Capitolo 12: Quel che resta

POV: Z

Il cadavere lo fissava. I suoi occhi, privi della scintilla della vita, lo stavano fissando. Una raffica di vento smosse il corpo penzolante, agitato come se fosse una piuma, facendo scricchiolare il ramo a cui era appeso. La bestia di mana era poco lontano da lui, poteva avvertire l’energia che componeva il suo corpo muovere l’aria stessa. Lui stava ricambiando lo sguardo del cadavere. Ormai era da un po’ che lo fissava.

‘Che ironia…’

Gli doleva la schiena. Anzi, a dir la verità, era il tutto il corpo a fargli male.

‘Come mi sono ridotto… Pieno di fasciature…’

Dal confronto con Lavenix alle rovine di Silvermoon non si era più ripreso. Il suo corpo stava lentamente decadendo, ogni giorno si sentiva più debole, ogni giorno continuava a perdere piccolissimi pezzi di pelle dal braccio destro. Quello si che era completamente fasciato, compresa la mano. Gli risultava difficile persino appoggiarsi al bastone che usava per camminare. Nonostante questo, il tronco di quell’albero che per il cadavere sopra di lui era stato luogo di morte, riusciva a dargli un po’ di conforto. Certo, sentire della soffice erba sotto di sé sarebbe stato meglio, ma quei paesaggi appartenevano ormai ad un tempo che sembrava lontano.

‘Eppure è passato così poco…’

Fissò per un attimo il suo piccolo libro. Quel libro che così tanto in quei due anni lo aveva confortato. Lo rigirò tra le mani quando un rumore di zoccoli catturò la sua attenzione. Si limitò a spostare lo sguardo verso la fonte di quel rumore. Una figura a cavallo si stava avvicinando. Difficile vedere chi fosse, essa era totalmente coperta da un cappuccio ed un lungo mantello. Ma Z non aveva bisogno di vederla. Lui sapeva già chi si stava avvicinando a lui. Riguardò il cadavere penzolante.

‘Anche tu lo sai, vero?’

Arrivata a pochi metri da lui, la figura smontò dal palafreno che aveva montato fino a quel momento e si avvicinò a lui. Era una figura imponente, ben più alta e robusta di quanto fosse Z o qualsiasi altro elfo. Il suo incedere era pesante, gli stivali che indossava producevano un tonfo ad ogni passo.

Quando si abbassò il cappuccio quella che Z video fu una testa enorme, allungata. Un volto con un grosso naso ed occhi piccoli e due piccole zanne che fuoriscivano dalla bocca dell’individuo.

“Voi siete Lord Z?”

L’elfo anziano rise amaramente. “Lord? Quale lord sta quasi completamente fasciato ed appoggiato ad un albero come un vagabondo? Se fossi un Lord un questo momento sarei nel bel maniero al caldo e con la pancia piena. Dimmi, ti sembro forse un Lord?”

Il troll misterioso diede un’occhiata al cadavere penzolante sopra Z ed agli altri appesi ai rami vicini

“Non avete trovato un albero senza morte?”

“Mi piaceva questo. Siediti. Ti offrirei una sedia, ma… sono tempi duri per tutti, no?”

Z prese la borraccia che aveva a pochi passi da lui. Solo il compiere quel semplice gesto gli causò una fitta terribile di dolore al costato, alla spalla ed al braccio e gli fecero strozzare un gemito in gola.

Il troll accettò l’invito e si sedette accanto a poca distanza da Z.

“Ti starai chiedendo chi sono…”

“So benissimo chi sei. Tu sei Sharuk, quello che chiamano l’Oracolo della Regina.” Z bevve un sorso d’acqua. I suoi occhi erano fissi sul troll.

Sharuk lo guardò con gli occhi pieni di stupore.

“Come fai a…”

Z non badò nemmeno a quella che sembrava la domanda dell’oracolo.

“Tu sei fuggito dalla Torre Nera. L’esposizione alla magia di quel luogo ti dato il potere della preveggenza. Non molto, ma un po’ te l’ha dato. Sapevi che mi avresti trovato qui ed è per questo che sei venuto.”
Sharuk stava osservando Z ad occhi aperti.

‘Non se l’aspettava.’

“Lui come sta?”

Il troll cercò di mettere ordine nella sua mente, di solito era lui a stupire gli altri, non il contrario.

“Chi sei tu?”

Z spostò ancora lo sguardo sul cadavere penzolante. I suoi occhi vuoti erano ancora su di lui.

“Rispondi alla mia domanda, ed io risponderò alla tua.”

“Il mondo vive nel terrore, ma è dal giorno della Rovina che non si fa vedere. Se ne sta immobile sul suo trono sospeso tra le stelle, i suoi occhi si sono spenti. Come se una forza misteriosa gli impedisse di muoversi… o anche solo di aprire gli occhi.”

Mentre parlava, la bestia di mana girò intorno a Sharuk, quest’ultimo era visibilmente nervoso.

‘Ha paura di me… Anche se sono in questo stato.’

“A guidare gli Oscuri è di fatto Lavenix, sta concentrando i suoi sforzi a Sholazar, pare che lì ci sia nascosto un libro. Vogliono usarlo per risvegliarlo.”

“È più probabile che quel libro lo uccida piuttosto che lo risvegli. Ne hai sentire di informazioni durante la prigionia, eh?”

Sharuk rivolse a Z uno sguardo torvo. “È stato un inferno. Tu hai idea di che luogo sia quello? Disabitato, eppure terribile. I lamenti non cessavano mai. Giorno e notte andavano avanti. Eppure non c’era nessuno! Di chi erano quei lamenti così angoscianti? Cosa erano?”

“Si..” rispose Z. La bestia di mana intanto si era accucciata vicino a lui. “So cosa vuol dire stare nella Torre Nera…”

Ora Sharuk sembrava aver ripreso coraggio.

“Io ho risposto alla tua domanda…”

Seguì un attimo di silenzio che sembrò lunghissimo. Z guardò il suo ospite negli occhi. Il troll riuscì a sostenere lo sguardo, ma nei suoi occhi l’elfo vide un misto tra turbamento e voglia di sapere. La sua persona lo impauriva ed affascinava al tempo stesso.

“Io sono l’ombra di un uomo che non è più. Un uomo che un tempo sognava di riportare la sua terra all’antico splendore. Un uomo che si è fidato troppo di colui che doveva salvare il suo popolo, ed invece lo ha tradito.”

Sharuk balzò indietro. Sul suo sguardo si dipinse una maschera di paura. Z restò immobile. La bestia di mana iniziò a ringhiare.

“Non può essere! Tu sei lui!? Ma…ma nessuno lo ha più visto da 4 anni ormai! Non può essere, non può essere… Perché allora hai mandato i due gnomi a chiamarmi? Siamo così, vicini alla terra di Sua Maestà, perché non sei venuto tu stesso al palazzo della Regina? Perché non ti sei presentato tu in prima persona!?”

“Non vedi in che stato sono? Secondo te posso arrivare al Palazzo in queste condizioni? Ho bisogno della spada, la Tempesta. So che è custodita dalla tua Regina. Lo devo infilzare io stesso o non sarò mai libero da questo stato.. Ma vedo che non la hai con te…”

Il troll scosse la testa. Sembrava preda di un incubo.

“La spada… La Regina l’ha donata alla tua amica.. a Lily. Un elfo anziano… Era uguale a te.. mi ha dato un messaggio.. diceva che Kharonte era vivo… Che Zihark lo aveva salvato…”

Z sorrise. Un sorriso senza gioia. “Lavenix… Questo non è possibile.. Kharonte è morto.”

Sharuk scattò in piedi, una nuova raffica di vento scosse l’albero ed i cadaveri appesi ai suoi rami. “Si.. perché tu…tu sei qui…”

Z fece uno sforzo immane per alzarsi anche lui. La mano destra fasciata si appoggiò pesantemente al bastone.

“No, Oracolo della Regina.” Si portò nei pressi del cadavere penzolante più vicino, quello che lo aveva fissato per tutto il tempo. “Perché Zihark è il Lord dell’Infinito.”

“Devo avvisare immediatamente la Regina!” Il troll Sharuk corse via, e Z non si preoccupò minimamente di lui. La sua attenzione era ancora verso il cadavere. E fu a lui che si rivolse, prima di lasciarsi quell’albero alle spalle.

“Non poso più restare con te, amico mio. Devo raggiungere Lily, a quanto pare.” Accarezzò con la mano fasciata la guancia del cadavere. Lo guardò negli occhi spenti.

“Anche tu sei stato una vittima di Kael’thas, Cremisi. Hai vissuto la tua vita cercando di sapere ogni cosa e sei morto senza ricordare nemmeno il tuo nome.” Tolse la mano dal cadavere.

“Addio, compagno. Avrei voluto poter dire amico…”