Giorno 4 nelle Shadowlands

Alla fine è sempre la guerra a prevalere, anche nel regno della pace eterna.

Sto seguendo il percorso dell’Ascensione, che ogni Aspirante deve compiere per arrivare al cospetto di Kyrestia, l’Arconte. La filosofia Kyrian è molto simile a quella dei paladini di Azeroth, specie per quanto concerne il senso del sacro, del dovere, dell’onore, delle arti marziali come mezzo e non come fine… e una certa dose di chiusura mentale, potrei dire. Ciò che cambia, come ho già avuto modo di scrivere in precedenza, è l’oggetto di questa fede: se i paladini sono devoti seguaci della Luce Sacra, i Kyrian mettono al centro di tutto la Via, l’ordine perfetto e immutabile delineato dai Primi.

L’intero percorso è rigidamente strutturato, come del resto l’intera società di Bastione, in un sistema di prove. Gli Aspiranti prestano servizio eseguendo dapprima i compiti più semplici, per non dimenticare (o non perdere di vista) i concetti di umiltà e obbedienza. Viene trasmessa loro ogni virtù: coraggio, purezza, lealtà… Il combattere, inteso anche come semplice addestramento marziale, viene visto come una forma di meditazione e di ricerca del Sé. In questo senso, la loro filosofia si avvicina parecchio anche a quella di monaci e di certi guerrieri eremiti che ho conosciuto in vita. Ricordo un maestro di spada orco che aveva fatto dell’ascetismo e del continuo allenamento nelle proprie tecniche una forma di preghiera. Ecco, c’è molto anche di questo, nella giornata di un Aspirante.

Ma la cosa che forse mi ha più colpito è che, nella loro dedizione totale alla Via, i Kyrian sono convinti di dover completamente rinunciare al proprio io passato per creare qualcosa di completamente nuovo, un essere slegato da qualsiasi ricordo o sentimento umano. Per poter compiere il loro sacro dovere di accompagnare le anime nei reami che l’Arbiter sentenzia, infatti, gli Eletti devono dimenticare le proprie vite – ogni cosa, bella o brutta che sia capitata, è considerata un fardello cui rinunciare, un legame che può generare dubbio, paura, tradimento. E nella vita di un Eletto non c’è spazio per questo. Con l’eternità intera davanti, solo l’adesione totale alla Via è per loro il senso da seguire.

Questo comporta una serie di passaggi che, sulle menti meno forti, possono avere degli effetti devastanti. Dopotutto stiamo parlando di rinunciare a tutto ciò che ci rende noi stessi: ricordi e sentimenti. Ciò che fa di noi… Insomma, quello che siamo. Ricordo quando il Re dei Lich Arthas resuscitò me e i miei commilitoni come Cavalieri della Morte. Ricordo la sensazione di guardare tutto come da una cabina di vetro, senza poter intervenire su niente: ricordo la prigionia nella mia stessa mente, con un carceriere che annullava la mia volontà, i miei sentimenti. Non ero più io, e non potevo farci niente. L’idea di perdermi nuovamente in quell’oblio mi atterrisce. Ma mi consola sapere che dovrebbe essere una scelta quantomeno volontaria: seppur molto rigidi, infatti, i Kyrian non impongono la loro visione con violenza. Ho visto dei dissidenti, in giro: li chiamano ‘Indegni’. E da quanto ho potuto capire sono piuttosto questi ultimi a volersi imporre, vedendo nella chiusura mentale dell’Arconte e dei suoi fedeli un male da abbattere con la forza.

Immagino che per alcuni il diritto alla libertà di scegliere sia uno sprone sufficiente ad iniziare una guerra fratricida. La guerra prevale sempre, soprattutto se vuoi imporre la pace a ogni costo.