Capitolo 28: L’apatia degli Orchi

Dopo la fine della Seconda Guerra, passarono i mesi, ed altri orchi furono catturati ed imprigionati nei campi di internamento. Quando quest’ultimi iniziarono a traboccare, l’Alleanza fu costretta a costruirne di nuovi nelle pianure a sud dei Monti Alterac. Per mantenere e rifornire adeguatamente il crescente numero di campi, Re Terenas Menethil di Lordaeron, allora Capo Supremo dell’Alleanza, riscosse una nuova tassa sulle nazioni di quest’ultima. Questa tassa, insieme alle sempre maggiori tensioni politiche sulle dispute di confine, creò disordini diffusi. Sembrava che il fragile patto che aveva unito le nazioni umane nella loro ora più buia potesse spezzarsi da un momento all’altro.

Tra le turbolenze politiche, molte guardie del campo iniziarono a notare un cambiamento inquietante nei loro prigionieri. Gli sforzi degli orchi per fuggire dai campi o persino l’indomabile desiderio di combattere (anche tra di loro) erano diminuiti notevolmente di frequenza con il passare del tempo. Il popolo di Draenor stava diventando sempre più distaccato ed apatico. Sebbene fosse difficile da credere, gli Orchi, una volta considerati la razza più aggressiva mai vista su Azeroth, avevano completamente perso la volontà di combattere. La strana apatia confuse i leader dell’Alleanza e continuò a pesare sugli Orchi che si indebolirono rapidamente.

Alcuni ipotizzarono che qualche strana malattia, contraibile solo dagli abitanti di Draenor, avesse provocato la sconcertante apatia. Tuttavia, l’Arcimago Antonidas di Dalaran formulò una diversa ipotesi. Facendo delle ricerche su quel poco che poteva trovare sulla storia degli Orchi, Antonidas venne a sapere che quest’ultimi erano stati sotto l’influenza del potere demoniaco per generazioni. Ipotizzò così che gli Orchi fossero stati corrotti da questi poteri ancor prima della loro invasione di Azeroth. Chiaramente, i demoni avevano corrotto il sangue degli orchi e, di conseguenza, i pelleverde avevano innalzato a dismisura forza, resistenza ed aggressività.

Antonidas teorizzò che l’apatia che accomunava gli Orchi non fosse in realtà una malattia, ma una conseguenza del distacco razziale dalle magie degli stregoni che li aveva resi dei temibili guerrieri assetati di sangue. Sebbene i sintomi fossero chiari, l’arcimago del Kirin Tor non fu in grado di trovare una cura per la condizione attuale degli Orchi. Inoltre, molti dei suoi compagni maghi, nonché alcuni noti leader dell’Alleanza, sostenevano che trovare una cura per gli Orchi sarebbe stata un’impresa imprudente. Alla fine, dopo lunghe riflessioni e teorie sulla misteriosa condizione dei prigionieri, la conclusione di Antonidas fu che la cura per il popolo di Draenor avrebbe dovuto essere di tipo spirituale.

Illustrazione in evidenza ufficiale Blizzard