Il Campione della Regina

Quando riprese i sensi, capì subito di non potersi muovere. Le sue braccia e le sue gambe erano state legate, non da corde, ma da piccoli fasci energetici. C’era da aspettarselo, in quel luogo usavano la magia per qualunque cosa, una volta lo sapeva bene anche lui. In quella buia e cupa stanza c’erano eleganti ornamenti quasi ovunque, dalle piccole statuette in bronzo raffiguranti i grandi Re del passato ai dipinti che rappresentavano i magici paesaggi delle terre di Quel’Thalas. L’unica fonte di luce era rappresentata da una piccola lanterna al centro della stanza, che riusciva a malapena a respingere le ombre che l’assalivano da tutte le direzioni. Se avesse alzato lo sguardo, Nathanos Blighcaller avrebbe visto tutto questo, ma non lo fece mai. I suoi occhi restarono fissi sul pavimento, anche quello quei maledetti elfi avevano decorato con spirali d’oro. Erano riusciti a catturarlo, ma cosa volevano? Informazioni? Sapere quale fossero i piani della sua Regina? Non glieli avrebbe mai rivelati, l’avrebbero potuto anche uccidere, ma non avrebbe detto una parola su quei piani. Mentre questi pensieri gli affollavano la mente, Nathanos udì un rumore di passi in avvicinamento.

“Finalmente ci rincontriamo, Blightcaller. Era da un po’ che volevo il piacere di parlarti.” Nathanos avrebbe riconosciuto quella voce tra altre mille. Una voce che aveva odiato sin dal primo momento in cui il suo suono aveva sfiorato le sue orecchie.

“Il piacere è tutto tuo, Reggente”, Nathanos pronunciò il titolo di Lor’themar Theron con un misto di sarcasmo ed astio, “cosa vuoi da me? Qualunque cosa tu voglia sappi che non otterrai nulla.” Solo in quel momento Nathanos Blighcaller alzò lentamente la testa per guardare il suo interlocutore, la sua voce era più fredda del tocco dell’acciaio sulla pelle, più piatta delle mura di quella stanza, più vuota del suo cuore. Quanto odiava quell’elfo che aveva davanti, non l’aveva mai sopportato.

“Nathanos, ascoltami,” Lor’themar si rivolse al suo prigioniero con voce calma, conciliante, come ad un vecchio amico, “Sylvanas non è più la stessa che abbiamo conosciuto noi. Anch’io ho continuato a credere in lei fino alla fine, ma non possiamo più tollerare il suo comando, sta commettendo degli atti crudeli persino contro la sua stessa gente, non puoi non essertene accorto anche tu! Dobbiamo deporla, tu sei migliore di lei! Sei stato uno di noi, combattiamo di nuovo insieme! Per il bene dell’Orda!”

Le parole del Reggente di Quel’thalas trapassarono Nathanos come avrebbe potuto fare un fantasma. Non un’emozione comparse sul suo viso, di nessun genere, non un minimo bagliore venne emesso dai suoi occhi. Nulla.

“Sylvanas è la mia Regina, Reggente”, nuovamente quel tono di astio e sarcasmo, “e prima che tu unissi le forze a questi traditori era anche la tua.” Blightcaller poteva “vedere” il suono della propria voce colpire come una tempesta di ghiaccio l’animo di Lor’themar, che era lì a pochi passi da lui a fissarlo con il suo occhio solitario e la piccola torcia nella mano destra.
“Io non mi unirò mai a voi traditori. Volete uccidermi? Uccidetemi pure! Ma non non leverò mai la mano contro la mia Regina, né la tradirò con le vili parole della bocca.”

“Ma perché, Nathanos, perché!?” Lor’themar scattò verso di lui, il suo occhio ardeva di rabbia e frustrazione, ed arrivo a pochi centimetri dal Campione della Regina Banshee. “Hai intenzione di sacrificare tutta l’Orda per Sylvanas? Quanti ancora ne dovranno morire prima che la tua Regina si ritenga soddisfatta? Possiamo ancora evitare una guerra civile, nessuno di noi vuole che si ripetano gli eventi che abbiamo visto sotto Garrosh, unisciti a noi! Nathanos, tu non sei come Sylvanas!”

Per la prima volta da tanto tempo, le grigie labbra di Nathanos Blightcaller si incurvarono in quello che sembrava un piccolissimo sorriso. “Non sono come Sylvanas, dici… Sono migliore di lei, dici tu, Reggente… Io ho accettato che mio cugino venisse brutalmente ucciso e sacrificato, per Sylvanas. Ho guidato i miei stessi uomini a morire a Nazjatar, per Sylvanas. Ammezzerei ognuno di vuoi che siete stati i miei compagni, per tornare da Sylvanas. Hai ragione Lor’themar, Sylvanas è disprezzabile…e lo sono anch’io.”

Dopo aver detto queste parole, lentamente come l’aveva alzata qualche minuto prima, Nathanos Blightcaller abbassò nuovamente la testa e tornò a fissare il pavimento. Non passò molto tempo prima che sentisse il rumore dei passi allontanarsi da lui.

Illustrazione in evidenza di Kyle “Punk Art” Herring