Eroismo

Il Capitano delle Guardie si dirigeva a grandi passi verso la riva del lago, luogo in cui si trovava il giovane. L’istruttore dell’Accademia era sembrato molto preoccupato.

“Di questo passo, il ragazzo non diventerà mai un guerriero. Non servirà il suo popolo e non avrà mai l’occasione di diventare un eroe”, aveva detto allarmato.

E così, il Capitano avevo deciso di occuparsi personalmente della faccenda. Aveva avuto però una giornata molto pesante, aveva dovuto partecipare a diverse riunioni militari ed era arrivato all’Accademia solo quando il sole stava ormai tramontando.

Il ragazzo era seduto sulla riva, impegnato a guardare la superficie del lago, calma come sempre.

“Disturbo?” chiese il capitano avvicinandosi al giovane.

Questi rispose con un gran sorriso. “Capitano! Ma certo che no, prego, si accomodi! Anche voi volete guardare il tramonto?”

“Veramente non sono qui per questo”, rispose il capitano sedendosi poco distante dal giovane. “Sono qui per te, ragazzo. L’istruttore dell’Accademia è preoccupato per te. Dice che non ti applichi, che addirittura non frequenti più le esercitazioni. Che succede, ragazzo? Non vuoi più diventare un prode guerriero che si batte per il suo popolo? Non hai più il sogno di diventare un eroe per la tua gente?”

Il ragazzo guardò il Capitano per un breve istante, rivolgendogli un sorriso. “Cosa avete fatto oggi, Capitano? Come avete trascorso la vostra giornata?”

Il Capitano lo guardò con aria interrogativa. Perché quella domanda? Il ragazzo sapeva benissimo come lui trascorreva le sue giornate. Decise di rispondere comunque.

“Beh, ho avuto una giornata molto pesante, come capita spesso, ultimamente. Ho dovuto presiedere ad un sacco di riunioni militari e decidere strategie di guerra per difendere la nostra gente, come è mio dovere fare.”

Il ragazzo rise timidamente. “È vero, è il vostro dovere, Capitano. Adesso”, continuò poi, “vi racconterò la mia giornata.”

“Io oggi sono andato al villaggio qui vicino. Per la strada ho incontrato un povero bambino non vedente che mi ha chiesto se potevo riaccompagnarlo a casa e così l’ho fatto. Ma durante il tragitto ho deciso di descrivergli tutto quello che non poteva vedere. Così gli ho descritto tutto: gli alberi, i fiori, i cavalieri erranti, i commercianti, gli animali, tutto. Quando siamo arrivati alla casa del bambino, il piccolo mi ha ringraziato, era davvero felice. ‘Oggi mi sento come se avessi avuto di nuovo la vista’, mi ha detto. Poi sono andato alla locanda, e lì ho incontrato un vecchio, seduto ad un tavolo, tutto solo. Mi ha raccontato di aver perso la moglie da poco. Mi ha detto che con questa donna durante gli anni avevano fatto diversi viaggi in giro per il mondo, le piaceva molto viaggiare, ed in uno di questi viaggi avevano comprato un piccolo cavaliere di legno. Ma era triste perché questo piccolo cavaliere era scomparso dal giardino di casa loro, non si trovava più. Allora ho detto al vecchio di non essere triste, perché il piccolo cavaliere in realtà era partito. Era andato in giro per il mondo proprio adesso che la moglie non poteva più farlo, ed aveva intrapreso quel viaggio proprio in onore del vecchio, così che andasse alla ricerca della moglie in giro per il mondo e le dicesse quanto lui l’amava ancora. ‘Ma certo, deve essere così!’ mi ha risposto il vecchio. Dopo aver brindato insieme a me è tornato a casa, ringraziandomi e dicendo che avrebbe aspettato il ritorno del piccolo cavaliere di legno. E poi, mentre stavo tornando qui in Accademia, ho visto proprio qui due ragazzi della mia età con il figlio. Avrebbe dovuto vedere com’erano contenti i due ragazzi. Non avevano nulla di speciale, si stavano solo godendo quel momento insieme.”

“E cos’hai fatto questa volta?” Chiese il Capitano.

“Niente, Capitano. Sono stato felice per loro. Come lo sono stato per il bambino e per il vecchio. Chi avrebbe pensato a loro se tutti noi seguissimo solo e soltanto il nostro dovere? Quante sono piccole queste, Capitano, rispetto alle riunioni militari, alle guerre, alle battaglie? Eppure, quanta gioia danno? Quanta pace, quanti buoni ricordi seminano? Quanto chi compie questi piccoli gesti è meno eroe di chi combatte nelle grandi battaglie?”

Il ragazzo finì di parlare e per qualche secondo cadde il silenzio. Poi si rivolse nuovamente al superiore accanto a lui.

“Avevate qualcosa da dirmi, Capitano?”

Il Capitano guardò il tramonto per un lungo instante. Poi si alzò. “No, ragazzo, non ho niente da dire.”

Si allontanò dalla riva del lago, e andò via.

Illustrazione in evidenza di John De Bord