Capitolo 15: Il risveglio dei Nani

Nei tempi antichi, dopo che i Titani partirono da Azeroth, i loro figli, conosciuti come i Terrigeni, continuarono a modellare e custodire i profondi recessi del mondo. Quest’ultimi erano in gran parte indifferenti agli affari delle razze in superficie e desideravano soltanto sondare le oscure profondità della terra.

Quando il mondo venne dilaniato dall’implosione del Pozzo dell’Eternità, i Terrigeni furono profondamente colpiti. Annaspando con il dolore della terra stessa, essi persero gran parte della loro identità e si sigillarono all’interno dei grandi complessi dove erano stati creati: Uldaman, Uldum ed Ulduar. Questi erano i nomi delle antiche città dei Titani dove i Terrigeni avevano preso forma. Sepolti nelle profondità del mondo, quest’ultimi rimasero in uno stato d’ “ibernazione” per quasi ottomila anni.

Sebbene non sia chiaro quale fosse la causa, i Terrigeni all’interno di Uldaman alla fine si risvegliarono dal loro sonno. Quest’ultimi scoprirono di essere cambiati significativamente durante il loro “letargo”. Le loro pelli rocciose si erano ammorbidite e diventarono pelle liscia, ed i loro poteri sulla pietra e sulla terra erano diminuiti. Erano diventati creature mortali.

Dandosi il nome di “Nani”, questi Terrigeni lasciarono le stanze di Uldaman e si avventurarono nel mondo aperto. Ancora cullati dalla sicurezza e dalle meraviglie dei luoghi profondi, fondarono un vasto regno sotto la montagna più alta di Azeroth. Chiamarono la loro terra Khaz Modan, o “Montagna di Khaz”, in onore del Titano creatore, Khaz’goroth. Costruendo un altare per il loro padre Titano, i Nani fabbricarono una possente fucina nel cuore della montagna. Così, la città che si sviluppò attorno ad essa venne da allora chiamata Ironforge.

I Nani, per natura affascinati dal plasmare gemme e pietre, partirono per scavare nelle montagne circostanti alla ricerca di ricchezze e minerali preziosi. Contenti delle loro fatiche sotto il mondo, essi rimasero isolati dagli affari dei loro vicini che abitavano in superficie.

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