Giorno 10 nelle Shadowlands

Non pensavo esistesse un luogo in cui uno come me si potesse sentire a casa e totalmente a disagio allo stesso tempo. Dovevo varcare il Velo delle realtà per scoprirlo.

Ebbene, questo è Maldraxxus. Un concentrato di cacofonie, odori, corpi che si infrangono su altri corpi, carni smembrate, spiriti tormentati, ossa rotte e arti ricuciti. Un luogo dove il concetto di ‘corpo’ travalica letteralmente ogni senso gli si possa dare.

I Kyrian hanno il proprio modo di vedere la cosa: muori, vieni assegnato a Bastione, e se vieni giudicato degno di diventare un aspirante il tuo aspetto si rimodella sulla base di quello degli Eletti e dell’Arconte, potendo scegliere in parte la tua nuova forma in aspetti come il sesso o i lineamenti. Ma la struttura fisica è abbastanza predeterminata.

Per i Necrosignori non funziona così. Il corpo è solo un contenitore, uno strumento. La fisicità un limite che definisce i veri valori di un figlio di Maldraxxus: l’onore, la disciplina, la sete di battaglia, di gloria e di vittoria. La determinazione ad inseguirla, quella vittoria. L’astuzia per anticipare i nemici e la freddezza per vibrare i colpi. Maldraxxus mette al primo posto la forza e scarta tutto il resto. E il corpo è un limite. Ecco perché qui la carne viene manipolata, potenziata, pezzi vengono aggiunti, poteri empi vengono manipolati. Tutto per infrangere quel limite e imporsi perfino sulla morte stessa.

Tutte cose che ammiro profondamente. Sono un uomo pratico. Ho imparato che la mia nuova non-vita è solo un altro mezzo per perseguire gli scopi che più mi aggradano. In più, a quanto mi è stato detto, la necromanzia – la blasfema scienza magica che è responsabile anche della mia condizione, almeno in parte – è nata qui, in questo reame. I necromanti del Culto dei Dannati non facevano altro che attingere da queste conoscenze. Qui potrebbe celarsi il vero segreto della non morte. E magari perfino una qualche cura.

Intanto, il benvenuto di Maldraxxus è parecchio appariscente: il Teatro del Dolore. Un carnaio dove ci si scontra incessantemente in tornei rituali che decretano chi è il guerriero più forte. Ovvero, il più meritevole e rispettato.

Devo dire che tranciare arti e falciare teste non mi stanca ancora mai.