Capitolo 6: La Guerra degli Antichi

Sargeras riunì così la sua vasta Legione Infuocata e si diresse verso l’ignaro mondo di Azeroth. La Legione era composta da milioni e milioni di demoni, tutti reclutati dagli angoli più remoti dell’universo, e tutti assetati di conquista tanto quanto il loro signore. I luogotenenti di Sargeras, Archimonde il Profanatore e Mannoroth il Distruttore, vennero incaricati di condurre l’invasione in attesa dell’evocazione del Titano Oscuro e prepararono i loro servi infernali per colpire.

La Regina Azshara intanto, travolta dalla terribile estasi della sua magia, cadde vittima dell’immenso potere di Sargeras e accettò di concedergli l’accesso ad Azeroth dopo che questi le promise la creazione di un “paradiso terrestre”. Il potere di Sargeras fu tanto forte che persino gli Eletti stessi iniziarono ad adorare il Titano Oscuro come loro dio, rinnegando Elune. Per mostrare la loro fedeltà alla Legione, gli Eletti aiutarono la loro regina ad aprire un vasto portale nelle profondità del Pozzo dell’Eternità, in modo da permettere a Sargeras l’accesso su Azeroth.

Una volta che tutti i preparativi erano stati ultimati, Sargeras iniziò la prima, catastrofica invasione di Azeroth della Legione Infuocata. I demoni irruppero nel mondo attraverso il Pozzo dell’Eternità e assediarono le impreparate città degli Elfi della Notte. Guidata da Archimonde e Mannoroth, la Legione brulicò sulle terre di Kalimdor, lasciando solo cenere e dolore nella propria scia. Gli stregoni demoniaci richiamarono fiammeggianti infernali che si schiantarono come meteore nelle fino a quel momento incantate foreste di Kalimdor. Contemporaneamente, una banda di guerrieri infuocati ed assetati di sangue conosciuti come Doomguard marciarono attraverso i campi di Kalimdor, massacrando tutti sul loro cammino. Nel caos generale, sebbene i coraggiosi guerrieri dei Kaldorei si precipitassero a difendere la loro antica patria, essi furono costretti a cedere terreno, centimetro dopo centimetro, davanti all’incontenibile furia dell’assalto della Legione.

Toccò così al giovane Malfurion Stormrage trovare aiuto per i suoi assediati fratelli. Il giovane druido, il cui fratello, Illidan, aveva da poco iniziato ad adoperare l’uso della magia, sentiva infatti di dover far qualcosa prima che il suo popolo venisse del tutto estinto e la sua patria distrutta. Insieme al gemello così, Malfurion si mise alla ricerca di Cenarius e riuscì a mettere su la Resistenza dei Kaldorei. Con loro, si unì anche la novizia Tyrande Whisperwind, che accettò di aiutare Malfurion ed Illidan, suoi amici d’infanzia, nel nome di Elune. Malfurion, Illidan e Tyrande avrebbero così formato il leggendario trio degli Elfi della Notte e dato parecchio filo da torcere alla Legione Infuocata.

Illidan tuttavia, che durante tutti quegli anni era diventato dipendente dalle energie del Pozzo dell’Eternità che potenziavano la sua magia, si trovò sempre più in conflitto con le idee del fratello gemello ma, con il supporto paziente di Tyrande (della quale era innamorato), riuscì a trattenere la sua rabbia ed aiutare Malfurion a trovare il semidio solitario, Cenarius. Il figlio di Elune, che dimorava tra le sacre radure del Moonglade, nel lontano Monte Hyjal, accettò di aiutare gli Elfi della Notte, chiedendo l’aiuto dei più potenti guardiani di Azeroth: gli Aspetti Draconici. I draghi, guidati dal grande leviatano rosso Alexstrasza, accettarono di scendere in battaglia e mandare i loro possenti Stormi per combattere i demoni ed i loro padroni.

Cenarius inoltre, invocando gli spiriti delle foreste incantate, radunò un esercito di antichi uomini-albero chiamati Treant, e li guidò personalmente contro la Legione in un audace assalto. Così, mentre gli alleati degli Elfi della Notte convergevano sul Palazzo di Azshara e sul Pozzo dell’Eternità, scoppiò la più grande guerra della storia di Azeroth. Tuttavia, malgrado la forza dei loro nuovi alleati, Malfurion ed i suoi si resero conto che la Legione non poteva essere sconfitta solo dalla forza delle armi.

Mentre la titanica battaglia infuriava nella capitale di Zin-Azshari, l’ormai delirante Regina Azshara era solo in attesa dell’arrivo di Sargeras, della quale si era invaghita e che desiderava addirittura sposare. Il Signore della Legione era ormai ad un passo dal passare attraverso il Pozzo dell’Eternità ed entrare nel mondo devastato di Azeroth. Mentre la sua ombra incredibilmente enorme si avvicinava sempre più alla superficie del lago incantato, Azshara radunò i migliori Eletti affinché stabilizzassero un portale per permettere l’ingresso del Titano Oscuro.

Intanto, mentre la battaglia infuriava tra i campi infuocati di Kalimdor, si verificò un’incredibile serie di catastrofici eventi. Il primo fra tutti riguardò Neltharion, l’Aspetto Draconico della Terra, che rivelò il proprio tradimento durante una battaglia contro le forze della Legione Infuocata. Egli infatti, dopo aver usato un piccolo disco di sua creazione, chiamato Anima dei Draghi, sui demoni, cominciò a cadere letteralmente a pezzi, mentre fiamme e rabbia eruttavano dalle sua nere squame. Rinominandosi Deathwing, il drago fiammeggiante si girò verso i suoi fratelli ed attaccò gli altri quattro Aspetti e gli stessi membri della Resistenza. Il risultato di quell’attacco fu catastrofico. Migliaia di soldati Kaldorei vennero polverizzati all’istante e quasi l’intero Stormo Blu venne sterminato.

L’improvviso tradimento di Deathwing, causato dai sussurri degli Old Gods che per anni avevano assillato la mente del grande drago nero, fu così inaspettato e distruttivo che i cinque Stormi non si ripresero mai veramente da quell’evento. Feriti e sconvolti, Alexstrasza e gli altri nobili draghi furono costretti ad abbandonare i loro alleati mortali lasciando il campo di battaglia. Malfurion ed i suoi compagni, ora irrimediabilmente superati in numero, sopravvissero a malapena al successivo assalto della Legione.

Il giovane druido, convinto che il Pozzo dell’Eternità fosse il “cordone ombelicale” che collegava i demoni al mondo fisico, insistette sul fatto che esso dovesse essere distrutto. I suoi compagni tuttavia, sapendo che il Pozzo era la fonte della loro immortalità e dei loro poteri, furono sconvolti dalla quella drastica necessità. Eppure Tyrande vide la bontà della teoria di Malfurion, e convinse così Cenarius ed i loro compagni ad attaccare il Palazzo di Azshara e trovare un modo per distruggere definitivamente il Pozzo.

La missione tuttavia, non si sarebbe rivelata facile, in quanto accadde qualcosa che il giovane druido non aveva previsto. Illidan infatti, era decisamente contrario all’idea di distruggere il Pozzo.

Illustrazione in evidenza ufficiale Blizzard