I Ricordi Danzanti

Era il terzo giorno di viaggio, ma era finalmente arrivata. I paesaggi cupi, grigi, privi di vita delle Terre Infette Orientali erano ormai alle sue spalle. Davanti ai suoi occhi si stagliavano ora le immense vallate di Quel’Thalas, con i suoi ruscelli, con i suoi colori che si mescolavano, il rosso, l’oro, il verde…

Per quanto tempo, per quanti anni aveva camminato in quei sentieri, per quanti anni si era arrampicata su quegli alberi così vivi, così lucenti. Era davvero un Regno magico quello. Sunstrider si chiamava colui che l’aveva fondato, un nome curioso per un elfo della notte, ma che evidentemente, aveva il suo destino proprio in quella terra, che lui ed i suoi maghi avevano incantato per far si che rimanesse in uno stato di eterna primavera.

Avanzò, con passo sicuro, veloce, come aveva sempre fatto, attraversando il ponte sotto il quale scorrevano le calme acque del fiume Elrendar ed il suo sguardo si posò su una piccola radura lì vicino. Non avrebbe mai potuto dimenticare quel posto.

Un giorno, lontano, così lontano che le sembrò fosse stato un’intera vita prima, lei e le sue due sorelle avevano danzato in quella radura, sotto i raggi del sole filtrati dalle foglie degli alberi. Con loro, a suonare la lira, c’era anche il loro fratello, Lirath. Sembrava una vita fa, eppure erano passati solo vent’anni.

Avanzò, lasciando quei quattro fantasmi a danzare ancora nella sua memoria, come ormai facevano da tempo, un piccolo raggio di luce nell’oscurità dei suoi pensieri. Aveva da poco oltrepassato l’avamposto dei Lungopasso, i ranger di quella terra. Anche lei una volta era stata una ranger. Anzi, era stata il Generale dei Ranger. Le piaceva quel titolo, le piaceva essere la più brava, le piaceva essere la più bella. A lei piaceva eccellere in tutto.

Gli Elfi del Sangue di guardia la salutarono con rispetto, chinando il capo. lasciandola passare senza fare domande. A che serviva? Non doveva certo rispondere a loro, lo sapevano bene. All’improvviso i colori, la magia, la tenerezza sotto i suoi piedi svanì. Al suo posto, c’era solo terra nera, ossa di morti, scheletri che in modo macabro andavano ciondolando da un punto all’altro. La terra era nera, come il suo cuore.

Era stato proprio in quel punto che i colori, la magia, e la tenerezza sparirono anche dalla sua anima, divorati dal gelo di una lama antica e terribile. Si costrinse, con tutte le sue forze ad andare avanti, a non indugiare su quel luogo; l’unica cosa che ne avrebbe ricavato sarebbe stato dolore. E di dolore ne portava già abbastanza. Finalmente davanti a lei comparvero le grandi torri e le lanterne alimentate con la magia arcana.

Poteva sentire il profumo dei ciliegi, le grida per le vie del Bazar, l’incessante spazzolare delle scope magiche per le strade. Con il cuore più leggero che solo la magia di quel posto poteva regalarle, varcò i cancelli di Silvermoon. Il suo viaggio era finito. Casa.

Illustrazione in evidenza di Anndr Pazyniuk su ArtStation