Lo Scettro di Sargeras

L’arsenale a disposizione della Legione Infuocata e di Sargeras è infinito. Ma tra le molti armi in possesso dei demoni, una in particolare risalta tra le altre. Un artefatto appartenuto al creatore della Legione in persona, creato grazie a centinaia dei suoi servitori ed in grado di aprire portali dimensionali. Stiamo parlando dello Scettro di Sargeras.

Dopo la sua sconfitta al Pozzo dell’Eternità, il Titano Oscuro studiò immediatamente un nuovo modo per infiltrarsi su Azeroth. Egli sapeva di non poter contare su un portale statico; affinché fosse attraversato da un Titano come lui infatti, un tale portale avrebbe richiesto una quantità di energia astronomica, e la fonte più colossale di quell’energia era stata distrutta nel suo ultimo tentativo d’invasione. Inoltre, la laboriosa preparazione e gli incantesimi degli Alti Nobili avevano svelato le sue intenzioni, il che aveva permesso alla resistenza degli Elfi della Notte di ostacolarlo. Se voleva sconfiggere i difensori di Azeroth, Sargeras doveva entrare nel mondo senza dare alcun preavviso. Così, ordinò ai suoi più fedeli ed ingegnosi servitori, gli Eredar, di forgiare uno strumento che gli avrebbe permesso di aprire dei portali tra i mondi solo per un breve periodo, giusto il tempo necessario per far passare una parte della sua anima. Sebbene ciò significasse che Sargeras non sarebbe potuto entrare su Azeroth nella sua forma più devastante, uno strumento del genere avrebbe comunque aperto la strada al suo avatar, così da guidare l’invasione della Legione o portare a termine piani più sottili e sinistri. Ovviamente, uno artefatto di tale potere avrebbe anche indebolito l’integrità dell’universo fisico e minacciato di collassarlo, ma Sargeras considerava quest’eventualità solo dei vantaggi collaterali.

Innanzitutto, decine di incantatori condussero rituali oscuri per incanalare innumerevoli portali in un unico bastone, dopodiché proiettarono il neonato artefatto in ogni angolo della Grande Oscurità, intrecciandolo nel tessuto stesso della realtà. Ovviamente, un bastone magico in grado di fare tutto questo richiedeva un potere indicibile, e così per alimentare questa mostruosa impresa, un centinaio di stregoni sacrificarono altrettanti demoni, selezionandoli tra le truppe della Legione che avevano preso parte alla fallita invasione di Azeroth. Fu così che venne forgiato lo Scettro Ingioiellato di Sargeras. Ma qual è il motivo del gioiello presente in quest’arma demoniaca? La risposta in questo caso è di natura mistica…

Subito dopo la Guerra degli Antichi, Sargeras ebbe una visione: in essa il Pozzo dell’Eternità implose di nuovo, ma questa volta lo trascinò nel cuore di Azeroth. Il Titano Oscuro rimase lì solo per un istante, ma in quel momento vide l’anima del mondo addormentata di Azeroth… e proprio in quell’attimo l’anima del mondo aprì un occhio e guardò Sargeras. Quest’ultimo si trovo ad essere estasiato. Da allora, l’occhio dell’anima del mondo di Azeroth non abbandonò mai i suoi pensieri. Ordinò agli Eredar che avevano forgiato lo Scettro di inserire un globo solitario e meraviglioso, proprio per rimandare all’occhio di Azeroth. Accanto ad esso, gli Eredar miseero due ali nathrezim, una testimonianza della concezione di Sargeras dell’anima del mondo: corrotta, demoniaca e, soprattutto, sua.

In ogni caso, quella che venne fuori fu un’arma potentissima. Lo Scettro di Sargeras era una meraviglia della magia arcana e di quella demoniaca, uno strumento degno di un Titano. Esso avrebbe potuto lacerare il tessuto connettivo dell’universo fisico, aprendo portali verso qualsiasi regno desiderato da Sargeras, permettendo così solo ad una parte della sua anima di entrare. Un piccolo prezzo da pagare che tuttavia non preoccupava il Titano Oscuro. Sargeras avrebbe semplicemente dovuto essere più fantasioso con i suoi piani. E così, aspettò.

Millenni dopo, si presentò finalmente l’opportunità tanto desiderata. La Guardiana Aegwynn era diventata uno dei maghi più potenti di Azeroth, e nemmeno il potente Concilio di Tirisfal poteva controllarla. Il suo orgoglio l’aveva resa un’ottima candidata alla corruzione. Sargeras non poteva infiltrarsi in Azeroth nella sua forma più letale, ma forse poteva usare la Guardiana ribelle come tramite per le sue macchinazioni. Nelle gelide lande di Northrend, il Titano Oscuro attirò in battaglia Aegwynn, avanzando verso il suo avversario mentre il portale che aveva aperto su Azeroth, grazie allo Scettro, si chiudeva dietro di lui. Il suo avatar era solo una pallida ombra della sua vera forma, ma poco importava. Dopotutto, anche se non fosse riuscito a sconfiggere Aegwynn, avrebbe comunque potuto usarla per i suoi scopi. Doveva solo indebolire le sue difese, creare un’apertura per far infiltrare una scheggia del suo spirito…

Proprio come si era infiltrato in Azeroth con lo Scettro, così avrebbe anche invaso l’anima di Aegwynn, corrompendola in un altro strumento della Legione. Quella che seguì fu una battaglie epica, che la stessa Aegwynn avrebbe ricordato come la più brutale che avesse mai combattuto, ma alla fine distrusse l’avatar di Sargeras in una valanga di potenza arcana. Un’impresa storica, impensabile. Ma Aegwynn non sapeva ancora di aver perso…

Dopo la battaglia, la Guardiana seppellì l’avatar del Titano Oscuro nelle rovine di Suramar, insieme ai manufatti che portava. Nelle profondità del mare, protetto dagli incantati sigilli degli Alti Nobili, lo Scettro di Sargeras rimase dimenticato per secoli, il suo potere immutato. Sargeras tentò di riprendere il controllo dello Scettro tramite Aegwynn, ma il compito si rivelò più difficile di quanto avesse previsto. Egli scoprì che poteva influenzare la Guardiana in molti modi, ma non poteva costringerla a riesumare il suo Scettro dalla sua tomba sommersa. Qualcosa di misterioso tratteneva Aegwynn, un istinto primordiale più forte addirittura dei sussurri di Sargeras. In qualche modo, la maga sapeva che il manufatto era pericoloso, che il suo uso avrebbe potuto significare la distruzione di ogni cosa. Sargeras decise così di attendere. Se non poteva rientrare in possesso dello Scettro tramite Aegwynn, forse poteva riuscirci tramite il di lei figlio…

Lo Scettro finì così per secoli nelle mani di un demone all’interno di quella che divenne nota come Tomba di Sargeras, fino a quando non venne ucciso dagli scagnozzi dell’orco Ner’zhul, Tagar Spinebreaker e Fenris Wolfbrother agli ordini del cavaliere della morte Teron Gorefiend. Ner’zhul usò così lo Scettro insieme ad altri due manufatti, il Libro di Medivh e l’Occhio di Dalaran per creare simultaneamente una moltitudine di portali instabili in tutto il pianeta Draenor che, come la storia ci insegna, causò un cataclisma colossale, trasformandolo in ciò che ora oggi conosciamo come Terre Esterne.

Lo scettro era in possesso di Ner’zhul quando entrò in uno dei portali da lui aperti… solo per trovare il primo dei luogotenenti di Sargeras, Kil’jaeden, che così prese possesso dell’artefatto. Nelle intenzioni dell’eredar vi era il pensiero di usare lo Scettro proprio con lo stesso fine del Titano Oscuro, ma ci fu un piccolo particolare che fermò Kil’jaeden. Egli non era infatti potente quanto Sargeras, e così non riuscì ad usare la potenza dello Scettro nemmeno per far entrare su Azeroth il suo avatar. Come ben sappiamo tutto questo portò agli ultimi eventi della Crociata Ardente, con la corruzione e la morte a Quel’danas del Principe Kael’thas Sunstrider.

Lo scettro venne perso per anni, fino a quando, nella Terza Invasione della Legione Infuocata, non venne recuperato da uno stregone difensore di Azeroth. Da quel momento, il sinistro Scettro di Sargeras venne paradossalmente utilizzato per lo scopo opposto a quello per cui era stato creato.

IN ALTO: Ner’zhul usa lo Scettro di Sargeras per aprire dei portali su Draenor. Illustrazione di Stanton Feng.