Tirion Fordring: L’uomo guidato dalla Luce

La storia di Tirion Fordring inizia durante il periodo della Seconda Guerra, quando, all’età di diciotto anni, viene nominato cavaliere del Regno di Lordaeron. Poco tempo dopo, si avvicinò alla Chiesa della Luce Sacra, studiando sotto la guida dell’Arcivescovo Alonsus Faol. Allo scoppiare della guerra, Tirion fu scelto da Faol come uno dei fondatori del Silver Hand, un Ordine di Paladini, insieme, tra gli altri, ad Uther the Lighbringer e ad un ancora giovane Turalyon. Durante la Guerra, Tirion prende parte alla battaglia finale alle pendici della Montagna di Blackrock dove salva la vita ad Alexandros Morgraine. Subito dopo la fine del conflitto, Tirion insieme ad Uther e ad altri paladini, prese parte alla cerimonia che sanciva l’entrata nel Silver Hand del principe di Lordaeron Arthas Menethil, sebbene lo stesso Tirion fosse contrario nel far entrare Arthas nell’Ordine.

Successivamente, il paladino fu nominato governatore della città di Hearthglen, situata nella regione orientale di Lordaeron, dove viveva insieme alla moglie Karanda ed al figlio Taelan. Essendo un grande guerriero e un ottimo governante, la fama di Tirion crebbe ben presto in tutto il Regno di Lordaeron. Avendo vissuto l’orrore della guerra, Tirion aveva appreso la vera importanza della pace, ed ogni sera pregava la Luce Sacra affinché lo tenesse lontano dalla guerra.

Un giorno, incontrò un vecchio orco, che viveva come un eremita, in una torre abbandonata. I due attaccarono subito battaglia, fino a che una parte della torre crollò, colpendo proprio Tirion e facendogli perdere i sensi. Il paladino si risvegliò giorni dopo, su un letto, guarito dal suo ambizioso apprendista, il giovane paladino Barthilas. Realizzando che l’Orco l’aveva salvato dalle rovine, Tirion tornò subito alla torre abbandonata per confrontarsi con Eitrigg, l’orco eremita. Quest’ultimo raccontò quindi la sua storia a Tirion, di come gli Orchi prima di arrivare ad Azeroth fossero una civiltà nobile e pacifica, con lo sciamanesimo come guida, e di come lui stesso avesse abbandonato l’Orda a seguito della corruzione di quest’ultima. Riconoscendo in Eitrigg un essere di grande onore, Tirion promise all’orco di mantenere il segreto sulla sua esistenza, proteggendolo quindi dall’Alleanza.

Il paladino tornò quindi ad Hearthglen, assicurando che l’orco con cui aveva avuto a che fare non rappresentasse più un pericolo. Tuttavia, Barthilas non fu molto convinto dalle parole di Tirion e contattò Saidan Dathroan, uno dei fondatori del Silver Hand, affinchè facesse lui stesso luce sulla vicenda. Dathroan arrivò quindi sul luogo e guidò un gruppo di cacciatori nei boschi circostanti dove infine trovarono Eitrigg. Durante la cattura dell’orco, Tirion combatté contro gli stessi uomini di Dathroan, accusando Barthilas di tradimento verso i suoi confronti. A causa delle sue azioni tuttavia, Tirion fu catturato e condotto a Stratholme dove sarebbe stato messo sotto processo.

Il paladino fu così portato davanti alla giuria che avrebbe deciso il suo destino, composta dall’Ammiraglio Daelin Proudmoore, l’Arcimago del Kirin Tor Antonidas, l’Arcivescovo Alonsus Faol, ed il Principe Arthas Menethil. Durante il processo, Tirion, sperando di essere da esempio per il figlio, non mentì, e raccontò l’assoluta verità degli eventi con Eitrigg. La decisione di Tirion, tuttavia, non lo premiò: la giuria infatti, decise che, visto l’attacco dello stesso accusato ai soldati dell’Alleanza, egli non potesse più essere un paladino del Silver Hand, e fu quindi condannato all’esilio. Sebbene dispiaciuto, Uther the Lightbringer non poté far altro che dirigere la cerimonia in cui Tirion fu espulso dall’Ordine e privato di ogni suo potere. Tuttavia, come atto di rispetto verso il suo amico, Uther decise di risparmiare la famiglia di Tirion dall’esilio. Il paladino fece così ritorno a casa dove, dopo aver raccolto le sue cose, disse addio alla moglie ed al figlio.

Tiron combatte il Flagello – Illustrazione di Nastya Avdonina

Salutati i propri familiari, Tirion decise di tornare a Stratholme per cercare di liberare Eitrigg, che intanto era stato condannato a morte. Arrivato in città, il paladino attaccò le guardie che sorvegliavano Eitrigg, ma un improvviso attacco degli orchi gli diede l’opportunità giusta per liberare il condannato e scappare insieme a lui approfittando del caos generale.

Arrivati nelle lande selvagge, Tirion notò che Eitrigg era ferito ed ormai prossimo alla morte. In quella disperata situazione, Fordring decise di fare l’unica cosa che poteva: invocò la Luce Sacra, affinché gli permettesse di salvare il suo amico dalla morte. Con grande sorpresa del paladino, la Luce rispose a Tirion che, sorpreso dall’essere ancora in possesso dei suoi poteri curativi, riuscì a salvare Eitrigg.

Successivamente, i due si ritrovarono circondati da Orchi, guidati dal un nuovo Warchief Thrall, il quale, avvicinandosi ad Eitrigg, lo invitò a rientrare nell’Orda, informandolo che essa era tornata alla via sciamanica di un tempo. Allettato dall’idea di tornare tra la sua gente, il vecchio orco accettò l’invito di Thrall, ma prima di partire, affermò che lui e Tirion erano fratelli, legati dal sangue e dall’onore. Attraverso le sue azioni, Tirion si guadagnò in quell’occasione anche il rispetto di Thrall.

Separato dal suo amico, Tirion decise quindi di restare a Lordaeron. Intanto, Taelan cresceva e sarebbe presto entrato nell’Ordine del Silver Hand. Karanda aveva detto al figlio che il padre era morto, portandolo anche ad una falsa tomba, dove il giovane seppellì un martello da guerra giocattolo che il padre gli aveva regalato quando lui era piccolo.

Molti anni dopo, Tirion si recò in gran segreto alla cerimonia che avrebbe reso suo figlio un paladino e che lo avrebbe introdotto nel Silver Hand. Tuttavia, lo stesso Ordine avrebbe avuto vita breve. Di lì a poco infatti, Arthas, diventato un Cavaliere della Morte del Re dei Lich, uccise Uther e distrusse completamente il Silver Hand. Solo l’esilio a cui era stato condannato salvò Tirion dal massacro dei paladini.

Tempo dopo, Tirion ricevette la visita di Darion Morgrane, figlio di Alexandros, in cerca di consiglio su come salvare l’anima del padre, racchiusa dentro la leggendaria spada nota con il nome di Ashbringer, l’unica arma che potesse contrastare il potere di Frostmourne, la lama del Re dei Lich. Tirion tuttavia, disse a Darion che non era in grado di aiutarl, e che solo un grande atto d’amore, avrebbe potuto salvare l’anima di Alexandros.

In seguito, Tirion venne a conoscenza che suo figlio Taelan si era unito alla Crociata Scarlatta, una setta di paladini formata dai pochi sopravvissuti del Silver Hand, diventandone addirittura il Comandante Supremo. Tuttavia, la setta, nata con il compito di epurare Lordaeron dai non-morti, cadde ben presto nella corruzione, e Tirion entrò in azione per salvare il figlio. Tramite degli oggetti che appartenevano al suo passato, Taelan si convinse di star facendo la cosa sbagliata e abbandonò la Crociata, fuggendo a Hearthglen. Quest’episodio però, fece infuriare Saidan Dathroan, anch’egli membro della setta, che quindi incaricò il Gran Inquisitore Isillien di uccidere i Fordring. Isillien mandò quindi degli assassini per uccidere Tirion, che però fallirono nella loro missione, mentre lui stesso si recò ad Hearthglen, dove uccise Taelan, accusandolo di tradimento. Straziato dalla morte del figlio, Tirion decise in quel momento di rifondare il Silver Hand, facendo di esso un forza del bene per combattere l’oscurità del mondo. Fordring quindi si trasferì ancora più ad est, nel luogo chiamato Cappella della Luce.

Tempo dopo, l’accampamento fu attaccato dalle forze del Flagello, guidate proprio da Darion Morgrane, che brandiva l’Ashbringer permeata dalla corruzione. Tirion quindi si fece avanti per confrontarsi con Darion. I due però furono interrotti dalla comparsa di Arthas, ora diventato il Re dei Lich, che lanciò un incantesimo per immobilizzare Tirion. Darion quindi, prese l’Ashbringer e la lanciò verso Tirion. Incredibilmente, la spada, avvicinandosi al Paladino, si purificò dalla sua corruzione.

Impugnata l’Ashbringer tornata alla sua piena potenza, Tirion si lanciò contro Arthas, che tuttavia riuscì a fuggire. Fu dopo quest’evento che Tirion giurò di distruggere Arthas ed il Flagello, ed unificò il Silver Hand con il gruppo dell’Alba d’Argento, dando vita ad un’unica fazione, chiamata Crociata d’Argento.

Tirion e l’Ashbringer – Illustrazione ufficiale Blizzard

La battaglia contro il Flagello portò Tirion e la Crociata d’Argento fino al continente ghiacciato di Northrend, luogo in cui si trovava la Cittadella di Icecrown ,roccaforte del Re dei Lich. Qui però, il paladino ebbe modo di constatare quanto le armate di Arthas fossero realmente potenti, e realizzò che sarebbe stato molto meglio attaccare il nemico con una piccola spedizione formata da guerrieri d’elitè piuttosto che formare una grande armata, rischiando solo di aumentare le forze del Flagello.

Tirion organizzò così il Torneo d’Argento, una manifestazione dove potesse valutare i migliori guerrieri che l’Alleanza e l’Orda potessero offrire. Subito dopo il Torneo, Fordring in persona guidò quindi l’assalto alla Cittadella, unendo le forze dei Cavalieri della Spada d’Ebano e della Crociata d’Argento, dando così vita ad una fazione che prese il nome di Verdetto Cinereo, la forza elitaria che avrebbe dato l’assalto finale ad Arthas.

Gli eroi, si fecero strada all’interno della roccaforte sconfiggendo tutti i più forti servitori del Re dei Lich ed arrivando infine al Trono Ghiacciato. Tirion, impugnando l’Ashbringer, si lanciò all’attacco, ma fu immobilizzato all’interno di un blocco di ghiaccio da Arthas, che subito dopo uccise tutti i campioni che Tirion aveva portato con sé, preparandosi quindi a rianimarli per farne Campioni del Flagello. Mentre Arthas stava per lanciare l’incantesimo, Tirion invocò ancora una volta la Luce Sacra, affinché gli concedesse “un’ultima benedizione” per liberarlo. L’Ashbringer iniziò a risplendere e Fordring, liberatosi dal blocco di ghiaccio che lo imprigionava, con un fendente spezzò Frostmourne, liberando così le migliaia di anime che erano in essa imprigionate, tra le quali quella di Re Terenas Menethil II, padre di Arthas. Tenuto fermo dalle anime dei morti, Arthas non poté che assistere alla resurrezione degli eroi che aveva ucciso da parte dello spirito del padre, e, subito dopo, alla fine della sua vita.

Dopo aver assistito agli ultimi momenti di Arthas, Tirion fu avvertito che un Re dei Lich ci sarebbe sempre dovuto essere, poiché il Flagello, senza una guida avrebbe completamente distrutto Azeroth. Tirion prese quindi tra le mani l’Elmo del Dominio, pronto ad assumersi lui stesso l’incarico di diventare il nuovo Re dei Lich, ma fu fermato da una voce. Era Bolvar Fordragon, comandante delle forze dell’Alleanza creduto morto durante un attacco ai cancelli di Icecrown, ma che era stato salvato dal fuoco dei Draghi Rossi, che tuttavia, l’aveva reso irriconoscibile. Bolvar, che era stato catturato e torturato da Arthas, disse al paladino che lui e gli eroi che avevano compito quell’impresa avevano ancora una parte da recitare nella storia, un destino da compiere, offrendo se stesso per portare di quel peso. Sebbene all’inizio riluttante all’idea, Tirion infine pose l’Elmo del Dominio sul capo di Bolvar, rendendolo il nuovo Re dei Lich, sigillando così di fatto il destino dello stesso Bolvar, del Flagello, e del mondo di Azeroth. Bolvar mandò quindi via Tirion da quel luogo, avvertendolo che nessuno avrebbe mai dovuto venire a conoscenza di quell’episodio, che la sola cosa che doveva riferire era che il Re dei Lich era morto, e Bolvar Fordragon insieme a lui.

Dopo la vittoria, Tirion e gli eroi tornarono a Dalaran, dove fu eretto un monumento in oro in onore dei caduti, rappresentante Tirion impugnante l’Ashbringer ed ai suoi piedi, i frammenti di Frostmourne spezzata.

Dopo la fine della Guerra a Northrend, Fordring fece ritorno ad Hearthglen, sconfiggendo gli ultimi membri della Crociata Scarlatta ancora lì presenti. Tempo dopo, tuttavia, un nuovo pericolo si affacciò nella vita di Tirion e di Azeroth. Un Gul’dan proveniente da un’altra linea temporale infatti, era riuscito ad aprire un portale all’interno della Tomba di Sargeras, dando così il via alla terza invasione della diabolica Legione Infuocata. Tirion, insieme alla Crociata d’Argento, fu il primo ad arrivare alle Isole Disperse, sede delle Tomba, ed a dare battaglia ai demoni. Tuttavia, gli esiti furono disastrosi, con la Crociata che venne letteralmente spazzata via dalla Legione e molti coraggiosi soldati furono catturati, tra cui lo stesso Tirion.

Una volta arrivate le forze dell’Alleanza e dell’Orda, Gul’dan decise di mettere Tirion sopra un lago di lava demoniaca, in modo da attirare Re Varian Wrynn ed il Warchief Vol’jin in una trappola. Il paladino invocò ancora una volta l’aiuto della Luce Sacra, ma essa stavolta, non rispose alla sua preghiera. Gul’dan iniziò così a sbeffeggiare Tirion, dicendogli che la sua Luce non poteva nulla contro il potere di un vero dio, contro il potere di Sargeras. Subito dopo, l’orco stregone, invocò un gigantesco demone di nome Krosus che immediatamente avvolse Tirion con una tempesta di energia demoniaca, distruggendo così lo scudo divino che proteggeva il paladino e ferendolo gravemente. Gul’dan, intenzionato a torturare ancora Fordring, fece finta di gettare il suo corpo nella lava, in modo da distruggere il morale dell’Alleanza e dell’Orda, mentre il paladino fu dato in custodia al carceriere Zerus. Tirion fu successivamente liberato, ma le ferite che aveva riportato erano troppo gravi. Subito dopo aver nominato il nuovo portatore dell’Ashbringer, la vita di Tirion Fordring, arrivò alla fine. Il suo corpo fu recuperato dal paladino Maxwell Tyrosus e seppellito nei sotterranei della Cappella della Luce.

Subito dopo, fu tenuto un cerimoniale in suo onore, nel quale Tyrosus nominò il nuovo portare dell’Ashbringer capo supremo del Silver Hand. I Cavalieri della Spada d’Ebano, avrebbero voluto usare il corpo di Tirion per creare l’ultimo(e leader) dei nuovi Quattro Cavalieri, sotto preciso ordine del nuovo Re dei Lich Bolvar Fordragon ma, tuttavia, appena iniziato il rituale per rianimare Tirion, la stessa Luce Sacra si rivoltò contro i Cavalieri della Morte. Darion Morgraine, nel concitato tentativo di salvare i suoi fratelli, non riuscì ad entrare in tempo in un portale, finendo ucciso dalla Luce Sacra. Fu quindi egli a prendere il posto che il Re dei Lich aveva previsto per Tirion.

Una statua in onore di Tirion fu edificata al Santuario della Luce, una stanza segreta all’interno della Cappella della Luce, la cui targa recita:

“Amico, fratello, mentore. Il Comandante Supremo Fordring fu un Campione della Luce, un esempio di tutto quello che i paladini si sforzano di essere. Possa il suo spirito guidarci negli oscuri giorni a venire.”

Illustrazione in evidenza di SAM