Thoradin: La leggenda di un Imperatore

2800 anni prima della Prima Guerra, le tribù umane dei Regni Orientali si combattevano costantemente tra loro in un’eterna lotta per la supremazia, anche quando i Troll delle foreste dell’Impero Amani iniziarono ad effettuare delle sempre più frequenti incursioni nei loro territori. Tra i molti Signori della Guerra dell’epoca, uno in particolare, Thoradin, della tribù Arathi, che risiedeva ai confini nord-orientali delle terre umane, si rese conto di quanto fosse folle ignorare la minaccia dei Troll e che l’umanità avrebbe avuto di certo ben poche possibilità contro gli Amani in una vera guerra se fossero rimasta divisa.

Thoradin si dichiarò così Re degli Uomini ed iniziò una campagna per unire tutte le tribù rivali degli Arathi sotto un unico stendardo. La lunga storia di scontri tra gli Arathi ed i Troll Amani aveva fatto di Thoradin un maestro della tattica militare, e nel giro di soli sei anni, egli mise molte delle altre tribù in ginocchio. Ma Thoradin si dimostrò abile anche nell’arte diplomatica, guadagnandosi l’alleanza di altri Signori della Guerra attraverso dei matrimoni combinati per i suoi figli e le sue figlie o anche con promesse di ricchezza ed elargizione di territori. Grazie alla sua abilità, ben poche furono le volte in cui Thoradin fu costretto a conquistare militarmente altre tribù, una cosa che avvenne comunque solo per quelle più violente. Inoltre, con grande sorpresa degli sconfitti, Thoradin non regnò su di loro come un tiranno, ma offrì invece ai suoi ex nemici la pace e l’uguaglianza sociale in quello che sosteneva sarebbe stato un glorioso, nuovo regno umano. Gli sconfitti Signori della Guerra non furono uccisi o imprigionati, ma venne invece offerto loro un posto come generali nel nuovo grande esercito che si stava formando, offerta che essi accettarono con grande onore. Fu proprio in questo modo che Thoradin e gli Arathi ottennero la lealtà dei loro avversari.

Tuttavia, ci fu una tribù che si dimostrò particolarmente ardua da “annettere” al nuovo regno. Per settimane, Thoradin ed i suoi guerrieri lottarono per conquistare la tribù degli Alterac, che risiedeva presso gli omonimi Monti. Lo scaltro Re era sicuro di poter conquistare gli Alterac se avesse avuto abbastanza tempo, ma sapeva anche che il costo in risorse e vite umane sarebbe stato molto alto e decise quindi di cambiare tattica per evitare inutili spargimenti di sangue. Thoradin si spogliò della propria armatura, si dipinse il petto con dei simboli tribali Arathi e ha marciò verso le montagne con solo il suo spadone in mano per sfidare il leader degli Alterac, un uomo che, grazie alla sua abilità nell’uccidere i troll, si era guadagnato il titolo di “Trollbane”, Cacciatroll, a duello. Quest’uomo, chiamato Igneus Trollbane era più grande e più forte di Thoradin, ma il leader degli Arathi aveva intenzionalmente scelto per il duello un giorno in cui le montagne erano avvolte da una fitta nebbia. Thoradin usò così le condizioni metereologiche a suo vantaggio per evitare i fendenti di Igneus e disarmare così il nemico. Invece di uccidere il suo avversario, Thoradin conficcò la sua lama nel terreno e tese la mano all’avversario come atto di pace, guadagnandosi così il rispetto e l’amicizia di un grande avversario.

A questo punto, era rimasta un’unica tribù abbastanza potente da porre fine al sogno di unità di Thoradin. Si trattava di popolo nobile e spirituale delle radure di Tirisfal, guidate da un grande guerriero di nome Lordain, ed a differenza degli Alterac, Thoradin sapeva che essi non si sarebbero potuti conquistare con la mera forza militare. Così, per guadagnarsi la loro lealtà, l’ambizioso Re dovette fare appello alle loro credenze religiose. Thoradin ed i suoi generali fecero quindi un pellegrinaggio ai santuari e ai boschi sacri di Tirisfal, eseguendo rituali in ogni sito. Il Re per l’occasione indossò persino un ciondolo dalla forma di una mano d’argento, un simbolo ritenuto sacro dagli umani della regione. Alla fine del pellegrinaggio, Thoradin incontrò Lordain e promise che se la sua tribù si fosse unita a lui, egli avrebbe diffuso le loro credenze religiose tra tutti gli Arathi.

Per sigillare la sua promessa, Thoradin fece scorrere il palmo della sua mano lungo il bordo della spada e mescolò il suo sangue con la terra di Tirisfal pronunciando le seguenti parole a Lordain:

“Tra i nostri popoli, lascia che questo sia l’unico sangue che versiamo”.

Quest’atto colpì profondamente Lordain che così, insieme a tutto il suo popolo piegò il ginocchio a Thoradin.

Per quest’ultimo rimaneva ora una sola cosa da fare, affinché l’umanità fosse per sempre legata. Un simbolo, un qualcosa che la rappresentasse. Così, Thoradin convinse tutti i capi tribù umani che aveva sconfitto a prestargli le loro lame personali, dopodiché i fabbri Arathi presero alcuni frammenti di metallo da ciascuna arma e li aggiunsero alla spadone del re. Ciò assicurò l’eterna lealtà delle tribù, poiché molti degli antichi Signori della Guerra umani credevano che gli spiriti dei loro antenati vivessero con le loro armi, e nessuno avrebbe mai osato insorgere contro Thoradin e rischiare di colpire la spada che conteneva gli spiriti dei propri antenati. Quando il lavoro fu terminato, Thoradin ribattezzò la sua spada Strom’kar la Spezzaguerra, detta anche “La Spada dei Re”.

Dopo esser finalmente riuscito ad unire le tribù umane sotto un’unica bandiera, Thoradin battezzò la nuova nazione con il nome di Arathor ed iniziò a fondare una nuova capitale, non sapendo però dove porla. Secondo una leggenda, egli ricevette la sua risposta quando suo padre gli apparve in sogno, indossando la pelle di un lupo nero e raccontandogli di un’arida regione a sud-est delle Radure di Tirisfal dove il suo popolo avrebbe prosperato. Thoradin si recò così presso la terra in seguito chiamata Altipiani d’Arathi e, come racconta la storia, proprio qui vide un lupo nero che vagava senza meta. A partire dal punto in cui si trovava l’animale, il Re usò Strom’kar per segnare i confini di una città ed ordinò ai suoi muratori di iniziare a costruire quella che divenne Strom, capitale del primo regno umano. Thoradin ordinò inoltre al suo popolo di costruire una grande muraglia vicino alla nuova città per proteggere il suo popolo dalle incursioni degli Amani, i quali dovevano ora prepararsi a fronteggiare non delle tribù disorganizzate, ma un vero e proprio regno guidato da un vero Re.

Anzi, dal primo Imperatore dell’Umanità.

Thoradin degli Arathi – Illustrazione di DevanBabendererde

Proprio come Thoradin si aspettava, presto i Troll Amani iniziarono a invadere i confini di Arathor. L’Imperatore mandò due dei suoi più importanti generali, Igneus e Lordain, a raccogliere informazioni sui loro nemici e ad impedire che quest’ultimi si addentrassero troppo nei territori dell’Impero. In ogni caso, Thoradin non si dimostrò un regnante inattivo che si limitava ad impartire ordini dal suo trono ma, al contrario, spesso prendeva parte agli scontri con i Troll nelle terre di confine, combattendo in prima linea insieme ai propri uomini. E’ proprio durante uno di questi scontri che avvenne un episodio particolare, uno di quelli che avrebbe accresciuto la leggenda di Thoradin.

Un antico resoconto racconta infatti di un’imboscata degli Amani che separò l’Imperatore dai suoi guerrieri. Sebbene finì dall’essere accerchiato da ben dieci nemici e si trovasse completamente da solo, Thoradin non fuggì, ma decise di affrontare i Troll. Impugnando Strom’kar, Thoradin iniziò a combattere come il grande guerriero che era e quando le sue guardie lo raggiunsero, trovarono l’Imperatore in piedi sui dieci cadaveri degli Amani.

Qualche tempo dopo, voci riguardanti un feroce conflitto tra gli Amani e gli Alti Elfi di Quel’Thalas nelle lontane terre del nord, raggiunsero la capitale di Strom. Sebbene turbati, Thoradin ed i suoi generali concordarono sul fatto che non avrebbero rischiato le proprie armate inviando aiuti ai solitari Elfi decidendo quindi di non mobilitare l’esercito. Tuttavia, l’opinione dell’Imperatore cambiò quando gli ambasciatori degli Alti Elfi inviati da Re Anasterian Sunstrider arrivarono nella capitale, e dissero agli umani che gli eserciti dei Troll erano vasti e si sarebbero mossi per attaccare Arathor dopo aver distrutto Quel’Thalas.

Thoradin e i suoi consiglieri si trovarono così a discutere nottetempo prima di arrivare alla conclusione che gli Umani avrebbero avuto bisogno della magia per sconfiggere i Troll, anche se lo stesso Imperatore era profondamente diffidente verso le arti arcane in tutte le sue forme. Dopo aver comunicato la decisione alla capitale elfica di Silvermoon, I maghi elfici si recarono rapidamente a Strom ed iniziarono a insegnare a cento umani le vie della magia.

Nel frattempo, Thoradin mandò i suoi generali a presidiare la Fortezza di Alterac ai piedi delle omonime Montagne, affinché servisse come punto strategico per l’offensiva contro i Troll. Una volta che gli elfi ebbero finito di insegnare agli umani la magia, Thoradin guidò personalmente oltre ventimila soldati umani dalla fortezza di Alterac verso Quel’Thalas. Per decisione dell’Imperatore, i maghi umani rimasero nelle retrovie, nascosti all’interno della fortezza.

Thoradin condusse così l’esercito di Arathor ad assaltare il fianco meridionale delle truppe Amani nel sud di Quel’Thalas, facendo sì che il Signore della Guerra dei Troll, Jintha, rivolgesse la sua attenzione agli Umani. L’Imperatore ordinò quindi alle sue forze di iniziare lentamente a ritirarsi verso Alterac con i Troll che non esitarono ad insegurli. Una feroce battaglia che andò avanti per interi giorni seguì alle pendici delle Montagne di Alterac, con gli Umani che difesero tenacemente la Fortezza mentre gli Alti Elfi arrivarono da nord per attaccare i Troll su un secondo fronte.

Thoradin “attraversò” personalmente le truppe da guerra degli Amani con il resto dei suoi soldati, con innumerevoli Troll che caddero sotto i fendenti di Strom’kar. Una volta che gli Umani e gli Elfi furono sicuri di aver logorato abbastanza i ranghi degli Amani, l’Imperatore diede ordine di mettere in campo l’arma segreta di Arathor. I maghi umani emersero dalle mura della Fortezza e, insieme agli arcanisti elfi, unirono i loro poteri e scatenarono un fuoco magico che piovve dai cieli per incenerire gli eserciti Amani. Jintha fu tra i primi ad essere consumato dalle fiamme ed i troll in fuga furono facilmente uccisi dagli eserciti di umani ed elfi.

Quelle che erano state le Guerre dei Troll finirono così con il trionfo di Arathor e Quel’Thalas, e gli Elfi, riconoscenti e completamente stregati da quell’Imperatore così abile e forte, si impegnarono ad un’immortale lealtà ed amicizia verso l’Impero ed a tutta la discendenza di Thoradin.

L’Imperatore – Illustrazione di Camille Kuo

Dopo le Guerre dei Troll, Thoradin si recò in missione diplomatica a Quel’Thalas per rafforzare l’amicizia dell’umanità con gli Alti Elfi. L’Imperatore stipulò un patto militare con i nuovi alleati in modo che ciascuna parte aiutasse l’altra se la minaccia degli Amani fosse mai tornata, ma non solo. Thoradin si accordò con Anasterian anche su nuovi confini territoriali ed accordi commerciali per favorire la prosperità di Arathor per le generazioni a venire. Infine, prima che l’Imperatore lasciasse Quel’Thalas, i più grandi fabbri e incantatori degli Elfi decisero di dargli un dono, conferendo a Strom’kar uno straordinario potere e facendo si che la spada non pesasse quasi nulla nelle mani di Thoradin.

Sotto il governo di quest’ultimo, Arathor crebbe e prosperò per lungo tempo. Tuttavia, l’Imperatore temeva che il suo regno si sarebbe frammentato se esso si fosse esteso troppo. Alla fine, dopo molti anni, un anziano Thoradin abdicò al trono di Arathor. Egli ruppe inoltre la tradizione tenendo Strom’kar con se, atto che venne visto da alcuni come un gesto di avidità, ma che in realtà venne attuato dall’Imperatore con buone intenzioni.

Strom’kar era diventata infatti un simbolo di regalità, ma Thoradin voleva che i cittadini di Arathor vedessero la propria discendenza di sangue come i legittimi sovrani, e non semplicemente chiunque possedesse la leggendaria spada.

Così, libero dopo tanti anni dal peso della leadership, Thoradin si dedicò all’altra sua grande passione: la sete di conoscenza. Egli divenne ossessionato dalle origini dell’umanità e dalle leggende di una razza di giganti che una volta viveva fianco a fianco con i primi uomini. Accompagnato dai suoi più stretti servitori, trascorse gran parte del suo tempo a studiare rovine nelle Radure di Tirisfal ed imparò a usare gli incantesimi all’interno di Strom’kar per individuare nascosti luoghi di potere.

Proprio durante un viaggio a Tirisfal, lui ed i suoi seguaci scoprirono la tomba perduta di Tyr, il nobile Custode che millenni prima si era sacrificato per sconfiggere Zakajz il Corruttore, un servitore C’Traxxi dell’Old God Yogg-Saron. Ne seguì uno scontro intenso tra il seguito di Thoradin e l’ex Imperatore stesso contro le Guardi di Tyr, l’ordine segreto che aveva giurato di proteggere la tomba. Alla fine, Thoradin ed i suoi seguaci riuscirono a farsi strada oltre i guardiani ed entrarono nella tomba.

Ignaro dell’oscurità che riposava sotto la terra, Thoradin disse ai suoi maghi di spezzare i sigilli magici della tomba. Così facendo però, gli arcanisti resuscitarono inavvertitamente Zakajz, che era stato confinato dai sigilli. L’enorme orrore evocò servitori da sotto la terra e lacerò i seguaci di Thoradin, ma l’ormai anziano guerriero non fuggì né ebbe paura. La morte dei suoi compagni gli diede nuovo vigore, proprio come nelle battaglie di tempo, e Thoradin riuscì a conficcare Strom’kar nel cervello di Zakajz, anche se gli artigli del Corruttore gli lo ferirono gravemente. Gli incantesimi elfici della spada costrinsero lo C’Thrax ad un sonno profondo e gli impedirono di rigenerarsi. Tuttavia, le ferite di Thoradin si rivelarono mortali ed egli morì poco dopo. Per secoli che seguirono, il fantasma dell’Imperatore più grande della storia indugiò vicino alla tomba, incapace di trovare la pace. Una fine decisamente tragica.

Non miglior fortuna ebbe comunque Arathor. Nelle generazioni successive al regno di Thoradin, l’Impero si frantumò gradualmente man mano che varie città ed avamposti si trasformavano in vere e proprie città-stato sempre più autonome. Molte delle famiglie nobili di Strom alla fine lasciarono la capitale per per viaggiare verso altre terre dove fondarono diversi regni. Non molto tempo dopo, gli ultimi discendenti viventi di Thoradin – guidati da un nobile di nome Faldir – partirono anch’essi da Arathor e salparono verso sud per dove fondarono quello che sarebbe diventato il Regno di Stormwind. L’impero di Arathor si era effettivamente disintegrato ed il sogno di Thoradin di un’umanità unificata era svanito.

Ma l’eredità dell’Imperatore perdurò. Secoli dopo, il comandante supremo dell’Alleanza Anduin Lothar fu l’ultimo discendente diretto di Thoradin. E proprio a lui si deve l’ingresso nell’Alleanza di Lordaeron da parte degli Alti Elfi.

Durante la Terza invasione della Legione Infuocata, i cultisti del Martello del Crepuscolo cercarono di risvegliare Zakajz e torturarono il fantasma di Thoradin per avere informazioni su ciò che accadde a lui ed ai suoi seguaci nella tomba. Tuttavia, un eroe guerriero in cerca di Strom’kar liberò l’ex Imperatore, che poi accompagnò lo stesso eroe all’interno della tomba. Il guerriero recuperò Strom’kar ed uccise definitivamente Zakajz, permettendo così al fantasma di Thoradin di lasciare finalmente la tomba e trovare finalmente la pace, anche se non prima di donare la sua leggendaria arma all’eroe.

Si concluse così la leggenda del primo Imperatore dell’Umanità, una storia che tuttavia non venne mai dimenticata dagli uomini e che, forse, vive ancora oggi. L’Alleanza non è forse un eco di quello che era stato il sogno di Thoradin?

Illustrazione in evidenza di ZhangQipeng