Kael’thas Sunstrider, il Principe di Quel’Thalas

Il Principe Kael’thas è l’ultimo della dinastia dei Sunstrider di Quel’thalas, il Reame Elfico a nord di Lordaeron, figlio del Re Anasterian e ultimo discendente di Dath’remar, fondatore del Regno. In gioventù, Kael’thas è un membro del Kirin Tor, l’Ordine dei Maghi di Dalaran, ed è proprio qui che si invaghisce della giovane incantatrice Jaina Proudmoore. L’amore però, non viene corrisposto, in quanto Jaina inizia una relazione con l’allora principe di Lordaeron Arthas Menethil.

La vita di Kael subisce una svolta alcuni anni dopo quando, tornando a casa a Quel’thalas, trova la sua patria quasi rasa al suolo ed i suoi abitanti decimati a causa dell’invasione del Flagello dei Non-Morti guidati da Arthas, e nello stesso momento viene a conoscenza della morte del padre Anasterian, per mano dello stesso cavaliere della morte. Fu così che Kael’thas, riuniti intorno a se i pochi superstiti di quel terribile massacro, decise di cambiare il nome della propria gente in Elfi del Sangue (Sin’dorei in elfico) in memoria delle migliaia di elfi caduti.

Egli decide anche di distruggere il Pozzo Solare, la fonte dalla quale gli Elfi traevano i loro poteri, per timore che le sue energie contaminate dalla resurrezione di Kel’Thuzad potessero danneggiare il suo popolo. Così facendo tuttavia, il principe elfico priva bruscamente la sua gente della fonte di magia che avevano utilizzato per millenni. Kael’thas decide anche di rompere con il passato e con la politica isolazionista del padre Anasterian, andando così a chiedere aiuto a quel che rimaneva dell’Alleanza, ora sotto il comando del Gran Maresciallo Garithos. Lasciò così il comando della sua patria al secondo dell’ex Ranger Sylvanas Windurunner, Lor’themar Theron, dandogli anche il compito di ricostruire la capitale Silvermoon.

Dopo un breve incontro con le elfe della notte Maiev Shadowsong e Tyrande Whisperwind, dalle quali riceve aiuto ed aiuta a sua volta nella cattura del cacciatore di demoni Illidan Stormrage, Kael si ricongiunge quindi con le truppe dell’Alleanza. Il Gran Maresciallo Garithos tuttavia, ha un enorme sentimento di razzismo verso tutti i non-umani, e sfrutta quindi Kael’thas e gli Elfi del Sangue per i lavori più umili, spesso privandoli addirittura dei mezzi per portarli a termine. Un giorno, Garithos assegna a Kael e i suoi fratelli il compito di riparare gli Osservatori delle rovine di Dalaran, rasa al suolo dal Signore dei Demoni Archimonde.

Con pochi mezzi e accerchiato dalle forze del Flagello dei Non-Morti tuttavia, il principe si vede costretto ad accettare l’aiuto che gli viene offerto da Lady Vashj e i suoi Naga, degli umanoidi con sembianze serpentine. Questo aiuto, però, costa caro a Kael’thas e la sua gente che, scoperti da Garithos, vengono catturati ed imprigionati nelle magiche celle dei sotterranei di Dalaran. Ancora una volta però, Lady Vashj accorre in aiuto di Kael e degli Elfi del Sangue, liberandoli dalle loro prigioni. E’ qui che Vashj mette Kael davanti ad un bivio: restare lì con la sola morte come prospettiva, o seguirla in un cammino più oscuro, con la promessa di essere condotto da qualcuno che avrebbe potuto curare lui ed il suo popolo dalla straziante sete di magia che li affliggeva…

Kael’thas, ovviamente, accetta la seconda proposta, e conduce il suo popolo attraverso un portale magico, nelle Terre Esterne, le rovine del mondo di Draenor, dove scoprono che il padrone servito da Lady Vashj, che altro non è che lo stesso Illidan, è stato catturato da Maiev e le sue Custodi. Kael, Vashj e le armate di elfi del sangue e naga, riescono tuttavia a liberare Illidan, e così il principe ha l’occasione di interrogare il cacciatore di demoni riguardo alla cura per lui ed il suo popolo. Illidan tuttavia, confessa a Kael’thas che non esiste una cura per la sete di magia, ma al tempo stesso, gli promette un gran quantitativo della stessa, se lui e gli Elfi del Sangue gli avessero giurato fedeltà. Kael accetta l’offerta e manda un emissario a Silvermoon, il Gran Magistro Rommath, per portare notizia dell’alleanza con Illidan ed al contempo insegnare agli Elfi come saziare la loro sete di magia con l’energia del caos. Alcuni elfi, però, non gradiscono questa soluzione e decidono di lasciare Quel’thalas tornandosi ad identificare con il nome di Alti Elfi.

La Battaglia di Icecrown. Illustrazione di MY NAME IS ZG

Intanto il principe Kael’thas, Illidan, Lady Vashj ed il nuovo alleato, il draeneo corrotto Akama, assaltano l’antico Tempio di Karabor, ora noto come Tempio Nero, sotto il controllo del demone Maghteridon, ottenendo la vittoria e quindi il controllo totale delle Terre Esterne. Pochi attimi dopo la vittoria, Illidan riceve la visita di Kil’jaeden, Comandante Supremo della Legione Infuocata in assenza di Sargeras e dopo la sconfitta di Archimonde al Monte Hyjal. Il Signore dei Demoni ordina ad Illidan e ai suoi alleati di raggiungere Northrend per distruggere il Re dei Lich, ormai sfuggito al suo controllo. La missione di Illidan, però, fallisce a causa delle forze non-morte di Arthas che vincono la battaglia finale ad Icecrown. Illidan gravemente ferito viene riportato nelle Terre Esterne da Kael e Vashj e cerca rifugio all’interno del Tempio Nero per sfuggire all’ira di Kil’jaeden, preparando un esercito per respingere un eventuale attacco.

Kael’thas riceve così l’ordine di attaccare la città di Shattrath, l’antica capitale dei Draenei su Draenor. Larga parte del contingente inviato da Kael però, guidati dal veggente Voren’thal, anziché attaccare la città stringono un’alleanza con i Naaru, degli esseri spirituali che governavano la capitale, vedendo in loro e non nel loro principe la salvezza del proprio popolo. Questi, si staccano quindi dagli elfi del sangue di Kael’thas, adottando il nome di Veggenti, e stabilendosi a Shattrath. Questo tradimento è un duro colpo per Kael’thas, il quale però aveva ormai capito che Illidan non si curava più di lui e della sua gente, preso troppo dal pensiero di una vendetta di Kil’jaeden, e porta così i suoi seguaci nella regione a nord della Terre Esterne, chiamata Netherstorm. Qui stringe un’alleanza proprio con Kil’jaeden, prendendo controllo di una fortezza Naaru, Forte Tempesta. Questa fortezza è sorvegliata da un solo Naaru, M’uru, che Kael cattura e manda a Silvermoon in modo tale che le sue energie possano essere usate dagli elfi del sangue rimasti lì. Nasce così l’ordine dei Cavalieri del Sangue, dei Paladini guidati dall’elfa Lady Liadrin.

A Silvermoon intanto, gli elfi del sangue totalmente all’oscuro della nuova alleanza del loro principe, attendono sempre il ritorno di Kael’thas, fino a che vengono contatti da Sylvanas, ora diventata la Regina di un gruppo di non-morti ribelli chiamati Forsaken. Rifiutati dall’Alleanza a causa della vecchia amicizia con i Naga e senza più nessuna notizia di Kael, gli Elfi del Sangue fanno così il loro ingresso tra le fila dell’Orda. Nel frattempo, molti di loro raggiungono le Terre Esterne e, con il passare del tempo, diventa sempre più chiaro che Kael’thas è ormai lontano dagli interessi del suo popolo, mentre l’alleanza con la Legione è sempre più evidente.

Viene così deciso di muovere un attacco a Kael’thas ed ai suoi uomini a Forte Tempesta, prima che la situazione diventi irrecuperabile. Lo scontro è molto violento e Kael viene apparentemente ucciso, ma viene salvato in extremis da un demone di nome Delrissa. Scampato a questo attacco, Kael fa ritorno a Quel’thalas per riattivare il Pozzo Solare, ma non per ridare agli Elfi del Sangue la loro fonte di poteri e saziare la loro sete di magia, bensì per usarlo come portale per poter evocare Kil’jaeden su Azeroth.

Durante questi eventi, Kael ordina il rapimento del Naaru M’uru da Silvermoon, insieme ad una giovane elfa, Anveena Teangue, all’interno della quale si trovava ancora l’essenza magica del vecchio Pozzo Solare, facendoli condurre entrambi sull’Isola di Quel’danas. E’ proprio in quest’isola però che il principe Kael’thas trova la morte, grazie ad un attacco combinato delle forze di Shattrath e dei Cavalieri del Sangue (sotto il nome di Offensiva del Sole Infranto). Intanto al Pozzo Solare, Aveena si sacrifica per indebolire Kil’jaeden che stava per riuscire nel suo intento, ricacciando così il demone indietro nella Distorsione Fatua. A seguito della sconfitta di Kil’jaeden, il Profeta dei Draenei Velen utilizza l’essenza del Naaru M’uru per purificare il Pozzo Solare, questa volta con il potere della Luce e non con la magia arcana. Questo guarisce gli Elfi del Sangue dalla loro sete di magia che li affliggeva da molto tempo, mentre Lor’themar Theron, diventa il nuovo leader degli Elfi del Sangue dopo la morte del principe Kael’thas.

Ma le avventure per Kael non erano ancora finite. Alla sua morte, il principe raggiunge le Shadowlands, l’aldilà, e viene assegnato dall’Arbiter alla Congrega di Revendreth, per espirare i suoi peccati. Tuttavia, Sire Denathrius, l’Eterno che governa Revendreth, lo cattura e lo conduce all’interno del grande Castello di Nathria, non per redimere i suoi peccati ma per amplificarli, caricando Kael’thas anche di quelli degli altri attraverso esperimenti e riempiendolo di un immenso quantitativo di una particolare energia, chiamata animum.

Questi esperimenti rendono l’anima di Kael’thas molto forte, ma anche molto instabile, autodistruttiva e spinta al limite della sua esistenza, rendendolo un’arma che doveva essere redenta o sarebbe irrimediabilmente finita nel più terribile luogo delle Shadowlands, la Fauce. Intanto, una specifica personalità di Revendreth, l’Accusatore, sceglie di supervisionare personalmente la redenzione di Kael’thas, purificandolo dai suoi peccati con l’aiuto di un calcafauce, il nome con cui venivano identificati i mortali arrivati nelle Shadowlands.

Ma anche qui, il passato non lascia in pace Kael. Egli apprende infatti che in un’altra Congrega, quella di Maldraxxus, si trova infatti il suo vecchio nemico, Kel’Thuzad, il quale non solo è responsabile dei problemi di Maldraxxus, ma lo è in parte anche di quelli di Revendreth. Kael’thas non esita quindi ad unirsi alle forze combinate dei Venthyr di Revendreth ed i Necrosignori di Maldraxxus che affrontano Kel’Thuzad, anche se il lich riesce a fuggire nella Fauce. Intanto, con il passare del tempo, sebbene la sua non fosse diminuita, Kael inizia ad accettare la propria responsabilità per aver deluso il suo popolo.

Poco tempo dopo, il principe accompagna le forze dell’alleanza che hanno invaso il regno di Korthia. Qui prende parte attiva nella campagna che scopre le infiltrazioni dei Nathrezim a Revendreth, riunendosi anche anche con Vashj. Quando Kael viene a sapere che Kel’Thuzad era stato definitivamente distrutto nel Santuario del Dominio, egli esprime frustrazione per il fatto di non essere stato lui ad ucciderlo, in modo da vendicare quello che successe a Silvermoon. Ma quando l’Accusatore gli chiede cosa avrebbe ottenuto e se ciò avrebbe cambiato il destino del suo popolo, Kael esita, esprimendo rammarico per non essere stato accanto al suo popolo nell’ora del bisogno, un fallimento che lo ha perseguitato da quel giorno. L’Accusatore, sapendo che la vendetta che Kael cercava sarebbe stata solo per se stesso e non per il suo popolo, rivela quindi che ciò che il principe cerca veramente non è vendetta ma redenzione; e che tra tutti i crimini che ha commesso nella sua vita, non essere riuscito a prevenire la caduta di Quel’Thalas non era uno di quelli. Gli consiglia così di pentirsi per tutti gli altri suoi peccati, ma di perdonarsi per la caduta del suo regno.

Kael si mostra d’accordo, sapendo che aveva ancora del lavoro da fare….

Kael’thas il Ventyr. Illustrazione di Cher Ro.

IN ALTO: Il Principe Kael’thas Sunstrider. Illustrazione di Dmitry Prozorov.