Capitolo 87: Il summit di Darnassus

Dopo l’arrivo dei sopravvissuti di Gilenas alla capitale elfica di Darnassus, i Kalorei, i quali avevano “creato” la maledizione, si sentirono subito in dovere di aiutare gli Worgen. Re Genn Greymane si era ormai deciso a fare rientrare il suo regno nell’Alleanza, ma la cosa era tutt’altro che facile. La reintroduzione di Gilenas sarebbe dovuta infatti essere approvata da tutti gli altri membri della fazione blu. Per questo motivo, gli Elfi della Notte guidati adesso oltre che da Tyrande anche da Malfurion Stormrage, il quale si era destato dal Sogno di Smeraldo, convocarono un summit nella propria capitale. Genn diede la sua parola a Malfurion che avrebbe fatto di tutto per dare la sua migliore impressione ai sovrani dell’Alleanza.

Così, quando Genn Greymane fece la sua presentazione al banchetto di benvenuto, egli ammise subito ai rappresentanti dell’Alleanza che la costruzione del colossale muro che aveva isolato il suo regno era stato un errore e ringraziò i presenti di aver concesso una seconda possibilità a Gilneas. I sovrani dell’Alleanza sembrarono generalmente accettare le scuse di Greymane e il banchetto ebbe inizio in un clima conviviale. Eppure la situazione divenne tesa con l’arrivo dell’ultimo sovrano, il più importante: Re Varian Wrynn di Stormwind. Mentre Genn stava raccontando le storie delle sue vittorie contro l’Orda durante il banchetto infatti, Varian arrivò ed iniziò a prendere in giro Genn. Il Re di Stormwind insultò Gilneas, insinuando che il suo popolo fosse composto da patetici codardi e deboli che non avevano smosso un dito quando il Flagello aveva distrutto Lordaeron durante la Terza Guerra. Ma nonostante questi insulti verso lui e la sua gente, Genn riuscì a tenere sotto controllo la sua rabbia ed allo stesso tempo cercò di convincere Varian che il suo regno fosse cambiato e che ora fosse pronto ad essere un convinto sostenitore dell’Alleanza. Varian, tuttavia, si dimostrò ancora amareggiato per l’abbandono dell’Alleanza da parte di Gilneas durante l’ora del bisogno. Alla fine, il Re di Stormwind rifiutò Gilneas come alleato e si dissociò da qualsiasi collaborazione con Genn e la sua gente.

Nonostante il terribile primo incontro comunque, Greymane in seguito rivelò di aver notato la presenza di Goldrinn, il leggendario Dio Selvaggio dalla forma di un grande lupo, intorno a Varian e che era proprio per questo che continuava a sperare che in seguito il giovane Re cambiasse idea su di lui e sul suo popolo.

Durante il vertice, Genn espose la potenza militare di Gilneas e la forza soprannaturale della forma worgen per mostrare ciò che il suo popolo poteva offrire all’Alleanza. Quest’ultima approvò i benefici e molti iniziarono a sostenere la riammissione di Gilneas. Nonostante ciò, Varian si alzò per fare un annuncio.

Sebbene Stormwind riconoscesse i benefici che Gilneas avrebbe potuto apportare all’Alleanza, il regno umano sottolineò che mai si sarebbe potuto fidare, né tanto meno perdonare, di Gilneas per averli abbandonati nell’ora del bisogno durante la Terza Guerra. Varian dichiarò inoltre che l’Alleanza non aveva bisogno di amici in tempi di pace e che non avrebbe mai acconsentito alla riammissione di Gilneas nell’Alleanza.

Queste dichiarazioni lasciarono il vertice in tumulto e rovinarono ogni possibilità che Gilneas avesse di rientrare nell’Alleanza.

Triste ed amareggiato, Genn si apprestò a lasciare il summit. Ma Malfurion aveva ancora una freccia al suo arco…

Illustrazione in evidenza di Glowei