Capitolo 70: La morte di Arthas

I campioni, guidati da Tirion Fordring, raggiunsero così la cima della Cittadella di Icecrown, dove il Re dei Lich li stava attendendo. Immediatamente, i difensori di Azeroth notarono la presenza di un uomo dal corpo completamente ustionato legato ai pilastri del Trono Ghiacciato. Tirion ordinò l’attacco ad Arthas, non prima di aver dichiarato che egli avrebbe pagato per le molte migliaia di vite che aveva preso nel corso degli anni. Prima che Tirion potesse entrare in battaglia, tuttavia, il Re dei Lich lanciò un potente incantesimo su di lui, congelandolo ed immobilizzandolo all’interno di un blocco di ghiaccio. Iniziò così lo scontro per il futuro di Azeroth tra Arthas ed i campioni del Verdetto Cinereo.

Sebbene fosse in minoranza, il Signore del Flagello usò tutte le risorse a sua disposizione, evocando sia le Val’kyr che numerosi non morti per attaccare i suoi avversari mentre egli stesso si scagliava contro con gli eroi adoperando Frostmourne con grande efficacia. Alcuni di questi eroi vennero catturati proprio dalla spada runica ed intrappolati all’interno di essa, dove incontrarono lo spirito del padre di Arthas, Re Terenas Menethil II, che li aiutò a fuggire all’esterno e contemporaneamente ad indebolire la lama dall’interno. Mentre la lotta continuava a diventare sempre più disperata, il Re dei Lich iniziò a distruggere grandi porzioni della piattaforma in cui si stava svolgendo lo scontro nel tentativo di scagliare i suoi nemici dalla cima della Cittadella alla sua base.

Infine, stanco ed irritato dalla resistenza dei campioni, Arthas fece appello a tutta la furia contenuta in Frostmourne, lanciando così un potentissimo incantesimo che finì per uccidere all’istante tutti gli eroi. Incredibilmente, tutte le prove, tutte le battaglie e tutte le migliaia di nemici abbattuti, non erano bastati. Il potere di Arthas si rivelò ancora una volta essere troppo grande per essere sconfitto. La situazione sembrò disperata.

In piedi sopra i cadaveri dei suoi nemici, il Re dei Lich esultante, iniziò a lanciare un incantesimo per rianimare i caduti in modo da farne i grandi generali del Flagello che avrebbero distrutto Azeroth, affermando inoltre che quello era stato il suo piano fin dal principio e che quindi ogni sfida che i campioni avevano affrontato da quando erano arrivati ​​su Northrend era stata specificatamente escogitata da lui per metterli alla prova.

Tuttavia, accadde qualcosa che nessuno, Arthas compreso, aveva previsto.

Tirion invocò il potere della Luce Sacra, chiedendo “un’ultima benedizione”. La Luce rispose al suo paladino prediletto persino in quello che poteva essere considerato il luogo più oscuro di Azeroth e permise a Tirion di mandare in frantumi la sua gelida prigione. Subito egli si avventò sul Re dei Lich mentre quest’ultimo stava ancora canalizzando il suo incantesimo. Con un colpo dell’Ashbringer, ora risplendente di Luce Sacra, Tirion frantumò Frostmourne, ancora nelle mani di uno sbalordito Arthas. Immediatamente, le migliaia di anime intrappolata all’interno della spada runica fuggirono da essa, girando attorno ad Arthas, sollevandolo in aria ed tenendolo fermo. Tra queste anime vi era anche quella di Terenas, la quale usò il suo potere residuo per far risorgere rapidamente i campioni del Verdetto Cinereo uccisi dal figlio. Così, insieme a Tirion ed al padre di Arthas, gli eroi ripresero l’attacco contro l’ormai inerme Re dei Lich, immobilizzato per ironia della sorte dalle sue stesse vittime, ferendolo a morte.

Quando le anime lasciarono Arthas il corpo del Re dei Lich cadde al suolo perdendo anche l’elmo. In questo modo, anche Arthas tornò ad essere, per i suoi ultimi istanti di vita, il giovane paladino umano di un tempo. Lo spirito di Re Terenas confortò suo figlio nei suoi ultimi momenti, dicendogli che “nessun Re regna per sempre” (le stesse parole dette da Yogg-Saron ad Ulduar, in quella che era quindi stata una vera e propria profezia che si era in quel momento realizzata), poi si rivolse a Tirion dicendogli che qualcuno avrebbe dovuto prendere il posto di Arthas come Re dei Lich per mantenere il controllo del Flagello – confermando così le parole pronunciate dallo spirito di Uther nelle Sale del Riflesso – prima di scomparire.

Con il corpo di Arthas ai suoi piedi, Tirion raccolse l’Elmo del Dominio con l’intenzione di incoronarsi come nuovo Re dei Lich. In quel momento, tuttavia, una voce proveniente dalla direzione del Trono si alzò. Era quella di Bolvar Fordragon, che era stato orribilmente bruciato (e di conseguenza salvato) dal Fuoco della Vita di Alexstrasza durante il massacro del Cancello dell’Ira. L’ex Comandante dell’Alleanza disse a Tirion di non avere più posto tra i vivi e che il paladino ed i suoi campioni avevano ancora grandi imprese da compiere, insistendo sul fatto che sarebbe dovuto essere lui a fare quest’ultimo atto di sacrificio. Con riluttanza, Tirion ascoltò ed assecondò le parole dell’amico e procedette a posizionare l’Elmo del Dominio sul capo di Bolvar prima di fare un passo indietro. Mentre il ghiaccio del trono iniziò ad avvolgerlo, Fordragon, con la sua voce che gradualmente stava cambiando per diventare quella del Re dei Lich, disse a Tirion di informare il mondo che il Re dei Lich era morto, così come Bolvar Fordragon, e di non tornare mai più in quel luogo.

Con la morte di Arthas, le Grandi Guerre di Northrend si erano concluse. Tirion recuperò il corpo dell’ex Principe di Lordaeron per seppellirlo in un luogo ancora oggi sconosciuto. La Guerra era finita ma ora bisognava fare i conti con i suoi pesantissimi strascichi. Tirion ed i campioni si apprestarono così a lasciare la Cittadella, quando videro una piccola cassa sigillata…

Illustrazione in evidenza di Stanton Feng