Il lato oscuro della Luce

Nella storia di Warcraft, abbiamo ormai imparato ad associare l’opposto della Luce al Vuoto. Tuttavia, esiste anche un altro lato oscuro della fede forse più diffusa nel mondo di Azeroth. Una credenza di nicchia, non molto diffusa, ma che può contare comunque su diversi adepti ed una propria ideologia… In quest’articolo andremo alla scoperta del Culto delle Ombre Dimenticate.

Quest’ultimo consiste in un gruppo considerato eretico dalla maggior parte della popolazione di Azeroth, il quale poggiano la loro fede sulla convinzione che i praticanti dell’energia oscura siano altrettanto vitali per la sopravvivenza della vita e delle realtà (da essi chiamata “l’Ombra”) come la loro controparte che venera la Luce.

Fondato da alcuni sacerdoti Forsaken che scoprirono le opere di Natalie Seline, il Culto si diffuse nel Regno di Lordaeron all’indomani della Terza Guerra, reclutando molti adepti in tutte le razze nel corso di diversi anni. Ma in cosa consiste il Culto? Quali sono le sue regole, la sua organizzazione e il suo leader?

Partiamo dicendo che gli umani che un tempo erano seguaci della Luce Sacra, spesso alterano la loro filosofia di vita una volta che vengono rianimanti in forsaken, ed il motivo principale di questo “cambio di pensiero” spesso è semplicemente la perdita della fede nella stessa Luce al momento della rianimazione. Così, persi e feriti, alcuni sacerdoti fondarono un nuovo credo, basata su una versione più egocentrica (e se vogliamo più “umanistica”) della loro precedente fede. Chiamata “Ombra Dimenticata”, questa nuova filosofia si incentrava sull’auto-potenziamento e sul desiderio di bilanciare la vita con la morte.

Tuttavia, molte delle virtù e dei princìpi della Luce sono ancora presenti all’interno del nuovo culto, ma essi sono distorti in una visione egocentrica. Con il tempo, il gruppo crebbe in popolarità, accogliendo sempre nuovi adepti specialmente tra i ranger oscuri di Sylvanas Windrunner.

In realtà comunque, i motivi per cui il Culto attirava sempre nuovi adepti non erano da ricercarsi solo nella fede. Diversi infatti si sentivano abbandonati o emarginati a seguito della loro rianimazione, le loro (non) vite appaiono loro come desolate, crudeli, molti hanno permesso che la rabbia e l’amarezza crescessero nelle loro anime, ed unendosi al nuovo gruppo cercavano di riappropriarsi di un senso di appartenenza o semplicemente per solidarietà verso i propri simili. Tutti erano accomunati da un sentimento; la sensazione di essere stati traditi dalla Luce, incapace di proteggerli. Ma voltare le spalle alla loro precedente fede, per gli adepti del Culto a volte non basta ed essi si uniscono alla nuova dottrina proprio per andare contro a ciò che, secondo loro, li ha traditi. Per tutta la loro vita avevano seguito gli insegnamenti della Luce, ed ora si ritrovavano avvolti nell’oscurità eterna.

E proprio il Culto delle Ombre Dimenticate arrivò a giocare un ruolo importante nella società dei Forsaken. Poco dopo la loro emancipazione e la formazione della loro cultura, essi ebbero infatti una diatriba con i negromanti. La negromanzia era infatti vista come l’arte della schiavitù, lo strumento del Flagello, e il suo uso era visto come ripugnante per i non morti appena tornati liberi.

Ma nonostante tutto questo, quello che resta il più grande problema del Culto è la sua quasi totale mancanza di organizzazione. Esistono infatti dozzine di interpretazioni diverse delle tre virtù fondamentali dell’ordine (rispetto, tenacia, potere), e la confusione su quale sia la giusta via per seguire il Culto è sempre stata materia di dibattito tra i sacerdoti adepti. Basti pensare che una sola città può ospitare diversi sedicenti leader della setta, ovviamente tutti in disaccordo tra di loro. I membri passano così quasi tutto il tempo a litigare tra di loro su quali siano i princìpi da seguire. In tutto questo, proprio Natalie Seline, la leader del Culto, deve cercare di districarsi.

Infine, diamo uno sguardo a quelli che sono le credenze del Culto. Un adepto raggiunge l’apice del potere quando domina la morte stessa, trascendendola. Questo potere sulla morte richiede lo stesso tocco delicato di qualsiasi altro potere. Un membro del Culto non deve uccidere indiscriminatamente, né può negare la morte ai deboli, e uccidere arbitrariamente aumenta il rischio di incontrare un potere troppo grande da superare. Ma non solo; questa pratica priva gli adepti anche della loro forza, trascorrere tutto il giorno a uccidere animali selvatici e contadini umani potrebbe esaurire il potere dell’adepto il quale rimarrebbe indifeso al presentarsi di una vera minaccia. Allo stesso modo, mostrare misericordia ai deboli e rinunciare al regolare esercizio del proprio potere può far guadagnare all’individuo una reputazione di debolezza, il che attirerebbe nemici e offenderebbe il culto. Si deve sempre quindi mantenere un equilibrio.

Nonostante questa visione in qualche modo mercenaria, il culto possiede comunque una vena di compassione. Il mondo dei vivi teme ed evita i non morti, e chi può biasimarli? Il Culto comprende la difficile situazione dei Forsaken e desidera alleggerire il loro fardello anche solo per un po’. Questa compassione tempra anche il sacerdote più spietato, sebbene la compassione che mostrano sia solo verso altri forsaken.

Tuttavia, l’obiettivo finale degli adepti delle Ombre Dimenticate è ascendere. L’ascensione avviene quando un membro ottiene il controllo completo su se stessa e il potere di trascendere la morte. Un individuo che ascende diventa invulnerabile, invincibile ed eterno. In sostanza, diventa un dio.

Ma il Culto insegna che i Forsaken di Azeroth erano troppo deboli per ascendere e il loro stato di non morti è una maledizione causata da quella debolezza. Una volta che essi imparano a dominare se stessi e a controllare il mondo che li circonda, si scrollano di dosso quella maledizione e diventano ciò che avrebbero sempre dovuto essere. Quelli sulla via dell’ascensione spesso diventano ascendenti dell’ombra.

Un discorso a parte merita invece il cosiddetto “umanesimo divino”.

Invece di vedere sia un sé che un universo e cercare di creare un legame tra loro attraverso la compassione, le Ombre Dimenticate predicano un’idea molto più auto-orientata. I sacerdoti sostengono che il sé ha potere sull’universo e che l’universo ruota attorno al sé. Predicano che se un non morto fosse abbastanza potente da risorgere dalla tomba di sua spontanea volontà e diventare senziente, i non morti potrebbero rafforzarsi aumentando il controllo del mondo che li circonda, diventando così più divini. Questo concetto venne chiamato “umanesimo divino”.

In sostanza, ogni creatura senziente nel mondo è un “piccolo dio”, in grado di esercitare la propria volontà per manifestare piccoli cambiamenti nell’universo. Un piccolo esempio di umanesimo divino potrebbe essere qualcosa di semplice come, banalmente, l’umore. La Luce Sacra insegna che per essere felici bisogna lavorare per migliorare l’universo, e lo sforzo di riflettere la gioia attraverso il legame universale diffonde felicità. Tuttavia, l’umanesimo divino osserva che un individuo adirato che mostra la propria rabbia innesca a sua volta quest’ultima in coloro che lo circonda. Essi non cambiano un universo inconsistente, ma fanno una scelta, e altri percepiscono la forza delle loro emozioni e cambiano se stessi. In breve, la Luce Sacra insegna che cambiando l’universo, cambi chi ti circonda. Le Ombre Dimenticate invece insegnano che usando il proprio potere si può cambiare sia coloro che ti circondano che l’universo. Il potere è quindi la chiave, non un legame astratto.

IN ALTO: Un adepto del Culto delle Ombre Dimenticate. Illustrazione di Jarret Nahm.