo sguardo. “Dove siete diretti voi? Siete fuggitivi? O cercate forse qualcuno?”

“Siamo diretti a nord.” Rispose Z senza distogliere lo sguardo dalla sua ciotola. ‘Più che uno stufato di montone sembra una brodaglia di fogna.’

“A nord?” Deepwater era un tipo curioso. “A nord ci sono solo Oscuri, amici miei. E cosa cosa li combatterete se li incontrerete? Con quello?” chiese in tono divertito indicando il bastone appoggiato al muro.

Z lo guardò torvo. “Ho i miei due compagni maghi, con me a difendermi.”

“Compagni? Io qua vedo solo uno gnomo.”

“Yazeed è fuori a contrattare dei cavalli” rispose Akhouma mentre sorseggiava la sua birra. “Non possiamo farci tutta la strada a piedi!” Concluse infine asciugandosi le labbra con il dorso della mano.

“Beh, il Nord dei Regni Orientali è sempre più sicuro di Kalimdor, dove è diretta la nostra eroina qui”, fece un inchino beffardo verso Rheyna. “Quella si che è una missione suicida!”

La donna sbuffò. Strinse un pugno. “Il Comandante crede che a Kalimdor ci sia una buona pista per combattere gli Oscuri” disse rabbiosamente Rheyna.

“Allora il tuo Comandante deve essere un idiota!” replicò Deepwater. “Andare a Kalimdor vuol dire dover combattere non solo gli Oscuri, ma anche i loro alleati elfi!”

“E allora combatteremo anche loro!” inveì la donna prima di alzarsi ed uscire dalla locanda.

Z la seguì con lo sguardo. ‘Il coraggio di certo non le manca…’

“Cos’è questa storia degli elfi?” stava chiedendo intanto Akhouma. “Io sapevo che i sopravvissuti alla Rovina si erano costituti un regno indipendente.”

Il pirata lanciò la monetina d’argento in aria, poi la riprese in mano. “Allora sapevi male, mio piccolo amico. La Regina Yeonlang a quel che si sa è alleata degli Oscuri, sul suo palazzo sventola il loro vessillo insieme al suo. Girano terribili voci su quella donna.” Deepwater si espose verso di loro, il fuoco del camino gli illuminò metà del volto. I riccioli biondi brillarono come raggi di sole. “Ho sentito che uno sciamano del Circolo della Terra è andato da lei per negoziare e lei l’ha consegnato agli Oscuri che l’hanno bruciato vivo. Altri pirati giurano di aver visto la sua testa su una picca nelle mura del Palazzo. Pare che Yeonlang tenga nella sua corte gli Oscuri, che la consigliano in ogni decisione.”

Z ascoltò in silenzio le parole del pirata, bevendo la sua birra. ‘Sapeva più questa di montone che lo stufato. Questo posto non è più come una volta.’

“Hai sentito, Z? Questa si che è nuova!” fece Akhouma.

“Si ho sentito.. E che mi dici del nostro amico locandiere invece?”

Deepwater si ritirò indietro, tornando ad appoggiarsi sullo schienale della sedia. Un altro scricchiolio. Riprese la sua aura canzonatoria. “Il nostro Fiume Bianco? E’ qui da qualche mese a quel che dice. E’ un tipo semplice. Gli hanno dato questo nome per quella barba bianca e perché versa fiumi di birra ai poveri disgraziati come noi, lui il suo nome non se lo ricordava nemmeno, dice. Vero Fiume Bianco?” Concluse alzando il tono di voce per farsi sentire dal locandiere. Questi rispose dalle cucine “Si, signore, se compiace a voi, signore.”

“Ci siamo attardati abbastanza per oggi, Akhouma”, disse infine Z alzandosi dal tavolo. “Vieni andiamo a vedere che ha concluso Yazeed. Grazie per la chiacchierata, pirata.”

“Alla prossima amici, se non vi impiccano prima” rispose Deepwater prima di ordinare dell’altra birra a Fiume Bianco. Z ne approfittò per pagare il locandiere, poi uscì dalla locanda insieme al suo compagno gnomo.

“Perchè hai chiesto di quell’elfo? Lo conosci?” chiese Akhouma una volta fuori. Di Rheyna Blackfire non c’era nessuna traccia.

“Non l’ho mai visto in vita mia”, rispose Z fermamente. “Recuperiamo il tuo compare, la strada è lunga.”

Illustrazione in evidenza di Andis Reinbergs