I Due Scudi, Parte 3

La pioggia scendeva dal cielo quel giorno, quando gran parte dei membri della Crociata Scarlatta si ritrovarono nel cortile esterno al vecchio Monastero che serviva ora da base principale dello Scudo Rosso. Quello spazio, non molto grande per la verità, era pieno. Tutti gli alti ranghi della Crociata Scarlatta erano presenti. Æthelweard non li aveva mai visti tutti riuniti in un solo posto, durante i sei mesi che aveva passato da prigionero dello Scudo Rosso. Anche se quel titolo, forse, sarebbe stato appropriato solo per il primo di questi sei mesi. Durante gli altri cinque Æthel era stato praticamente un soldato della Crociata, anche il paladino rifiutava di ammetterlo a sé stesso. Era combattuto dentro di sé. Si diceva ogni giorno che non aveva altra scelta, che non avrebbe potuto combattere da solo contro l’intero Scudo Rosso, ma era davvero così? Il pensiero lo tormentava.

“Stai fraternizzando con il nemico” continuava a dirgli una voce dentro di lui. “Come puoi continuare a dichiararti un paladino della Luce quando combatti per questi traditori?”

Ma qualcuno riusciva persino ad aggravare questa situazione. Alys Redspark, uno dei capitani della Crociata, che in quel momento si trovava vicina a lui, una volta aveva detto che “servire la Luce è la seconda cosa più bella del mondo.” Quando i suoi uomini le avevano chiesto quale fosse la prima, lei aveva risposto che non era argomento da esporre a dei suoi sottoposti. Ma molti avevano trovato la loro risposta nelle grida notturne di Alys.

Quelle notti erano state appaganti per Æthelweard solo dal punto di vista fisico. Più di una volta, mentre su univa ad Alys la sua mente aveva riportato i suoi pensieri a Rhenya Blackfire. Non riusciva a liberarsi da quell’alta elfa, per quanto si sforzasse. Eppure, c’erano altissime probabilità che Rhenya fosse morta insieme a quasi tutto il suo popolo.

Ma tutti quei pensieri svaniranno dalla mente di ser Æthel quando le urla deliranti del condannato invasero le sue orecchie. L’uomo, senza capelli ma con una fitta barba sale e pepe si dimenava, costringendo le due guardie che lo stavano trascinando tenendolo per le braccia a compiere un grande sforzo per condurlo al centro del cortile. Aveva gli occhi sbarrati, sul volto un’espressione mista di paura e follia.

“Lasciatemi!! Lasciatemi!! Stolti, solo io posso salvarvi!! Siete tutti infetti, la Luce mi ha benedetto con il suo potere!!! Sono il prescelto della Luce! Pazzi, siete pazzi!!”

Nessuno replicò a quelle parole. Tutti i presenti restarono fermi sui loro posti come state, limitandosi a guardare l’uomo mentre veniva fatto inginocchiare davanti al ceppo. Nemmeno legargli le mani intorno ad esso fu semplice per i soldati. Dietro all’ultimo posto in cui la testa di ser Thomas Thomson si sarebbe poggiata, si ergevano tre figure. Al centro c’era un uomo possente, addirittura più alto di Æthelweard, ma ben più avanti con l’età. I suoi capelli erano ormai dello stesso colore della neve, ma restavano lunghi, così come la sua barba ed i suoi baffi. Il fisico, protetto da una scintillante armatura completamente rossa al cui centro spiccava la L stilizzata dello stesso colore, era possente, il ritratto stesso della forza. Gli occhi di Saidan Dathrohan, incorniciati in un viso severo e piegato da qualche ruga, erano fissi su ser Thomas.

Æthelweard considerava Lord Saidan il più grande traditore dell’Alleanza, secondo solo al Principe Arthas. Quello che era stato uno dei primi paladini, un fondatore del Silver Hand ora era colui che chiamava Gran Crociato, il leader dello Scudo Rosso. Quante volte Æthel avrebbe voluto sentire le motivazioni di Saidan, il perché aveva lasciato il più nobile degli Ordini per fondarne uno che attaccava coloro i quali avrebbe invece dovuto proteggere. Non ne aveva mai avuto l’occasione, aveva sempre guardato Saidan Dathrohan da lontano. Æthel si chiese se il Gran Crociato in quel momento provasse delusione, o forse addirittura tristezza. Se così era, Lord Dathrohan era molto molto abile a nasconderlo. Aveva preso ser Thomas sotto la sua personale ala fin da quando quest’ultimo si era unito alla Crociata Scarlatta, subito dopo la Terza Guerra. Le cose erano andate male quando, un giorno, Saidan aveva portato con sé Thomas ad “epurare” un villaggio infetto dalla Piaga. Il destino era stato crudele con ser Thomson quel giorno. In quel villaggio si trovano infatti anche la moglie e la figlia di Ser Thomas ed era stato lui stesso a liberarle dalla Piaga…e dalla vita. Da quel momento non era più stato lo stesso.

Alla sinistra del Gran Crociato c’era il principale Comandante dello Scudo Rosso. Renault Mograine sembrava stizzito, con la sua immancabile fascia rossa a cingergli la fronte. In quei mesi, Æthelweard aveva visto poche volte il Comandante, ma in un paio d’occasioni Renault si era offerto di allenarsi con lui (o forse sarebbe meglio dire che glielo aveva ordinato.) Ser Æthel non aveva mai visto uno spadaccino abile come Renault, ma questo non l’aveva affatto stupito. Il padre di Mograine era il leggendario Alexandros, paladino rinomato per il coraggio e l’abilità all’interno dell’Ordine del Silver Hand. Non c’era da stupirsi che Renault fosse della stessa pasta del padre.

‘Se solo questi uomini combattessero per la parte giusta…’ si era ritrovato a pensare Æthel più di una volta. Prima di quei sei mesi, Æthelweard pensava ai membri dello Scudo Rosso come nient’altro che traditori. Ed in in certo senso, lo pensava ancora. Ma era innegabile che quegli uomini avessero una forte fede nella Luce e nelle proprie azioni. Ma quelle stesse azioni era compiute per lo scopo sbagliato…

A parlare fu alla fine colei che stava alla destra di Lord Dathrohan. Era la prima volta che Æthel aveva la possibilità di vedere la leader spirituale dello Scudo Rosso. Una ragazza dai capelli bianchi come quelli di Saidan, ma paradossalmente di qualche anno più giovane dello stesso Æthelweard. Aveva un lungo bastone in mano, modellato in un’estremità con una forma geometrica, e indossava una leggere veste rossa, un body che le lasciava scoperte le gambe. Calzava degli stivali, anch’essi rossi, che le salivano quasi fino al ginocchio. I suoi occhi era vispi, lo sguardo severo e malizioso allo stesso tempo. Æthelweard temeva forse l’Alta Inquisitrice Sally Whitemane più di Lord Dathrohan o del Comandante Mograine.

“Ser Thomas Thomson,” iniziò Lady Whitemane a voce alta, cercando di sovrastate i deliri dell’uomo sul ceppo ed il rumore della pioggia. “Vi siete macchiati di un grave crimine stanotte. Più di 15 valorosi combattenti della Crociata Scarlatta sono stati da voi assassinati, vittime della vostra follia. Avete macchiato un giorno sacro e solenne come quello della Veglia delle Ombre e queste abominevoli azioni non possono passare impunite. La Luce Sacra non tollera simili comportamenti e nemmeno la Crociata…”

Æthelweard sentì una voce sussurrargli nell’orecchio. “Noi eravamo impegnati…” il tono era seducente, colmo di malizia. “Le mie urla coprivano quelle di quei poveracci”. Alys Redspark concluse quella frase con una risatina divertita. Æthel abbassò lo sguardo a terra, imbarazzato…

“…per questi motivi, io, Sally Whitemane, Alta Inquisitrice della Crociata Scarlatta, in nome della Luce Sacra, ti condanno a morte per decapitazione.”

Subito dopo quelle parole, il boia indosso il cappuccio nero. Le urla di ser Thomas si fecero più forti.

“Siete voi i traditori!! Io sono il vostro salvatore!!! Io vi maledico, e giuro che vi tormenterò!! Non vi darò pace fino alla fine dei tempi!!”

La pioggia aumentò di intensità, quando il boia calò lo spadone sul collo di ser Thomas Thomson, staccandogli la testa di netto e ponendo così fine ai suoi deliri ed alla sua vita.

Æthel fu scosso da quella scena. In quei momenti aveva ripensato ai giorni di pace passati insieme a quello che aveva considerato un compagno ed un amico. Ed ora il corpo giaceva vicino al ceppo, la terra annaffiata del sangue che si mescolava alla pioggia, la sua testa lontana di qualche metro, un’espressione inorridita sul viso che il giovane paladino non avrebbe mai dimenticato.

“Che la Luce accolga la tua anima tormentata, Tom,” disse tra sé e sé ser Æthelweard. “E che illumini la mia. Abbi pace insieme alla tua famiglia.”

Il cortile del Monastero Scarlatto si svuotò velocemente. Tutti tornarono all’interno della struttura, ed ognuno ai propri compiti. Insieme a loro si avviò anche Æthel, al quale si accostò il capitano Alys.

“Ser Æthelweard!” Lo chiamò. “Domani parto. Vado in missione con il Comandante Mograine ed un gruppo dei nostri. Pare che in una fattoria vicina nascondano quei bastardi dello Scudo Blu. Dobbiamo andare a controllare.”

‘Bastardi… I miei confratelli, il mio popolo, il loro popolo… li chiamano bastardi…’

“Buona fortuna, Capitano.” Furono le sole parole che uscirono dalla bocca di Æthel, incapace di dire altro. Alys Redspark lo guardò con un ghigno sul volto. “Dovresti augurala anche a te stesso. Vieni con noi. Il Comandante Mograine ha insistito sulla tua presenza, ed io.. beh, non mi posso mica opporre a lui!”

“Cosa? Devo venire anche io? Perché? Io non solo un vostro… ospite no?”

“Sei mesi fa, forse. Ormai ti dovrebbe essere chiaro che la nostra causa è quella giusta. Ed il Comandante vuole… assicurarsi che tu lo abbia appreso appieno.”

Poi Alys si avvicinò a lui, toccando con la mano in mezzo alle gambe di Æthel e stringendo la presa. “Stasera ti aspetto nelle mie stanze,” disse con quella sua voce seducente e maliziosa come il rosso dei suoi capelli. “Voglio cavalcare un po’ prima di partire…”

Poi il Capitano dello Scudo Rosso lo superò, e rientrò nel Monastero. Prima di rientrare a sua volta, ser Æthelweard si voltò verso il cortile e guardò il corpo di ser Thomas e la testa mozzata.

‘Mi chiedo se la Luce non ti abbia riservato una sorte migliore della mia, Tom…’ si ritrovò a pensare.

All’alba del giorno seguente i partenti erano già pronti in sella ai loro cavalli. Ad Æthelweard avevano dato una vecchia armatura appartenuta ad un soldato caduto qualche settimana prima. Era ammaccata in qualche punto sul fianco destro ma era tutto sommato in buone condizioni. Insieme a loro c’era, come gli aveva annunciato Alys il giorno prima, il Comandante Mograine. Cavalcarono per lunghe ore, arrivando alla fattoria sospetta solo nel tardo pomeriggio. Si avvicinarono a piedi, per sfruttare l’effetto sorpresa, ma in quel luogo sembrava tutto tranquillo. Era una normale fattoria del nord di Lordaeron, accarezzata in quell’ora dalla dolce luce del tramonto. Non c’erano soldati dell’Alleanza, né uomini riconducibili ad essa. Le uniche presenze sembravano essere quelle degli spaventapasseri e delle galline che gironzolavano intorno alla fattoria.

“Non c’è nessuno qui” disse Æthel nella speranza che quel “controllo” finisse lì. Ma era solo un stupida illusione. “Potrebbero essere nascosti all’interno…” affermò Renault. Alys era d’accordo con lui.

“Certo, non se ne starebbero mica all’aperto a farsi vedere quei codardi!”

Gli altri uomini mormorarono parole di assenso. Il Comandante si rivolse all’intera squadra.

“Entriamo dentro la fattoria, ma cerchiamo di essere silenziosi. Se sono lì, non dobbiamo dar loro la possibilità di fuggire in quei boschi là dietro.

Si avvicinarono con cautela, arrivando fino alla porta dell’abitazione del fattore e poi irruppero all’interno. Trovarono solo un uomo anziano intento a scaldarsi vicino al fuoco. Era un’abitazione modesta, tipica di cui non versava certo nella ricchezza. Il vecchio si spaventò nel vedere quei soldati entrare in quel modo in casa sua. Un degli uomini di Mograine si diresse verso di lui con fare minaccioso. Afferrò l’anziano uomo per la veste.

“C’è nessun altro qui?!! Dove sono quei balordi dello Scudo Blu?!!”

L’anziano era terrorizzato. I suoi occhi erano sbarrati, riusciva a malapena a parlare.

“Q-qui non c’è n-nessuno, mio buon ser, io abito da solo.. v-vi prego, l-lasciatemi stare…”

Il soldato non sembrava molto convinto. “Ah no? E questa cos’è??!!” Indicò con un cenno della testa una piccola medaglia rappresentante lo stemma dell’Alleanza di Lordaeron.

“Q-questo è un ricordo di mio figlio.. è.. è morto durante la Guerra, vi prego, io non ho fatto niente…!”

Il soldato si voltò verso Renault Mograine. “Comandante… che facciamo?”

Renault era rimasto sull’uscio della porta. “Portatelo fuori”, disse in tono fermo. Il soldato lo strattonò all’esterno della casa, poi lo fece inginocchiare e gli puntò un pugnale alla gola. Il vecchio era tutto tremante.

Renault Mograine si avvicinò a quest’ultimo. “Hai ospitato soldati dell’Alleanza in questi giorni?” Il suo tono era innaturalmente calmo.

“N-no, milord, io non vedo soldati da m-mesi.. io sono solo un p-povero f-fattore..”

Il Comandante restò impassibile. “Non hai una moglie? Altri figli?”

“Mia moglie se l’è portata via la Piaga, milord..” ora il vecchio aveva iniziato a piangere. Singhiozzava tra una parola e l’altra. “E il mio unico figlio… è morto al servizio di Re Terenas…”

Mograine trasse un profondo respiro. Poi si voltò verso il resto della squadra. “Ser Æthelweard! Vieni qui.”

Æthel fu sorpreso dal sentire il suo nome.

‘Cosa vuole da me, adesso?”

Si avvicinò a Renault. Quest’ultimo lo guardò negli occhi, lo sguardo gelido.

“Uccidilo.”

Æthelweard rimase sconcertato da quell’ordine. Dal canto suo il vecchio si piegò su stesso.

“Vi prego, sono solo un vecchio! Lasciatemi andare, non ho fatto nulla!”

Æthelweard iniziò a sentirsi agitato. Perché? Non capiva.

“Quest’uomo non ha fatto nulla, non sta nascondendo nessuno, perché ucciderlo?”

“Sei uno stolto. Dove sono i raccolti di questa fattoria? Abita da solo, dovrebbe avere la casa piena di provviste. Tu le vedi?”

“Magari le ha nascoste per paura dei furti. I briganti in queste campagne non sono rari.”

Mograine scattò verso di lui. Il suo viso era ad un centimetro da quello di Æthel. “O magari l’ha dato in gran parte ai soldati dell’Alleanza!” sentenziò rabbioso. “Ora prendi quella spada ed uccidi questo traditore, muoviti!”

Æthelweard estrasse la sua lama, si avvicinò al vecchio e gliela puntò alla gola. Incrociò il suo sguardo. Aveva gli occhi colmi di lacrime, e quello sguardo fu peggio di essere trafitto a sua volta.

“Datti una mossa, ragazzo!” Lo incitò l’altro soldato. “Cosa aspetti?”

Mograine era immobili a pochi passi da lui che lo fissava.

Il vecchio intanto aveva chiuso gli occhi ed ora stava pregando.

“Luce abbi pietà di me. Proteggi la mia anima. Luce Sacra proteggimi dall’oscurità. Io mi affido a te.”

‘Non è giusto. Questa non è la giustizia che muove un paladino. La Luce non può volere che un innocente venga ucciso…’

La presa sulla sua spada non era più salda. Si rese conto che stava tremando.

“Allora, devo farlo io?!!” L’altro soldato aveva perso la pazienza. Poi Æthel udì la voce di Alys Redspark provenire da dietro.

“Ser Æthelweard…”

Æthelweard alzò la spada… e si lanciò contro l’altro soldato dello Scudo Rosso. Gli diede una spallata facendolo barcollare. Mentre si voltava verso gli altri pronto alla battaglia. Si allontanò di qualche passo, mentre vedeva quelli che per sei mesi erano stati i suoi compagni accingersi ad attaccarlo. Renault Mograine aveva intanto tagliato la gola al vecchio.

“Perché, ragazzo? Ero convinto fossi uno dei nostri ormai.. perché sei stato così sciocco?” Æthelweard non riuscì a rispondere. Forse non voleva nemmeno farlo. Alys Redspark era furibonda. Il suo viso una maschera d’odio e delusione.

“È sempre stato dalla parte dello Scudo Blu!” inveì l’altro soldato che iniziò a correre verso di lui con la spada in pugno.

‘Non riuscirò mai ad uscirne vivo…’

Æthelweard era pronto a morire. Per una giusta causa. Per la sua causa. Ma il soldato della Crociata Scarlatta non lo raggiunse mai. Una freccia gli trapassò il collo facendolo collassare a terra tra gorgoglii di sangue. Tutti si voltarono verso la direzione dalla quale era arrivata la freccia. I boschi. Alla loro entrata c’era un’elfa dai lunghi capelli corvini. Æthel non credeva ai suoi occhi.

E da dietro l’elfa emersero dei soldati in armatura, la L stilizzata di colore blu che scintillava sui loro petti.

“Per Re Terenas!” gridava qualcuno. “Per l’Alleanza!” rispondevano altri mentre uscivano dalle ombre e caricavano verso i nemici.

“Ai cavalli!” Ordinò il Comandante Mograine. “Ai cavalli, presto!” Per un momento, erano sembrati indecisi sul da farsi, ma uccidere Æthelweard sarebbe stata anche la morte di tutti loro. Fuggirono il più velocemente possibile, raggiungendo le cavalcature e spronando i destrieri al galoppo. Gli sguardi di Æthel ed Alys Redspark si incrociarono per qualche istante….

Quando gli uomini dello Scudo Rosso fuggirono, inseguiti dai soldati dello Scudo Blu, Æthelweard crollò a terra. Solo in quel momento si rese conto di essere completamente sudato. Si sentiva esausto ed il cuore gli batteva nel petto come il martello di un fabbro sull’acciaio rovente. Aveva il respiro affannoso e tentò di riprendersi.

L’arciera elfa che aveva trafitto l’uomo della Crociata Scarlatta, ora esamine a pochi passi da lui, si avvicinò, torreggiando su Æthel.

Si abbassò il cappuccio verde scuro, rivelando il volto.

“Ti credevo morta…” riuscì solo a dire Æthelweard con il poco fiato che si ritrovava in corpo.

“Ed io ti credevo un paladino del Silver Hand.” Rispose fredda come la neve di Northrend Rhenya Blackfire.

Illustrazione in evidenza ufficiale Blizzard.