Capitolo 4: Dalla Luce all’Oscurità

Dopo la tragedia ed il massacro di Stratholme, il Principe Arthas era più deciso che mai ad inseguire Mal’Ganis fin nel continente ghiacciato di Northrend, in quella che ormai era diventata una questione personale, oltre che di salvezza del suo popolo. Ma l’erede al trono di Lordaeron non partì subito. Nonostante gli avesse di fatto voltato le spalle prima dell’Epurazione, Arthas si recò nuovamente da Jaina Proudmoore per chiedere all’amata di seguirlo a nord. Tuttavia, la giovane maga rifiutò ancora una volta, fiutando quella che sembrava una vera e propria trappola. Deluso ed amareggiato, Arthas prese il comando della flotta e salpò con una manciata di uomini.

Passò un intero mese prima che le navi dell’Alleanza raggiungessero Northrend ed attraccassero alla Baia di Daggercap. Il viaggio non era andato benissimo in quanto solo alcune delle navi raggiunsero la meta, ed Arthas si ritrovò in una regione totalmente ignota con ben pochi uomini a sua disposizione. La spedizione iniziò quindi una cauta esplorazione per trovare un punti in cui allestire un accampamento, e fu qui che il Principe trovò qualcuno che mai avrebbe pensato di incontrare in quel luogo così remoto. Per un caso fortuito infatti, anche una piccola spedizione della Lega degli Esploratori si trovava a Northrend, guidata nientemeno che da Muradin Bronzebeard, fratello del Re dei Nani Magni e grande amico e mentore di Arthas.

Sorpreso tanto quanto il Principe, Muradin pensò inizialmente che Arthas stesse guidando una squadra di soccorso inviata per salvare i suoi uomini, i quali erano stati attaccati e posti sotto assedio dai non-morti mentre erano alla ricerca di una spada runica dal grande potere, una lama chiamata Frostmourne. Ben lieto di aiutare colui che era stato un punto di riferimento per Arthas durante la sua infanzia, il giovane paladino unì le sue forze a quelle del coraggioso nano, ed insieme distrussero il vicino accampamento dei non-morti, sebbene non trovarono alcuna traccia della presenza di Mal’Ganis.

Ma la situazione stava per precipitare molto rapidamente. Mentre Muradin ed Arthas continuavano la loro ricerca di Frostmourne infatti, giunse nel loro accampamento un emissario di Lordaeron. In assenza del Principe e di Muradin, l’emissario parlò con il capitano Luc Valonforth, comunicando a quest’ultimo l’ordine di Re Terenas in persona che richiamava con effetto immediato la spedizione del figlio a casa. Non avendo nessuna intenzione di disubbidire al proprio sovrano, i soldati non esitarono un solo istante a fare quanto gli era stato detto. Così, quando Arthas tornò alla sua base, gli uomini avevano già abbandonato i loro posti e si stavano dirigendo attraverso la vicina foresta verso le loro navi.

Ma la determinazione di Arthas era ormai cieca ed il Principe non aveva intenzione di andarsene prima che Mal’Ganis fosse distrutto, nemmeno se l’ordine arrivava dal suo stesso padre. Con l’aiuto di alcuni mercenari, riuscì a raggiungere e bruciare la flotta dell’Alleanza prima che i suoi uomini la raggiungessero a loro volta. Tuttavia, per nascondere ai propri uomini quello che aveva fatto, Arthas tradì i mercenari, accusandoli di aver distrutto le navi. Con profondo disgusto di Muradin, essi furono prontamente uccisi e gli uomini tornarono così ai loro posti, mentre l’anima di Arthas Menethil diventava sempre più nera.

Il giovane paladino era ormai ossessionato da Frostmourne ed insieme alle sue truppe continuò ad avanzare, alla ricerca della spada runica. Ben presto però, la spedizione dell’Alleanza fu completamente circondata dai non-morti, e la sconfitta sembrava ormai certa. Nella mente del Principe, il ritrovamento di Frostmourne rappresentava ormai l’unica possibilità di vittoria. Lasciando uno dei suoi capitani a difendere l’accampamento, Arthas prese con se Muradin ed una manciata di uomini e si addentrò una vicina caverna. Il cammino fu impervio e pieno di creature orribili e terrificanti, ma alla fine Arthas trovò quello che stava cercando. Frostmourne si presentò davanti a lui, sospesa sopra un piedistallo. Il Principe voleva subito impossessarsene, ma Muradin, leggendo l’iscrizione alla base del piedistallo, riferì che la lama era maledetta.

Chiunque impugni questa spada, dovrà sopportare l’eterno potere. Come la lama lacera la carne, così il potere deturpa lo spirito.

Iscrizione sul piedistallo di Frostmourne.

Muradin ormai aveva compreso a pieno che lui ed il suo amico si trovavano in una situazione ben più grande di loro, e pregò Arthas di dimenticare il suo desiderio di vendetta e di condurre i suoi uomini a casa… ma il Principe era irremovibile. Nessuno poteva ormai fargli cambiare idea, neppure il suo vecchio amico e mentore. Il giovane paladino invocò così agli spiriti della caverna, chiedendo loro di liberare la spada dalla sua gelida prigione, proclamando che “avrebbe dato qualsiasi cosa e pagato qualsiasi prezzo, se solo lo avessero aiutato a salvare il suo popolo”. Quando l’arma si liberò in un’esplosione, Muradin fu colpito da un frammento di ghiaccio, che gli fece privo di sensi. Arthas si mosse per aiutare l’amico, ma fu dissuaso dal richiamo di Frostmourne nella sua mente, da quella che era la voce del Re dei Lich. Guidato da quei sussurri, l’erede al trono di Lordaeron gettò via Vendetta della Luce, il suo sacro martello da guerra, ed impugnò Frostmourne, tornando alla sua base e lasciando Muradin nella caverna, dandolo per morto. Con il potere della spada runica che gli riempì il corpo e lo spirito, Arthas sconfisse l’esercito di Mal’Ganis, distrusse la sua base e infine affrontò il Signore del Terrore, uccidendolo, almeno in apparenza. Dopo aver la vendetta che tanto aveva inseguito e che gli era costato tutto, Arthas vagò senza meta nel gelido nord. Solo e tormentato dalla voce di Frostmourne, Arthas Menethil cadde definitivamente nelle tenebre, e perse presto gli ultimi resti della sua sanità mentale.

Arthas e Muradin davanti a Frostmourne. Illustrazione di Omar Atef.

In quei momenti e da quando aveva impugnato la spada runica, Arthas divenne il primo dei Cavalieri della Morte del Re dei Lich. A lui fu data un’armatura di saronite e quando tornò all’accampamento dei suoi uomini, dell’amato Principe di Lordaeron non era rimasto quasi più nulla. Egli uccise molti di quelli che erano stati i suoi compagni ed alcuni di essi (come i capitani Falric e Marwyn un soldato di nome Thassarian) furono rianimati come cavalieri della morte al servizio dello stesso Arthas.

Passarono interi mesi prima che Arthas tornasse a Lordaeron, a casa. E durante tutto quel tempo il cavaliere della morte stette ben attento a non far si che il suo cambiamento venisse scoperto. In questo senso abbiamo una lettera, inviata da Arthas a Magni Bronzebeard che testimonia questa furbizia (o malizia) che l’ex paladino adoperò.

A Re Magni Bronzebeard, Lord di Ironforge,

È mio triste dovere portarti notizie molto tristi. Sono certo che fossi a conoscenza della missione di Muradin qui a Northrend per colpire il Flagello e scoprire utili manufatti. Abbiamo combattuto insieme contro il Flagello e, sebbene io sia sopravvissuto, Muradin è caduto per mano dei non morti e dei demoni. Sono addolorato per il mio coraggioso amico e il tuo valoroso fratello. Eppure sappi che la sua morte eroica non è stata vana, perché il suo sacrificio mi ha assicurato la vittoria contro i servi del Re dei Lich ed il recupero dell’antica spada conosciuta come Frostmourne. Tornerò presto a Lordaeron. Con Frostmourne in pugno, vengo per ristabilire l’ordine e dare inizio una nuova era splendente. I restanti membri del clan di Muradin riporteranno il suo corpo ad Ironforge. Non puoi sapere quanto io ti sia profondamente vicino. So che questa lettera rappresenta una ben piccola consolazione, ma ho pensato che dovessi venire a conoscenza della morte di Muradin il prima possibile. Hai perso un fratello ed io un amico prezioso. Possa la Luce preservare i nostri popoli,

Principe Arthas Menethil

Lettera inviata da Arthas a Re Magni Bronzebeard sulla via del ritorno verso Lordaeron.

Al suo ritorno, Arthas fu accolto trionfalmente dal suo ignaro popolo e tutto il Regno di Lordaeron si rallegrò del ritorno del suo Principe. Arthas sfilò in parata nella capitale e, accompagnato dai fedeli Falric e Marwyn, Arthas entrò nella sala del trono e si inginocchiò davanti al padre. Fu in quel momento che avvenne qualcosa che nessuno avrebbe mai ritenuto possibile. Arthas si avvicinò a Terenas e gli trapassò il cuore con Frostmourne. Quella che doveva essere un’occasione di gioia e di festa, divenne una disperata corsa per la vita. Quello che Arthas ed i suoi servitori compirono fu un massacro raccapricciante che non risparmiò nessuno: nobili, popolani, donne, bambini. Tutti furono trucidati allo stesso modo in quello che fu un bagno di sangue senza precedenti.

Qualcosa dentro di Arthas aveva cercato di impedirgli quel massacro. Vecchi ricordi, come quando Varian Wrynn gli aveva raccontato della morte del padre, o visioni di quello che sarebbe potuto essere, come quando si immaginò Jaina vestita di bianco pronta a sposarlo. Ma la voce di Frostmorune fu più forte di tutto questo. E proprio quest’ultima guidò Arthas nelle vicinanze, per compiere quello che ardentemente desiderava da anni e che ora il potere del Re dei Lich gli poteva permettere di fare. Correndo, il cavaliere della morte si recò alla tomba del suo amato destriero, Invincibile, e lo rianimò.

Arthas rianima Invincibile. Illustrazione di breath-art

Quello fu il giorno più nero dell’Alleanza di Lordaeron, nonché quello che avrebbe dato il via alla sua totale distruzione per mano della persona più impensabile di tutte…

IN ALTO: L’assassinio di Re Terenas Menethil II. Illustrazione di dai song.